Gli scioperi nel 1896

Tratto da:

La Stampa

Data di pubblicazione: 19/02/1898

Gli scioperi nel 1896

«La Stampa», 19 febbraio 1898

 

 

 

È stato pubblicato da pochi giorni il fascicolo sugli scioperi nelle industrie e nella agricoltura nel 1896. Ci sembra utile spigolarne qualche notizia, insieme ad alcuni dati retrospettivi.

 

 

Gli scioperi nelle industrie furono 210; vi presero parte 95,051 operai. In nessun anno, dopo il 1879, il numero degli scioperi e degli scioperandi era stato così alto.

 

 

L’anno massimo per il numero degli scioperi fu il 1890 con 139. Il minimo fu il 1880 con 27 scioperi; il numero degli scioperanti oscillò fra 4011 nel 1879 e 38,402 nel 1890. L’aumento maggiore si nota nella Sicilia, dove si ebbero 57 scioperi nel 1896, invece di 16 nel 1895. La maggior parte degli scioperi dell’ultimo anno nella Sicilia (47 sopra 57) si collega coll’aumento dei prezzi dello zolfo.

 

 

Gli operai che pel rinvilio dei prezzi dello zolfo avevano dovuto assoggettarsi ad una forte riduzione nel salario, visto che, dopo la costituzione della Società Anglo-Sicula per il commercio dello zolfo, il prezzo del minerale si era immediatamente rialzato, chiesero di tornare alle primitive mercedi, e, non avendole ottenute subito, ricorsero agli scioperi. Le mercedi aumentarono di mezza lira pei picconieri e di quaranta centesimi pei carusi. Anche nel Piemonte e nella Lombardia gli scioperi furono molto più numerosi che nell’anno precedente. Il grande aumento nel numero degli scioperanti è dovuto soprattutto allo sciopero delle trecciaiuole, a cui parteciparono 40,950 persone. Dei 210 scioperi avvenuti nel 1896 se ne contarono 7 in gennaio, 10 in febbraio, 11 in marzo, 9 in aprile, 19 in maggio, 34 in giugno, 18 in luglio, 33 in agosto, 19 in settembre, 25 in ottobre, 15 in novembre e 10 in dicembre.

 

 

Il massimo si ha, come per tutti gli altri anni precedenti, nei mesi d’estate. Il minimo nell’inverno. Più della metà degli scioperi avvenne nell’Italia settentrionale, dove sono i maggiori centri industriali. Nella Lombardia furono 72, ossia più del terzo del numero totale: e di essi 55 appartengono alla provincia di Milano. Nella Sicilia si ebbero 55 scioperi, di cui 55 fra zolfatari, e nel Piemonte 31. In 69 provincie quasi la metà, 33, furono immuni da scioperi. Su un totale di 96,000 scioperanti, 39,955 sono maschi adulti, 34.264 donne e 21,832 ragazzi d’ambo i sessi. L’insolito numero delle donne è dovuto allo sciopero delle trecciaiuole. Senza queste, le donne ed i fanciulli rappresentano solo il 31% del totale: compreso lo sciopero delle trecciaiuole, il rapporto sale al 59%.

 

 

La media del numero di operai per ogni sciopero è di 457 nel 1896; negli ultimi anni precedenti il minimo si era avuto nel 1882 con 130 ed il massimo nel 1885 con 398. L’altezza della media è dovuta allo sciopero delle trecciaiuole; ove si elimini questa circostanza eccezionale, il quoziente si riduce a 264.

 

 

Oltre ai 96.000 operai scioperanti, altri 4252 operai furono costretti all’ozio perché venne loro meno la materia per il lavoro, a cagione degli scioperi degli altri, ovvero perché il proprietario chiuse lo stabilimento. Su 210 scioperi solo un decimo (21) diede luogo a disordini e violenze: per 25 scioperi si verificò che gli operai ricevettero sussidi da Leghe di resistenza, Camere di lavoro. Associazioni di mutuo soccorso e Cooperative, dal partito socialista, per mezzo di sottoscrizioni pubbliche aperte sui giornali. Siccome però i sussidi non si sogliono dare in modo palese il numero delle volte in cui distribuirono sussidi fu certo maggiore di 25. Quanto alle cause degli scioperi nel 1896 informi il seguente specchietto:

 

 

 

Numero degli scioperi

Per cento

Numero degli scioperanti

Per cento

 

Per ottenere un aumento di salario

111

53

78,722

81,7

Per ottenere una diminuzione nelle ore di lavoro

6

3

950

1,0

Per resistere ad una diminuzione di mercede

56

12

5,723

6,0

Per resistere ad un aumento di ore di lavoro

2

1

217

0,3

Altre cause

65

31

10,330

11,0

Totale

210

100

26,051

100,0

 

 

Gli scioperi dichiarati per ottenere un miglioramento nelle condizioni dell’operaio sono del 56%, per opporsi ad un peggioramento del 13%, per altre cause del 31 per cento. All’incirca la stessa proporzione si osserva anche negli anni precedenti. Fra i 65 scioperi che avvennero per varie cause, 22 si verificarono per questioni di disciplina, 11 per ottenere la riassunzione al lavoro di operai licenziati, 8 per questione sul modo di eseguire il lavoro, 6 per ottenere il licenziamento di capi-squadra o di assistenti, 3 per ottenere l’abolizione di multe, ecc.

 

 

Quanto all’esito degli scioperi, il 38% risultò favorevole in tutto agli scioperanti, il 24% favorevole in parte ed il 38% negativo totalmente. Se si ha il riguardo non alla percentuale degli scioperi, ma alla percentuale degli scioperanti, si ha che, compreso lo sciopero delle trecciaiuole, il 70% riuscì favorevolmente agli operai in tutto, il 18% solo in parte, ed il 12% finì in modo negativo; non comprese le trecciaiuole, il 49% degli operai ebbe causa vinta in tutto, il 31% in parte ed il 20% subì una disfatta.

 

 

La proporzione degli scioperi terminati con esito favorevole agli operai diventa maggiore di anno in anno. Da 16% qual era in media negli anni 1878- 91 salì a 34% nel 1894, 32 nel 1895, 38 nel 1896. Quelli terminati con esito totalmente contrario agli operai da 41% nel periodo 1878-91 e da 50% nell’anno 1892, discendono a 34 nel 1893, a 37 nel 1895 ed a 38 nel 1894 e nel 1896.

 

 

La domanda che ha maggiori probabilità di essere favorevolmente accolta è quella di diminuzione delle ore di lavoro: il 67% del numero totale degli scioperi dichiarati per tale motivo finì bene per gli operai. Il numero massimo degli scioperi si ebbe fra i minatori e zolfatari (61 con 31,007 scioperanti); seguono i tessitori, filatori e cardatori (50 con 9706 operai), i fonditori (13 con 656 scioperanti), i braccianti (9 con 2635 scioperanti). Il massimo degli scioperi si ha pei cappellai e trecciaiuole con 41,560 operai in 6 scioperi.

 

 

La maggior parte degli scioperi ha una breve durata: nel 1896 vi furono 91 casi che durarono meno di 3 giorni: 70 da 4 a 10 giorni e solo 49 si prolungarono oltre i 10 giorni. La proporzione rispettiva è del 44,33 e 23 per cento.

 

 

Gli scioperi di breve durata sono sempre i più numerosi, sebbene da qualche anno la loro proporzione tenda a diminuire. Difatti, da una media di 70%, verificatasi nel 1890, si scende a 57 nel 1892, a 50 nel 1894, a 48 nel 1895, a 44 nel 1896, il quale fatto può dipendere, come nota il rapporto ufficiale, oltreché dalle circostanze particolari agli scioperi, anche da una organizzazione più vigorosa che si nota nelle Società di resistenza e da un più vivo sentimento di solidarietà degli operai fra di loro. Il numero delle giornate di lavoro perdute dagli operai che si misero in sciopero nel 1896 fu di 1,152,506. Di queste ben 614,250 si debbono addebitare allo sciopero delle trecciaiuole. Gli operai adulti perdettero 405,958, le donne 462,218 ed i fanciulli 284,327 giornate. il numero massimo delle giornate perdute negli anni precedenti al 1896 fu di 323,261 nel 1894. Il minimo di 21.896 nel 1879.

 

 

La perdita in salari non sembra abbia superato di molto il milione di lire; la tenuità relativa della somma è dovuta al fatto che più della metà delle giornate fu perduta dalle trecciaiuole, la cui mercede giornaliera non superava i 20 centesimi. Queste, in breve, le principali caratteristiche di un anno che negli annali italiani fu certamente il più fecondo in scioperi ed in cui questi si manifestarono con maggiore intensità sia per la durata che per numero di scioperanti.

Torna su