Tratto da:

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. II

Corriere della Sera

I duecento milioni del ministro Tedesco e la necessità di un programma ferroviario

«Corriere della Sera», 5 febbraio 1906

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. II, Einaudi, Torino, 1959, pp. 318-320

 

 

Quando l’on. Tedesco rispondendo all’on. Ferri – che l’accusava di aver dispensato a dritta ed a manca, nel suo giro ferroviario attraverso le principali città italiane, promesse molte, sapendo di non poterle mantenere – disse di avere 200 milioni pronti per mantenere quelle promesse, parve a lui d’aver detto una cifra altissima ed all’on. Ferri fecero difetto le notizie necessarie per potere mettere in chiaro quel che di vero e di inesatto vi era nelle affermazioni ministeriali. Riprendiamo per un momento la questione, perché ci sembra opportuno affermare ancora una volta che l’Italia lavoratrice aspetta dai suoi governanti ben altro di promesse ingannevoli che mascherano appena i bisogni del presente e lasciano intatto il problema dell’avvenire, che sarà domani il problema d’oggi.

 

 

Sì, i 200 milioni ci sono od almeno il governo in parte li ha ottenuti (legge del 22 aprile 1905 per 95 milioni) e in parte ha chiesto (disegno di legge 30 novembre 1905 per 105 milioni) al parlamento l’autorizzazione a procurarseli per mezzo di mutui colla Cassa depositi e prestiti, l’emissione di certificati ferroviari 3,65% ecc. ecc. Ma di questi 200 milioni ben 45 sono destinati a soddisfare impegni antecedenti al 1 luglio 1905 ossia all’esercizio di stato (acquisto di materiale rotabile e manutenzione straordinaria ecc.); sicché per i nuovi bisogni residuano soltanto 155 milioni. Di questi 100 milioni sono destinati alla compra di materiale rotabile, 10 milioni alla esecuzione di progetti già definitivi di lavoro, 10 milioni alla espropriazione di terreni per l’ampliamento delle stazioni in alcune grandi città, e 35 milioni per posa di nuovi binari, ampliamento di stazioni, ecc. Lasciamo giudicare al lettore se tutto ciò possa essere considerato come un programma ferroviario organico e meditato e se in base ad esso siano giustificate le larghissime promesse di milioni a bizzeffe che l’on. Tedesco si credette in dovere di dispensare nella sua corsa lungo la penisola. Salta agli occhi la sperequazione fra la somma consacrata all’acquisto del materiale rotabile (100 milioni) e quella dedicata agli impianti fissi (55 milioni), sperequazione già rilevata nella bella relazione scritta dall’on. Carmine sul disegno di legge del 30 novembre 1905. Egli con accorti raffronti e positive considerazioni ha dimostrato che se la provvista di materiale rotabile che si potrà fare con quei 100 milioni non sarà sufficiente a colmare tutte le lacune, sarà possibile al resto provvedere negli anni futuri a mano a mano che gli impianti migliori consentiranno di utilizzare il maggior materiale. Ma è sovratutto negli impianti che noi siamo deficienti, ed è questo difetto che renderebbe oggi inutile una maggiore dotazione di carri, vetture e locomotive! 55 milioni appena, quando la sistemazione delle stazioni principali richiederà una spesa più vicina ai 200 che ai 100 milioni, quando la costruzione di doppi binari sembra doverne assorbire almeno 100, e la posa di circa un milione di metri lineari di binari di servizio altri 150 milioni, e le opere minori per gli impianti stradali non richiederanno certo meno di 50 milioni: in tutto circa mezzo miliardo. Al quale bisognerà aggiungere, secondo i prudentissimi calcoli dell’on. Carmine, altri 350 milioni per le nuove linee dalla riviera ligure alla valle del Po, da Sarzana a Sestri levante, da Bologna a Firenze, oltre i doppi binari Genova-Chiavari e Pisa-Civitavecchia.

 

 

Di fronte a tutti questi bisogni certissimi e prevedibili si stanziano 55 milioni; ed al ministro Tedesco parve aver fatto un bel gesto e di aver conquiso la camera dei deputati gridando che c’erano 200 milioni disponibili! I deputati non si lasciarono conquistare, non tanto perché sapessero dare il giusto peso a quel tintinnio di milioni fatto risuonare alle loro orecchie, quanto perché l’uomo non affidava. Ma le rappresentanze locali, commerciali ed industriali debbono da quel breve battibecco Ferri-Tedesco trarre argomento per risvegliarsi e per mettere innanzi ai nuovi governanti la necessità di tenere cammino diverso da quello che le parole pronunciate ultimamente alla camera, dimostrarono che si voleva ostinatamente seguire dal ministero passato. A definirla in poche parole, la via preferita dai Ferraris-Tedesco-Carcano era questa: chiedere al parlamento il minimo di fondi necessario per comperare il materiale rotabile e costruire gli impianti necessari non per l’avvenire e neppure per il presente, ma appena appena per rimediare alle insufficienze del passato. Tutto ciò col pretesto che ci vuol tempo a fare i progetti e che i lavori non si possono eseguire in un giorno e che è inutile accantonare fondi per lavori che non si eseguiranno né oggi né domani, ma tutt’al più sotto un ministero di là da venire. Bisogna bene persuadersi che l’avere in passato seguito questo sistema ci ha condotti allo sfacelo attuale; e il seguirlo in avvenire ci condurrà ad uno sfacelo peggiore. Tutto si è fatto sotto la pressione della necessità; e si è fatto male. Furono rabberciamenti e non impianti nuovi. Si comperarono aree disadatte a prezzi eccessivi laddove, con un po’ di previdenza, si poteva comperare bene ed a prezzi miti. I progetti furono fatti e disfatti le mille volte per adattarli alle contingenze che mutavano d’ora in ora.

 

 

Così l’esercizio di stato non può durare bene. Importa che un piano generale di lavori si faccia; e che si chieggano i fondi al parlamento per attuarlo sia pure gradatamente ed in un certo numero di anni. L’on. Carmine ha dimostrato che il bilancio dell’azienda ferroviaria possiede l’elasticità necessaria per rimborsare al tesoro in un conveniente numero di anni le perdite derivanti dai prestiti da contrarsi per l’esecuzione di un piano organico di lavori. Poiché la cosa è possibile, la si faccia dunque. Ricordi il ministero nuovo di avere lo sguardo fisso all’avvenire. Solo così riuscirà a fare opera meritoria anche pel presente ed a procacciarsi favore duraturo.

 

 

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