I favoritismi della Minerva. Una cattedra universitaria ad un deputato socialista

Tratto da:

La Stampa

Data di pubblicazione: 12/02/1901

I favoritismi della Minerva. Una cattedra universitaria ad un deputato socialista

«La Stampa», 12 febbraio 1901

 

 

 

Le riforme apportate dal ministro Gallo alla procedura delle nomine e dei trasferimenti dei professori universitari avevano fatto sperare che sarebbe finita l’era degli scandali, troppo frequenti quando alla Minerva imperavano altri ministri.

 

 

Ma la speranza rimase delusa. Le discussioni e le critiche ai provvedimenti ministeriali continuarono vive e frequenti, a dimostrazione che il male non è stato guarito. Ora è la volta delle cattedre di diritto penale di Parma, Sassari e Siena. Ecco l’esposizione dei fatti.

 

 

Nello scorso anno, in seguito a regolare concorso per la cattedra di professore ordinario nella Università di Sassari, risultò primo con punti 40 su 50 il prof. Carnevali, già straordinario a Siena, e secondi ex-aequo, ossia ad assoluta parità di merito con punti 38 su 50, i professori Alimena Civoli, Conti, Berenini e Manzini.

 

 

I tre primi, Alimena, Civoli e Conti, già straordinari in varie Università, rimasero ciascuno al loro posto e non intervennero più in ciò che in seguito fu fatto.

 

 

Si trattava, in base ai risultati del concorso, di provvedere a Sassari, e, per desiderio della Facoltà, anche a Parma, dove la cattedra vacante di diritto penale era coperta per incarico dal deputato socialista Berenini. Questi naturalmente desiderava di restare a Parma; ma doveva fare i conti col Carnevali, classificato prima di lui e col Manzini suo ex-aequo. Ed allora si fece in questo modo.

 

 

Il Carnevali fu nominato, in base al concorso, professore ordinario a 3000 lire a Sassari; in seguito trasferito, col consenso della Facoltà, col suo grado di ordinario con lo stipendio di 5000 lire a Parma e finalmente – sempre col consenso delle Facoltà rispettive – comandato nella sua qualità nuova di ordinario a Siena, dove si trovava già prima come straordinario. Il perché di tutto questo viaggio circolare lo si deve trovare nel fatto che a Siena il numero degli ordinari essendo al completo, il Carnevali non poteva esservi promosso di grado. Venendovi invece come comandato, non fa numero e continua, almeno in teoria, ad appartenere alla Facoltà di Parma. Collocato il Carnevali, rimaneva di nuovo vacante Sassari; e si fu allora che il ministro, dopo avere aspettato parecchi mesi, scelse di sua volontà, fra i cinque designati ex-aequo, cioè di poco merito, l’on. Berenini, lo nominò ordinario a Sassari e poi lo mandò, col suo grado, a Parma, al posto ufficialmente coperto dal Carnevali, comandato, come vedemmo, a Siena. Come si sia provveduto poi a Sassari, ufficialmente occupata dal Berenini, ma in realtà per la terza volta vacante, è una questione che più non interessa.

 

 

Facciamo soltanto notare, di sfuggita, come per far tutti questi comandi e trasferimenti ci sian voluti parecchi mesi; durante i quali gli studenti di Sassari non hanno avuto il piacere di sentire la voce dei loro professori, comandati subito dopo aver ricevuto la nomina. Per quanto però siano interessanti tutte queste passeggiate di professori universitari, noi non troviamo su di esse nulla a ridire, perché fatte legalmente, in base a deliberazioni di Facoltà.

 

 

Il Manzini, altro dei classificati ex-aequo col Berenini, ha protestato dicendo che la Facoltà di Siena lo aveva incaricato dell’insegnamento con una deliberazione unanime presa nel periodo intercorso fra la nomina del Carnevali a Parma e il suo comando a Siena; ma siccome poi la Facoltà senese ha accettato il comando del Carnevali, così è da presumersi che l’offerta dell’incarico al Manzini fosse fatta temporaneamente. Il punto vero della questione non sta nei comandi e nei trasferimenti, i quali non hanno in sé nulla di male, quando raggiungono soltanto lo scopo di far ottenere ad un professore la residenza che gli è più comoda con soddisfazione di tutti gli interessati.

 

 

Sta invece nella nomina del Berenini a Sassari. è certo che, essendo Sassari ridivenuta vacante dopo il trasferimento del Carnevali a Parma, il ministro aveva piena libertà di scegliere uno dei cinque secondi classificati a pari merito. Scelse il Berenini.

 

 

Se questi fosse stato soltanto un professore come tutti gli altri, non ci sarebbe stato nulla a ridire. Mancando una aperta designazione, il ministro ha il diritto di scegliere uno qualunque degli ex-aequo, per quanto, a dire il vero, a noi piaccia di più che in simili casi si rifaccia un altro concorso.

 

 

Ma nel fare questa scelta, il ministro ha il dovere morale di non far nemmeno nascere il sospetto che la scelta sia stata fatta per favoritismo o per motivi estranei a quelli scientifici.

 

 

Ora il Berenini è deputato; e, per quanto deputato di parte socialista, non è ignoto a nessuno quali rapporti di colleganza, di delicatezza e di interessi avvincano insieme i deputati fra di loro ed i deputati coi ministri.

 

 

Quando un ministro deve scegliere fra due professori, di cui l’uno è deputato e l’altro non lo è, e sceglie precisamente il professore deputato, nessuno vorrà credere che la scelta sia stata fatta unicamente per ragioni di merito, tanto più che di merito non si può parlare quando altri colleghi furono dichiarati in un concorso uguali all’on. Berenini. A noi sembra perciò che il ministro Gallo abbia fatto male a nominare il Berenini a Sassari, ed il Berenini abbia fatto male ad accettare la nomina. Se il deputato Berenini aveva il desiderio – del resto perfettamente legittimo – di andar a coprire la cattedra ordinaria di diritto penale a Parma, ossia nel centro dei suoi affari e del suo Collegio, poteva arrivare allo scopo scegliendo la via maestra: far bandire un secondo concorso per la cattedra di Sassari.

 

 

Il Carnevali, riuscito primo l’anno scorso e divenuto già ordinario di prima classe, non si sarebbe più ripresentato e sarebbero rimasti a contendersi la palma i professori Alimena, Civoli, Conti, Berenini e Manzini.

 

 

Se la Commissione giudicatrice avesse dichiarato vincitore il Berenini, il ministro avrebbe fatto il dovere suo nominandolo ordinario a Sassari ed avrebbe poi potuto comandarlo a Parma quantunque, giova notarlo, Sassari sia un’Università di secondo ordine, e perciò lo stipendio dei professori ordinari sia di lire 3000, mentre quella di Parma è di primo, e lo stipendio è di L. 5000.

 

 

Così facendo, almeno si toglieva ogni sospetto che il ministro abbia potuto, col suo decreto, rendere un servizio al collega deputato; come nessuno dubitò della scrupolosa giustizia della nomina del deputato Pantaleoni ad ordinario di economia politica a Pavia, in seguito ad un concorso in cui il Pantaleoni fu classificato primo. Il ministro non avrebbe fatto altro che il dovere suo uniformandosi ai deliberati della Commissione. Agendo diversamente, ministro e deputato hanno mancato di correttezza: ha fatto male il ministro a dare e il deputato ad accettare. Quando si ha il mandato di rappresentante della nazione, non si deve, non si può accettare un impiego retribuito dallo Stato, quando quest’impiego non spetti per legge o per concorso in modo così lucido e chiaro che nessuno possa sollevare il più leggero sospetto.

 

 

 

È questione di dignità politica. Si è tanto gridato – e giustamente da tutti – contro il caso Squitti – quell’altro onorevole che l’on. Baccelli aveva creato professore ordinario – perché non si dovrà protestare contro il caso Berenini?

 

 

Da troppo la politica è entrata alla Minerva, e da quel giorno la serenità degli studi e la maestà della scienza sono esulate dalle Università. E non si ha diritto di lagnarsi se non sempre gli studenti fanno il loro dovere; i primi a mancare sono i ministri e poi vengono gli altri.

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