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La Stampa

I pericoli dei viaggi

«La Stampa», 20 agosto 1902

 

 

 

Dunque, raccontano i telegrammi della capitale, si approssima il giorno nel quale il presidente del Consiglio dei ministri dovrà intraprendere un viaggio nel Mezzogiorno. Già l’itinerario del viaggio si allunga a poco a poco. Prima limitato a Napoli, ai Comuni vesuviani ed alla Basilicata, ora si parla già di insistenti sollecitazioni dalle Calabrie. Dopo verranno le Puglie, le quali soffrono anch’esse per la sete di bisogni lungamente compressi; né si sa dove le peregrinazioni dell’on. Zanardelli abbiano probabilità di arrestarsi.

 

 

Noi non abbiamo nulla da osservare intorno al desiderio del presidente del Consiglio, di vedere i paesi meridionali e specialmente di vederli sotto il punto di vista singolare dei ricevimenti e delle acclamazioni, che è il punto di vista sotto il quale i governanti vedono le cose in viaggio.

 

 

Quello che neghiamo in modo assoluto è la necessità e l’opportunità di simili viaggi in un momento come quello che attraversa adesso il Mezzogiorno d’Italia.

 

 

Un viaggio nel Mezzogiorno può essere giustificato col motivo della necessità di conoscere i bisogni di quelle popolazioni, di discernere, fra i tanti, i lavori più urgenti da compiersi a loro vantaggio, di precisare le riforme amministrative, giudiziarie ed economiche da introdurre nella cosa pubblica per togliere alcuni dei fenomeni più morbosamente dannosi della vita meridionale.

 

 

Ora è chiaro che nel momento presente codesti motivi non esistono. È gran tempo che codesti bisogni si conoscono; che sono finiti i disegni di legge di lavori pubblici da compiersi nei paesi del Mezzogiorno.

 

 

La questione meridionale è stata oramai sviscerata in decine e forse in centinaia di volumi, e proposte di riforme grandi e piccine ne sono state fatte sin troppo perché sia necessario che un presidente del Consiglio si muova per vedere coi suoi occhi se sia possibile di scoprire qualche nuovo rimedio alle disgraziate condizioni del Mezzogiorno. Ben altri sono i mezzi con cui un Governo moderno deve provvedere ad inchieste di questo genere. La teatralità dei viaggi, l’ambiente artificiale creato dagli amici politici da cui i governanti in viaggio sono sempre circondati, la velocità stessa delle impressioni diverse e delle domande ripetute, tutto ciò fa in modo che uno studio veramente efficace non possa farsi. Se poi il Governo per altra via conosce bisogni e mezzi per provvedervi, e se già fin d’ora si sa quali promesse potranno tassativamente essere fatte durante il viaggio, allora questo si risolve in un mezzo teatrale di fare delle comunicazioni che meglio avrebbero potuto essere fatte al Parlamento, dinanzi al quale il Governo è responsabile.

 

 

Neppure crediamo che il viaggio sia opportuno nelle presenti circostanze di crisi economiche e di malcontento di alcune regioni del Mezzogiorno. Le notizie che vengono da quelle lontane province non sono davvero liete. Ancora pochi giorni fa un inviato dell’Avanti! descriveva con lugubri colori le condizioni delle Puglie: «Nella provincia di Lecce la fame è la sola ospite quotidiana delle famiglie dei lavoratori….. E siamo in estate, quando, cioè, è tradizionale in Puglia l’abbondanza di lavoro. Che sarà l’inverno? È una domanda che tutti si fanno, ma a cui nessuno osa rispondere. Nei numerosissimi paesi da me visitati e che quotidianamente devo visitare ho notato con raccapriccio come quasi tutta la massa dei lavoratori da più di un mese resta quotidianamente a casa. Qualche fortunato Giasone della terra rompe questo deserto di tanto in tanto per raggiungere la Colchide agognata dei 60 centesimi di lauto salario. L’artigianato – specie quello estesissimo dei muratori e falegnami – è anch’esso disoccupato, e frotte di operai salgono o scendono le scale dei palazzi comunali in attesa che le Giunte si decidano a fare iniziare i lavori di una qualche altra fra le tante opere, più o meno inutili, preventivate al solo scopo di occupare, anche momentaneamente, i senza lavoro».

 

 

Forse non tutte le sfumature del quadro del giornale socialista saranno corrispondenti a verità; ma che la condizione delle masse in alcune province meridionali sia triste non vi è dubbio.

 

 

Ora, come potrà l’on. Zanardelli apportare nel suo viaggio qualche rimedio a così dolorosa condizione di cose? Facendo delle promesse di pubblici lavori e di riforme tributarie, che già si stanno concretando in colloqui quotidiani col ministro Balenzano.

 

 

Ora, una delle due: o le promesse si possono mantenere in base alle leggi vigenti ed ai fondi assegnati in bilancio; ed allora è meglio rompere ogni indugio e provare coi fatti che il Governo sa e può procedere innanzi nella via che il Parlamento gli ha indicato di percorrere a vantaggio del Mezzogiorno. Discorsi e promesse sono in tal caso inutili.

 

 

Ovvero, si tratta di fare promesse di lavori e di riforme che potranno tradursi in atto solo dopo l’approvazione del Parlamento; ed allora sarebbe doveroso astenersi dal farle. Purtroppo sappiamo per esperienza quale sorte abbiano le promesse estive; a mala pena una su dieci riesce a superare gli scogli parlamentari ed a convertirsi in legge dello Stato. Nella maggior parte dei casi si risolvono in una corbellatura reciproca tra chi le fa e chi le ascolta. Non hanno nemmeno più la virtù di suscitare il malcontento per il disinganno che segue sempre alle promesse inadempiute. Oramai l’opinione pubblica è divenuta indifferente e scettica e si arrende solo dinanzi all’evidenza dei fatti.

 

 

Un’ultima osservazione vogliamo fare. Ed è questa: che, se anche l’on. Zanardelli farà solo delle promesse che potranno essere sollecitamente adempiute, il suo viaggio deve essere considerato come il sintomo di un andazzo pericoloso al bene pubblico.

 

 

Purtroppo è tenacissima in Italia la credenza che ogni iniziativa debba partire dal Governo; ed è credenza sovratutto diffusa nelle province meridionali, dove tutte le classi sociali, operai, contadini, borghesia minuta e grandi proprietari hanno fisso lo sguardo nel Governo come all’unico dispensiere di ricchezza sotto forma di lavori pubblici. Il viaggio dell’on. Zanardelli si convertirà, – temiamo forte, – in una pioggia di promesse di lavori pubblici da compiersi a pro delle province disgraziate che non hanno acqua, non hanno strade, né ponti, né ferrovie, né scuole.

 

 

Se le promesse avessero unicamente per effetto di dare un po’ di queste cose utili alle province, che ne mancano, non ci lagneremmo. Ma purtroppo la soluzione che fra le opere pubbliche concorrenti si farà nell’entusiasmo dei banchetti non sarà sempre conforme a giustizia ed al tornaconto economico. Otterrà di più chi maggiormente saprà gridare e saprà meglio organizzare la dimostrazione esteriore delle necessità urgenti dei paesi visitati.

 

 

E si noti che i lavori pubblici sono utili soltanto in limitata misura, quando corrispondano a necessità veramente urgenti ed improrogabili. Negli altri casi, e sono spesso la più parte, essi si riducono invece ad uno spostamento di capitali, o sottratti ad altre industrie più produttive. Sarebbe doloroso vedere l’azione del Governo a pro del Mezzogiorno, convertirsi in un depauperamento delle industrie meridionali. Ma non sarebbe caso nuovo in Italia. Ne vedemmo già degli esempi insigni, quando dopo il 1880 gli uomini di Governo amavano fare e divulgare programmi grandiosi a lunga scadenza ed a larga base a pro delle popolazioni festanti ed ignare della crisi economica o finanziaria che tutto doveva travolgere: programmi grandiosi o ricchezza privata.

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