I responsabili dell’attentato a Labori. Le tigri letterarie

Tratto da:

La Stampa

Data di pubblicazione: 15/08/1899

I responsabili dell’attentato a Labori. Le tigri letterarie

«La Stampa», 15 agosto 1899

 

 

 

Ieri, commentando il «Momento francese», dicevamo che il processo Dreyfus ha dimostrato come anche in una nazione egualitaria e democratica l’efficacia della libertà di stampa e di parola è stata tanta da permettere di sventare l’organizzazione del segreto e di condurre trionfalmente a termine una splendida campagna per la riabilitazione dell’innocenza e della giustizia.

 

 

L’orribile fatto di cui il telegrafo ci ha trasmesso la notizia, il tentato assassinio di Labori, serve a dimostrarci che la libertà di stampa può essere feconda altresì di frutti amari, e può produrre i delitti infami nello stesso modo che può spingere all’eroismo ed alla scoperta del vero. Del resto, forse è inevitabile che accanto ai benefici vi siano i danni; e la nostra condanna non deve rivolgersi contro alla libertà di stampa in se stessa, ma contro coloro che del sacro ministero del giornalismo hanno fatto scempio, trasformandolo in uno strumento di odio e di perversione degli animi popolari.

 

 

In Francia da due anni noi assistiamo ad una efflorescenza dolorosa e triste di giornali, di opuscoli e di libri scritti da questi che bene sono stati chiamati tigri letterarie.

 

 

Questi novissimi e degenerati rappresentanti della stampa hanno tutti i caratteri della tigre.

 

 

Assetate di sangue umano, liete se le vicende della patria loro volgono a male, diguazzanti con voluttà in mezzo alle rivoluzioni ed ai conflitti continui, da cui la nazione è tratta alla rovina, ed esse ai fastigi di una gloria bugiarda e forse di una ricchezza effimera, esse, le tigri letterarie, sono le grandi responsabili dei fatti atroci, che, come ora l’assassinio di Labori, macchiano l’onore della Francia.

 

 

Marat redivivi, queste tigri letterarie hanno scatenato a sangue freddo dal loro tranquillo e comodo gabinetto di lavoro tutte le passioni più basse e bestiali che albergano in fondo al cuore umano. Esse hanno scavato goccia a goccia col lavoro incessante di tutti i giorni l’abisso di discordia in che ora la Francia si precipita.

 

 

Essi hanno con voluttà assaporato il giorno in che il loro verbo di vendetta e di sangue si sarebbe trasformato in azione per mezzo di uno di quegli oscuri esecutori che pullulano nelle società moderne fra gli spostati, i genii incompresi e gli squilibrati. Marat, il livido rappresentante del terrorismo, dalla sua sotterranea cantina spargeva ogni giorno fra il popolo i foglietti invocanti la morte contro gli aristocratici, ed auguranti che tutti i francesi non avessero che una sola testa per reciderla di un colpo.

 

 

Ed i biglietti sanguinari producevano sanguinari risultati: i cannoneggiamenti in massa di vecchi sacerdoti e gli annegamenti nella Loire di vergini e donne innocenti. I redivivi Marat, gli scrittori dei giornali da cinque centesimi dei partiti nazionalisti ed antisemiti, non chieggono ora che tutti i francesi abbiano una sola testa per reciderla d’un colpo; ma si limitano, forse più perversi, ad instillare l’odio contro i loro avversari. Ed è una guerra spietata ed odiosa condotta personalmente contro tutti i membri del cosidetto Sindacato semita, che ha venduto la Francia allo straniero, contro Dreyfus, ed i suoi avvocati, e contro i giudici che hanno favorito la revisione del processo.

 

 

Supplizi atroci si propongono ogni giorno per i colpevoli di semitismo o di dreyfusismo.

 

 

Rochefort, qualche tempo fa, voleva che ai giudici della Camera criminale di Cassazione fossero arse la palpebre e sull’occhio denudato fosse applicata una scatoletta con entro un ragno destinato a rodere gli occhi degli infelici magistrati.

 

 

Quale meraviglia che l’immaginazione popolare si sia profondamente pervertita in seguito alla lettura quotidiana ad un soldo dei virulenti attacchi contro i revisionisti più noti, e quale meraviglia che in mezzo alla massa anonima sia sorto uno il quale abbia creduto di adempiere ad una missione patriottica, colpendo proditoriamente nella schiena Labori, ossia il capo riconosciuto di quell’accolta d’uomini i quali conducevano alla rovina la Francia?

 

 

Maggiore perversione degli intenti che si dovrebbe proporre la stampa non si potrebbe immaginare. Invece di combattere a favore della luce più ampia e del ristabilimento della giustizia, queste tigri letterarie hanno combattuto per mantenere la Francia al buio, per convertire quella che doveva essere questione puramente giuridica in una lotta politica, per condurre il loro paese in un abisso di discordia e renderlo il ludibrio di tutte le altre nazioni che sanno essere forti e compatte. La campagna sanguinaria di Marat ha condotto al Terrore ed ha messo i germi della dittatura militare.

 

 

La campagna d’odio e di livore delle moderne tigri letterarie ha mantenuto la Francia in uno stato di agitazione che stupisce il mondo; ed ora ha prodotto, ultimo doloroso frutto, il tentato assassinio di Labori. Auguriamoci che la parabola discendente della Francia finisca a questo punto; e che la libertà non uccida se stessa, favorendo l’avvento del despotismo.

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