Il carico tributario della terra e le vecchie imposte

Tratto da:

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. VI

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 10/11/1921

Il carico tributario della terra e le vecchie imposte

«Corriere della Sera», 10 novembre 1921

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. VI, Einaudi, Torino, 1963, pp. 430-433

 

 

 

Poiché, in materia di carico comparativo delle imposte sulla terra e sulle altre specie di attività economica, giudici sono i fatti, ho cercato di avere dati recenti e compiuti; e qui pubblico, con alcuni commenti, un confronto tra il 1914 e il 1921. I dati si riferiscono all’Italia nel complesso; e non danno quindi alcuna idea della varietà indefinita di circostanze che si osservano tra regione e regione, comune e comune. Sarebbe stato impossibile avere dati nel tempo stesso particolareggiati e recentissimi, come quelli che posso offrire e che comprendono le risultanze dei ruoli di ultima serie pubblicati soltanto nel mese di ottobre. In questo articolo, mi limito ad un confronto relativo alle tre grandi o vecchie imposte dirette: terreni, fabbricati e ricchezza mobile. In cifre assolute ed in milioni di lire, il carico tributario è il seguente:

 

 

Terreni

Fabbricati

Ricchezza mob.

1914

1921

1914

1921

1914

1921

Stato

84,6

138,5

117,0

197,8

274,3

958,1

Province

75,5

212,9

62,4

138,6

48,1

Comuni

129,0

451,1

48,6

247,3

44,3

Totale

289,1

802,5

278,0

583,7

274,3

1.050,5

 

 

Le cifre ora riportate permettono di sostituire alle ipotesi necessariamente vaghe dati precisi e concreti. Il carico gravante sui terreni appare per fermo ragguardevole. Appare esatta l’impressione generale diffusa che i proprietari di terreni e fabbricati non abbiano tanto a temere dello stato quanto delle province e dei comuni; il carico delle imposte statali essendo bensì cresciuto, ma tuttavia incomparabilmente meno del carico delle sovrimposte locali. Notisi, per equità, che mentre nel 1914 la ricchezza mobiliare nulla contribuiva, a titolo di sovrimposta, alle spese locali, nel 1921 vi è quasi un centinaio di milioni segnato a quel capitolo. È un inizio, destinato a crescere e che dovrebbe essere integrato con i dati del provento della tassa di esercizio e rivendita, sfortunatamente impossibili a raccogliersi, se non a distanza di anni.

 

 

Per rendere più facili i confronti tra il 1914 – ultimo anno normale, che in pratica si può ancora dire di anteguerra, in quanto i primi inasprimenti tributari non ebbero influenza sui ruoli pubblicati in quell’anno – ed il 1921, ho calcolato i numeri indici del carico complessivo, statale, provinciale e comunale. Se noi supponiamo che il carico del 1914 sia uguale a 100, le cifre del 1921 risulterebbero aumentate nella seguente proporzione:

 

 

1914

1921

Terreni

100

277,4

Fabbricati

100

209,8

Ricchezza mobile

100

382,9

 

 

È difficile dire con precisione se il carico sia aumentato equamente per le tre categorie. I proprietari di fabbricati pagarono poco più del doppio; ma avrebbero dovuto pagare ancor meno se si pensa che i loro redditi rimasero fissi, e solo dal novembre 1920 poterono crescere per lo più di un primo 10% e poi di un ulteriore 10% e solo per il minor numero di percentuali superiori, che non arrivarono però mai al di là del 60 per cento nei casi più favoriti. È evidente che gli aumenti di fitto non bastarono a coprire l’aumento delle imposte; ed è chiaro perciò che nessuna critica si può fare contro il minor aumento comparativo delle imposte a carico di questa categoria di contribuenti. Appare anche ragionevole che i contribuenti mobiliari siano stati gravati di più dei contribuenti terrieri. Questi ultimi sono, badisi, una parte soltanto degli «agricoltori», comprendono cioè solo i «proprietari» dei terreni; e non gli affittuari, i mezzadri ed in genere gli industriali della terra. È noto che i proprietari lucrarono, dall’aumento dei prezzi, assai meno dei conduttori della terra, sia perché molte affittanze correvano e corrono sulla base dei prezzi antichi, sia perché le affittanze scadute furono prorogate e finalmente perché le consuetudini, gli usi e le agitazioni agrarie impedirono che i fitti seguissero completamente i prezzi nel loro cammino ascensionale.

 

 

Se il sistema tributario italiano fosse rimasto dopo la guerra quello che era nel 1914, giustizia vorrebbe si dicesse che la distribuzione delle imposte venne dal 1914 al 1921 ingiustamente peggiorando ai danni in primo luogo della proprietà edilizia ed in secondo luogo della proprietà rustica ed a vantaggio dei contribuenti mobiliari (industriali, commercianti, professionisti, impiegati pubblici e privati, ecc.). Questi ultimi pagarono, è vero, in media quasi quattro volte tanto di quanto avevano pagato nel 1914, mentre i proprietari rustici non pagarono neppure tre volte e quelli edilizi poco più di due volte tanto. Ma l’incremento rispettivo dei redditi fu tale che i primi avrebbero potuto pagare agevolmente otto volte tanto – scrivo un moltiplicatore maggiore ad impressione – mentre il triplo per i rustici pare sufficiente e il doppio per gli edilizi è indubbiamente eccessivo. L’impressione è suffragata da un altro calcolo che ho istituito intorno alla proporzione in cui le tre categorie di contribuenti contribuivano per ogni 100 lire di spese totali (di stato, province e comuni):

 

 

1914

1921

Terreni

34,36

32,94

Fabbricati

33,04

23,95

Ricchezza mobile

32,60

43,11

Totale

100

100

 

 

La percentuale gravante sui terreni è lievemente diminuita; e più forte scemò quella sui fabbricati. Ma chi oserebbe dire che la diminuzione sia bastevole, se si pensa alla fissità dei redditi edilizi, anzi alla loro diminuzione, se si tien conto delle spese enormemente cresciute di riparazione, amministrazione, assicurazione, ecc. ed alla espansione assai minore del reddito dei «proprietari» terrieri in confronto a quella delle varie forme di reddito industriale e commerciale?

 

 

Fortunatamente per la giustizia tributaria, le cose non andarono così come i quadri sopra esposti lasciano supporre. Le cifre addotte mettono soltanto in luce quale grave ingiustizia si sarebbe commessa se durante la guerra si fosse lasciato in piedi, puramente e semplicemente, l’antico sistema delle tre vecchie imposte: terreni, fabbricati e ricchezza mobile. Il sistema era così congegnato da far pagar troppo ai proprietari edilizi e terrieri. Durante la guerra, il sistema non poté durare da solo. Dovette essere integrato. Lo fu tumultuariamente, alla gran diavola, con nuove sperequazioni; ma lo fu. Per dare un giudizio integrale del vecchio e del nuovo sistema bisogna dunque integrare le cifre sopra esposte.

 

 

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