Tratto da:

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. VI

Corriere della Sera

Il comitato per le economie proposto dall’on. Salandra

«Corriere della Sera», 15 luglio 1922

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. VI, Einaudi, Torino, 1963, pp. 752-755

 

 

 

È stata data notizia della proposta di una commissione incaricata di studiare le economie, che sarà svolta dall’on. Salandra in sede di discussione generale del bilancio del tesoro. Il testo della proposta è il seguente:

 

 

«È istituita una commissione finanziaria legislativa composta di 12 deputati, nominati dal presidente della camera dei deputati, di nove senatori nominati dal presidente del senato, di sei alti funzionari o militari nominati con decreto reale, su proposta del consiglio dei ministri. Ne fanno parte inoltre i ministri del tesoro e della finanza ed il ragioniere generale dello stato. La commissione sarà presieduta dal ministro del tesoro. Essa eleggerà fra i suoi membri due vice-presidenti.

 

 

La commissione potrà dividersi in sottocommissioni per il lavoro preparatorio; ma le deliberazioni decisive dovranno essere prese in seduta plenaria, a maggioranza assoluta, con la presenza di almeno 24 dei suoi membri.

 

 

Qualunque membro della commissione lasci il suo ufficio per dimissioni, o per altri motivi, sarà immediatamente sostituito nella forma in cui era stato nominato. Si riterrà dimissionario, e sarà in ugual modo sostituito, qualunque membro della commissione che, anche per giustificati motivi, non intervenga a cinque sedute della commissione plenaria o di sottocommissioni. Ai membri della commissione è attribuita una indennità di cento lire per ogni seduta alla quale saranno intervenuti.

 

 

La commissione finanziaria legislativa ha i mandati: 1) di riordinare e di riformare le leggi tributarie, o in qualunque modo attinenti alla finanza dello stato, dei corpi locali, degli enti autonomi e delle imprese pubbliche e semi pubbliche, e le leggi amministrative in quanto abbiano effetto sulla finanza pubblica; 2) di modificare gli atti di previsione della spesa o della entrata, siano o no già definitivamente approvati, introducendovi tutte le possibili economie.

 

 

Le deliberazioni decisive della commissione finanziaria legislativa avranno, a tutti gli effetti, pieno vigore di legge e saranno immediatamente pubblicate con le norme degli atti legislativi.

 

 

La commissione finanziaria legislativa sarà nominata subito dopo la pubblicazione della presente legge. Essa avrà sede presso il ministero del tesoro, ed entrerà in funzione il primo ottobre 1922, proseguendo i suoi lavori senza interruzione. I suoi poteri cesseranno il 31 marzo 1923.

 

 

Le proposte di deliberazione potranno essere presentate dal governo o da ciascun membro della commissione in relazione al mandato ad essa conferito. La commissione potrà sentire personalmente i ministri ed i capi dei servizi pubblici. Potrà richiedere tutte le notizie, le informazioni ed i documenti necessari all’adempimento del suo mandato. Le sue richieste dovranno essere soddisfatte d’urgenza. I singoli ministri hanno diritto di essere sentiti dalla commissione quando lo credano opportuno. Delle deliberazioni della commissione non sarà data notizia se non dopo che esse saranno divenute legislative».

 

 

La proposta dell’on. Salandra è il frutto d’una dolorosa constatazione e l’indice di un nobile desiderio. È doloroso dover constatare che un’assemblea politica, come la camera italiana, non è in grado di discutere una riforma complessa di tributi, e forse, se la discutesse, i risultati sarebbero incongruenti e pericolosi. È doloroso dover constatare che un gabinetto, la cui vita è ogni giorno insidiata dalle congiure parlamentari, è poco atto ad attuare leggi di gran portata, come quella sulla burocrazia, le quali offendono interessi molteplici e potenti. Di qui il nobile desiderio d’una specie di dittatura finanziaria, la quale riformi, restauri, incida profondamente nel vivo delle spese. Questo vorrebbe l’on. Salandra: che 27 uomini, tratti dal parlamento e dall’alta burocrazia, fossero investiti per sei mesi della più ampia ed assoluta potestà di legiferare, deliberare, sostituendosi intieramente al governo ed al parlamento per tutto quanto ha tratto alle pubbliche entrate e spese.

 

 

Il mezzo potrebbe anche essere discusso ed approvato, se si potesse sperare che esso fosse adatto al fine. Formalmente, la delegazione legislativa parrebbe escludere il rimprovero di arbitrio. Sarebbe il parlamento che, in vista dell’urgenza dell’ora e della gravità del problema, delegherebbe i suoi poteri ad un corpo in gran parte tratto dal suo seno. In verità, è gravissimo che si attribuisca a sei funzionari non la semplice facoltà di essere consultati, ma addirittura di legiferare. Ed è grave altresì che al senato si voglia attribuire una posizione tanto inferiore, il che è contrario allo statuto, a quella della camera dei deputati. Lo statuto dà alla camera la precedenza in materia di spese ed entrate; ma i diritti del senato di approvare o respingere le leggi finanziarie sono perfettamente uguali a quelli della camera elettiva.

 

 

Queste sono tutte obbiezioni minori e facilmente rimediabili. Il vizio fondamentale della proposta dell’on. Salandra è un altro: sta nel supporre che da discussioni e deliberazioni segrete d’un piccolo gruppo di 27 persone possano nascere riforme tributarie ed economie di spese migliori e più efficaci di quelle che nascono dalle deliberazioni di un’assemblea politica.

 

 

Quel piccolo parlamentino, scelto dai presidenti delle due camere fra le opposte tendenze e parti politiche, sarà la fotografia del parlamento grande; con tutte le necessità di transazioni e di compromessi che esistono nei parlamenti; e con – in meno – il controllo vigile della pubblica opinione. Bisogna persuadersi che, se qualcosa di buono si farà, se qualche grossa economia si potrà ottenere, se gravi sbagli si eviteranno nella formulazione dei testi legislativi tributari, ciò accadrà solo se una vigile e continua pressione dell’opinione pubblica sarà esercitata sul parlamento.

 

 

Il pubblico dibattito è la sola garanzia che nei paesi moderni sia rimasta contro il disastro. Attraverso ai giornali e ai dibattiti delle due camere, alle memorie degli interessati, qualche cosa si può fare di buono. Non tutto; ma è inutile sperare il meglio, che per altra via è impossibile ottenere. Una commissione legiferante, armata di pieni poteri, è un corpo impotente, perché ognuno dei suoi membri è il portavoce di interessi contrastanti e mutualmente elidentisi.

 

 

La soluzione alle difficoltà legislative odierne va cercata secondo un’altra direttiva. Il parlamento non è, no, capace di fare una legge di 150 articoli in materia tributaria, la quale sia coerente nelle sue parti; la quale non sia un diabolico pasticcio, come è un pasticcio la legge sul latifondo; ma può in tre o quattro articoli esporre il suo convincimento intorno ai principii fondamentali della legislazione tributaria. Camera e senato si trovano di fronte, ad esempio, al progetto Meda-Tedesco-Soleri di riforma tributaria. Sarebbe un guaio che vi mettessero le mani dentro per scombussolare, con invenzioni precipitose, un edificio che è il frutto di 60 anni di evoluzione legislativa. Ma possono ben esporre in merito a quel disegno talune idee essenziali, delegando poi a una commissione tecnica, di membri dei due rami del parlamento, il compito di tradurre in formule precise e concrete quei concetti fondamentali.

 

 

Ma ciò si deve fare legge per legge; ma quei concetti prima debbono essere il frutto d’una pubblica discussione; ma il fattore imponderabile dell’opinione pubblica, dell’intervento di tutti i cittadini attraverso ai giornali, ai memoriali, alle deputazioni, deve avere il suo pieno valore. Le commissioni legislative debbono avere un compito pienamente tecnico, di traduttrici della volontà del paese, espressa nelle forme legali. Compito altissimo; ma che, per essere tale, deve essere mantenuto entro i suoi limiti logici.

 

 

Quando la legge esista, allora sì, può essere utile una mano ferrea per attuarla. La legge per la burocrazia, che è legge, guadagnerebbe nella sua applicazione se un uomo solo fosse incaricato di tradurla in atto. Commissioni, consigli di ministri, soggetti ai mille stiracchiamenti di parte, finora non hanno ottenuto altro risultato se non di aumentare la spesa. Per quale miracolo, dalla proposta Salandra si otterrebbero frutti diversi?

 

 

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