Opera Omnia Luigi Einaudi

Il commercio italiano nei primi sette mesi del 1900

Tipologia: Paragrafo/Articolo – Data pubblicazione: 06/09/1900

Il commercio italiano nei primi sette mesi del 1900

«La Stampa», 6 settembre 1900

 

 

 

Recenti pubblicazioni, e sovratutto gli articoli dell’ex-ambasciatore francese Billot, hanno dato importanza alla questione dei nostri rapporti coll’estero.

 

 

È opportuno perciò esaminare le statistiche recentissime che ci espongono lo stato del commercio nei primi sette mesi dell’anno corrente. Abbiamo 43 milioni di lire di aumento all’importazione, per cui si è passato da 867 a 910 milioni di lire. L’incremento ci è dato sovratutto dai minerali, metalli e loro lavori per 32 milioni, dagli spiriti, bevande ed olii per 7 milioni, dai prodotti chimici e medicinali per 6 milioni, dai coloniali e tabacchi per 3,5 milioni, dai cereali, farine e paste per 2,4 milioni, dal legno e paglia per 2,1 milioni.

 

 

Sembra che la capacità di consumo dell’Italia si sia accresciuta considerevolmente, tanto più che le diminuzioni non sono molto rilevanti, di 4,9 milioni per le pietre, vasellami e vetri; 3,9 milioni per la seta; 1,8 milioni per la lana, crine e peli e 1,7 milioni per colori e generi per tinta e per concia. Se si ha riguardo al commercio speciale colla Francia, si vede che questa ci ha spedito in più in quest’anno, di fronte all’anno precedente, 310 quintali di olii fissi di pesce, 1182 quintali di olii d’oliva, 384 quintali di altri olii, 2605 quintali di olii pesanti di resina e catrame, 2291 quintali di potassa e soda caustica, 4486 quintali di carbonati, 4253 quintali di cloruri, 8886 quintali di solfati, 6968 quintali di gomme e resine, 1192 di legni radiche per tinta e concia, 5547 quintali di canapa, lino, juta, greggi, 2421 quintali di cotone in bioccoli, 5659 quintali di lana, cascami e borra di lana, 2080 quintali di bozzoli, 25,050 chilogrammi di seta tratta tinta, 502 quintali di cascami di seta greggi, 171 quintali di utensili e lavori in legno, 3323 quintali di stracci, 3248 quintali di pelli crude, 982 quintali di ghisa lavorata, 638 quintali di tubi di ferro ed acciaio, 979 quintali di piombo in pani, 1398 quintali di zinco in pani, 1344 quintali di zinco in lamiere e lavorato, 2895 quintali di caldaie e macchine, 6678 orologi, 17,478 tonnellate di caolino, gessi e calce, 1280 tonnellate di mattoni e tegole, 102 quintali di maioliche, 1477 quintali di lastre di vetro e specchi, 1820 quintali di semi oleosi, 5071 quintali di olii di palme e cocco, 6399 quintali di pesci preparati, 4859 quintali di grassi, 1231 chilogrammi di piume per ornamento, 5573 tonnellate di concimi, 12,173 chilogrammi di mercerie, 185 strumenti musicali, 1453 chilogrammi di fiori finti.

 

 

Diminuì invece l’importazione delle essenze francesi per 543 chilogrammi, dello zucchero per 46,698 quintali, degli acidi per 1983 quintali, degli alcoloidi per 662 chilogrammi, dei pizzi e tulli di lana per 436 chilogrammi, dei tessuti ed altri manufatti di seta per 11,012 chilogrammi, dei rottami, scaglie di ferro ed acciaio per 11,760 quintali, della ghisa in pani per 2372 quintali, dei veicoli da ferrovie per 5437 quintali, dell’oreficeria e gioielli d’oro per 266 ettogrammi, dell’argenteria ed oggetti d’argento per 139 chilogrammi, delle frutta secche per 223 quintali.

 

 

Le altre merci subirono variazioni insignificanti. Non abbiamo avuto dunque la tanto temuta inondazione di merci francesi in seguito al trattato di commercio, e questo non rimase nemmeno senza frutti. S’intensificarono i traffici e si strinsero o, meglio, si riannodarono i legami antichi che erano stati violentemente rotti 13 anni fa.

 

 

L’esportazione delle merci italiane all’estero ha subito nei sette mesi di quest’anno di fronte ai corrispondenti mesi dell’anno scorso un regresso di 9,5 milioni, 770 milioni invece di 779,5. Le cause di questo, del resto lieve, regresso meriterebbero di essere studiate più a lungo di quanto si possa fare in un breve resoconto. Basti per ora accennare che alla diminuzione contribuirono sovratutto gli spiriti, le bevande e gli olii per 16,7 milioni di lire.

 

 

Si esportarono bensì cioè 63 mila ettolitri di più di vino in botti, ma 168 mila quintali di meno di olio d’oliva, di un valore di 18 milioni di lire, in gran parte a causa del cattivo raccolto e delle malattie che insidiano la vita della preziosa pianta. Diminuì altresì l’esportazione del cotone per 4,8 milioni, degli animali per 3,5 milioni, dei colori per tinta e concie per quasi 3 milioni, e per 2 e 1/4 milioni dei minerali e metalli.

 

 

Ma per contro crebbe l’esportazione della seta per 9 e 1/3 milioni, del legno e della paglia per 3 e 1/2 milioni, dei cereali, farine e paste per 4,9 milioni, della canape, lino e juta per quasi 3 milioni, delle pietre, vasellami, vetri e cristalli per 1,6 milioni, ecc. Onde noi avremmo avuto eziandio una esportazione in aumento, ove il raccolto italiano dell’olio non avesse fallito alle aspettazioni degli agricoltori nostri.

 

 

Quanto alle merci italiane esportate in Francia ecco i dati più rilevanti. In aumento l’esportazione del vino in botti per 40,619 ettolitri. Non è quanto si potrebbe ottenere colla perseveranza e con sacrifici intelligenti, ma è una buona promessa, tanto più che il 1899 segnava già un aumento di 15 mila ettolitri di fronte al 1888.

 

 

Aumentarono pure le essenze d’arancio per 10,600 chilogrammi, i prodotti chimici diversi per 1978 quintali, la canapa, lino, juta pettinati per 1416 quintali, i cordami per 881 quintali, i filati di canapa e lino per 3802 quintali, il carbone di legna per 1015 tonnellate, il legname da costruzione per 3536 tonnellate, le assicelle ed i cerchi per 2852 quintali, i mobili per 980 quintali, i cappelli di paglia in numero di 2771 centinaia, le pelli crude per 692 quintali, i guanti di pelle in numero di 396 centinaia di paia, le caldaie e macchine per 236 quintali, l’argento greggio e lavorato per 900 quintali, il caolino, gesso e calce per 3743 tonnellate, lo zolfo

greggio o raffinato per 34,914 quintali, i vetri, cristalli e smalti in conterie per 1435 quintali, il riso per 2118 tonnellate, la crusca per 8487 quintali, gli agrumi per 145 quintali, le frutta secche per 1968 quintali, i prodotti vegetali per 2927 quintali, il bestiame ovino e caprino in numero di 3254, gli strumenti musicali in numero di 2346, gli oggetti da collezione e d’arte per 550 mila lire.

 

 

Diminuì invece l’esportazione dell’olio di oliva, per la causa già detta, per 39,685 quintali, dell’acido borico per 256 quintali, del tartaro per 807 quintali, delle erbe e fiori medicinali per 1789 quintali, dei legni e radiche per tinte e concie per 35,891 quintali (diminuzione questa, come quella dell’olio d’oliva generale per tutti i paesi e chiaramente determinata da deficenza di prodotto), delle lane naturali e sudicie per 3374 quintali, della seta tratta greggia per 820 quintali, dei cascami di seta greggia per 4567 quintali, dei tessuti ed altri manufatti di seta per 2413 quintali (ma con un aumento di 8555 quintali sul 1898), degli utensili e lavori in legno per 4528 quintali, degli stracci per 1361 quintali, del marmo greggio per 2404 tonnellate, delle frutta fresche per 7364 quintali (ma con un aumento di 4322 quintali su 1898), degli animali suini in numero di 1681, del burro per 5418 quintali, del pellame per 6824 quintali, e del corallo lavorato per 8624 chilogrammi (in aumento però sul 1898). Le diminuzioni sono in parte dovute a circostanze naturali ineluttabili. In parte perdemmo il terreno già guadagnato nel primo anno, dopo la conclusione del trattato; ma in generale abbiamo compiuto dei progressi, i quali saranno tanto più confortanti quanto più dagli ostacoli incontrati noi ci sentiremo spronati a guadagnare nuovo terreno.

 

 

Speriamo che i cinque mesi, di cui ancora naturalmente mancano le statistiche e che sotto taluni aspetti hanno una grande importanza, continuino l’opera iniziata. Potremo allora dire che il 1900 ha seguito, rispetto al commercio internazionale, le orme buone del 1899 e ci ha fornito materia ad utili considerazioni ed incoraggiamenti nella gara dei traffici mondiali.

Torna su