Il commercio italiano nel 1898

Tratto da:

La Stampa

Data di pubblicazione: 13/03/1899

Il commercio italiano nel 1898

«La Stampa», 13 marzo 1899

 

 

 

Abbiamo ricevuto pochi giorni fa la Statistica del commercio speciale di importazione e di esportazione dall’1 gennaio al 31 dicembre 1898. Trattandosi del documento ufficiale che più presto ci mette in grado di conoscere lo svolgimento del commercio annuo, ci sembra opportuno di spigolare alcune fra le cifre più significanti che vi si trovano contenute.

 

 

Nel 1898 tutte le cifre in generale salgono non solo rispetto al 1898, ma anche agli anni precedenti. Le importazioni infatti, che, dopo essere salite ad 1.605 milioni (dedotti sempre i metalli preziosi) nel 1887, erano progressivamente discese dopo la nuova orientazione delle tariffe doganali fino ad 1.094 milioni del 1894, salgono ininterrottamente nel

 

 

1895 a

1.187 milioni

1896 a

1.189 “

1897 a

1.191 “

1898 a

1.413 “

 

 

in verità l’Italia nel complesso non ha molto da rallegrarsi dell’aumento avvenuto nel 1898. Ecco di fatti come la importazione si ripartisce fra le quattro grandi categorie (in milioni)

 

 

1897

1898

Aumento

Materie gregge necessarie all’industria

460

509

39

Altre materie

245

249

4

Prodotti manufatti

254

262

8

Generi alimentari

221

391

169

 

 

Aumenta sovratutto la importazione dei generi alimentari; né la causa è difficile a rintracciarsi. è il cattivo raccolto di grano del 1897, è la eccezionale domanda di cereali sorta nell’inverno e nella primavera del 1898, la causa principalissima del rialzo insolito della cifra d’importazione dei generi alimentari. Ed invero i 169 milioni di aumento sono costituiti per 123.652 mila lire da frumento e per 34.920 mila lire da granaglie e legumi secchi.

 

 

Una parte in questo aumento l’ebbero anche i provvedimenti che abolirono i dazi di frontiera per un periodo limitato; è naturale che gli importatori abbiano colto l’occasione per introdurre in Italia grosse quantità di frumento allo scopo non di rivenderlo subito, ma di tenerlo in serbo per i giorni in cui il dazio ripristinato ne avesse fatto nuovamente rialzare il prezzo. è a presumersi che l’anno 1899 presenterà una diminuzione nell’importazione del grano non solo naturale per i minori bisogni, ma anche artificiale per la influenza degli stocks esistenti nell’interno. Accanto alla cifra, indice delle condizioni poco liete della pubblica tranquillità nel Regno nell’anno passato, un indizio lieto ci è fornito dall’aumento di ben 13.402 mila lire nella importazione delle carni, del pollame e della cacciagione, indizio lieto perché può far supporre che in parte le condizioni della alimentazione si vadano migliorando.

 

 

Aumentò anche quasi di 40 milioni la importazione delle materie gregge necessarie all’industria. L’aumento massimo lo si ebbe nel carbon fossile (39 milioni), nell’avena (8 milioni), nei semi oleosi (3 milioni), nei minerali metallici (3.350 mila lire), nelle pietre, gessi, terre, calce e cementi (3.222 mila lire), controbilanciati in parte da diminuzioni di 6 milioni pel tabacco in foglie, di 6 milioni per le pelli crude, di 8 milioni negli animali equini.

 

 

In sé le mutazioni sono poco significanti, perché l’aumento straordinario di 39 milioni nel carbone dipende in massima parte non da un aumento nella quantità importata (la quale passò soltanto da 4.259 mila tonnellate a 4.431 mila tonnellate), ma dal cresciuto prezzo per lo sciopero dei minatori del Galles.

 

 

Tanta influenza può esercitare uno sciopero anche su nazioni diverse da quella in cui lo sciopero accade! Curiosa la diminuzione degli animali equini parallela all’aumento dell’avena, quasi che ora si preferisce allevare in Italia i cavalli che prima si compravano all’estero. La diminuzione delle pelli crude è indizio che l’industria nazionale trova sempre maggiore convenienza ad approvigionarsi all’interno. La esportazione non presenta oscillazioni tanto forti, ma più significanti. L’aumento è continuo ed ininterrotto e tanto più celere quanto più si procede innanzi. Durante il periodo posteriore alla proclamazione del regno d’Italia un solo anno, il 1876, ha superato con 1.208 milioni (di soli 5 milioni) il 1898.

 

 

Certamente non è molto confortante di essere rimasti al punto a cui eravamo già giunti 22 anni fa; ma è fatto abbastanza lieto l’esservi ritornati dopo che per un lungo periodo di anni si era persa quasi ogni speranza di raggiungere di nuovo quella meta, per quanto non eccelsa. Però il modo con cui è distribuito l’aumento di 111 milioni del 1898 sull’anno precedente ci lascia adito alla speranza che qualche miglioramento sia ancora possibile nel futuro.

 

 

1897

1898

Aumento

Materie gregge necessarie all’industria (milioni di lire)

194

201

7

Altre materie

348

404

56

Prodotti manufatti

219

264

44

Generi alimentari

329

333

4

 

 

Il maggior aumento lo si ebbe nelle materie diverse necessarie all’industria, e più precisamente, per esemplificare, nella seta tratta semplice o torta per 45.702 mila lire, nei filati di cotone per 4.854 mila lire, nelle trecce per 1.282 mila lire, nell’olio d’oliva lavato al solfuro per 4.270 mila lire. Seguono con 44 milioni i prodotti manufatti, in cui gli aumenti più forti sono dati dai tessuti ed altri manufatti di cotone per 15.530 mila lire, dai tessuti ed altri manufatti di lana per 3.143 mila lire, dai tessuti ed altri manufatti di seta e di filugello per 5.650 mila lire, dai bastimenti ed altri galleggianti per 15.338 mila lire, dai cappelli per 2.338 mila lire, dalle mercerie comuni e fine per 1.139 mila lire.

 

 

Sono le grandi industrie della seta, della lana, del cotone e dei cantieri navali, le quali, non trovando in Italia sbocco sufficiente alla loro produzione, vanno all’estero alla conquista di nuovi mercati. Chi in questo universale concento di gioia fa una magra figura sono le materie gregge e i generi alimentari.

 

 

L’aumento di 7 milioni nelle materie gregge è per intiero dovuto allo zolfo esportato in maggiori quantità ed a prezzi migliori, mentre diminuisce spaventosamente la canapa greggia per 10 milioni. Nei generi alimentari diminuiscono l’olio d’oliva per 21 milioni, le granaglie ed i legumi secchi per 1.123 mila lire, gli agrumi per 1.203 mila lire, la frutta fresca compresa l’uva per 1.245 mila lire, gli animali bovini per 2.311 mila lire. Gli aumenti non si possono paragonare a quelli dei prodotti industriali. Crescono il vino per 6 milioni, il riso per altrettanto, le mandorle, noci e nocciuole per 4 milioni, i pistacchi, i fichi, ecc. per quasi 2 milioni, i legumi ed ortaggi preparati per 1.166 mila lire, i legumi ed ortaggi freschi per 1.262 mila lire, il burro ed il formaggio per 3.353 mila lire, le uova di pollame per 5.228 mila lire.

 

 

Sintomi questi indubbi di un risveglio agricolo che si trova però soltanto ai suoi primi inizi.

 

 

Noi ci auguriamo che l’anno 1899 ci permetta di allargare all’agricoltura le liete constatazioni fatte a proposito dell’industria, e che i leggeri sintomi si convertano durante l’anno che corre in fenomeni grandiosi e certi. Sarà questa la prova più bella dei vantaggi del trattato di commercio italo-francese e l’inizio beneaugurante di un nuovo fecondo periodo di traffici internazionali.

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