Il compito degli elettori

Tratto da:

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. VI

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 13/05/1921

Il compito degli elettori

«Corriere della Sera», 13 maggio 1921

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. VI, Einaudi, Torino, 1963, pp. 168-170

 

 

 

Perché è doveroso andare a votare contro i socialisti, contro i comunisti e, aggiungasi, anche contro i popolari? La ragione fondamentale è la necessità di creare una camera nuova nella quale non vi sia più una minoranza fortissima, orgogliosa, sicura dell’avvenire, decisa a proclamare la propria dittatura ed a considerare come corrotta e putrefatta tutta quella parte della nazione che essa chiama borghesia; e nella quale la maggioranza non sia più debole, timida, disposta a lasciarsi mettere il piede sul collo, persuasa di essere sorpassata ed invecchiata e bisognosa di essere lasciata in vita dalla compassione del nemico. Fu questa atmosfera falsa la quale corruppe la legislatura passata; imbaldanzì i distruttori ed invertì stranamente le parti facendo passare per unici depositari della verità e della giustizia coloro che ad altro non intendevano che alla sopraffazione ed alla tirannia.

 

 

Il voto degli elettori deve ristabilire nella nuova camera il senso delle proporzioni, il rispetto alla verità ed alla realtà. Non più legislazione demagogica, ma legislazione inspirata al buon senso ed al bene del paese. Non deve più essere possibile lo scandalo di una seduta straordinariamente prolungata nella sera, in cui a gara socialisti e popolari imposero l’approvazione di un ordine del giorno il quale significava nientemeno che l’avviamento alla socializzazione delle industrie e dell’agricoltura. Allibiti, i deputati cosidetti liberali e borghesi non osarono fiatare e per paura di vedersi svillaneggiati come retrogradi e venduti, si adattarono a votare un ordine del giorno che essi in cuor loro sapevano assurdo ed inattuabile; se attuato, disastroso.

 

 

Non deve più essere possibile che un’altra volta, nelle stesse condizioni di gara demagogica tra socialisti e popolari e di viltà dei liberali si voti un ordine del giorno simile a quello Casalini, col quale si feriva a morte il bilancio italiano, si provocava il deprezzamento della moneta ed il rincaro della vita a danno dei veramente poveri e bisognosi.

 

 

Questo spettacolo di miseria morale e di viltà deve tramontare. Nella nuova camera a nessuno deve essere impedito di parlare, neppure ai comunisti ed ai socialisti. Ma deve formarsi un ambiente nuovo, nel quale alle idee liberali sia finalmente consentito di rialzare il capo e di rivendicare tutta quella nobiltà ed altezza a cui esse hanno diritto. Gli elettori hanno il dovere di mandare alla camera uomini i quali fieramente, apertamente professino le proprie idee, le proclamino migliori di quelle dei socialisti e meritevoli di trionfare e di sopravvivere anche quando le altre saranno morte.

 

 

Negli altri parlamenti, in quello inglese e in quello francese, nel senato americano non si ebbe traccia di quella legislazione demagogica da cui fummo sopraffatti in Italia, e non si ebbe appunto perché gli uomini politici non considerano se stessi indegni di vivere e non impetrano le ragioni della vita dalla pietà degli avversari. Reca stupore all’estero la facilità con cui in Italia governo e partiti politici liberali hanno accettato, senza quasi discutere, il concetto del controllo operaio nelle fabbriche. E lo stupore cresce quando si viene a conoscere che l’accettazione muove dalla paura di parere meno progrediti degli avversari. A torto, il nostro paese viene perciò considerato come in balia del caso; poiché se un partito estremo bandisce una stravaganza senza nome, gli altri partiti debbono, per emulazione, farla propria ed attuarla. A torto si pensa così all’estero, perché il paese, in cui prevale il buon senso, resiste. Importa però che il buon senso e il senso della realtà e della misura e del possibile dominino anche alla camera; e che in essa si formi un gruppo, sufficientemente numeroso e sovratutto consapevole dei propri doveri, il quale ad ogni proposta nuova non chieda: è essa abbastanza demagogica da procurare l’applauso della folla, della gente senza testa, degli scribacchiatori da dozzina? ma invece: è essa utile al paese? quali esperienze si sono già fatte in proposito, quali risultati hanno dato?

 

 

Nove decimi della legislazione di guerra devono essere spazzati via, alla stregua dell’esperienza fatta. Nove decimi di legislazione interventistica, socialistica, creatrice di camorre burocratiche e feconda di spese inutili e di imposte sperequate. Bisogna, per spazzar via tutto questo tritume, avere il coraggio della realtà e saper tollerare, con disprezzo, le accuse di voler favorire l’interesse privato le quali saranno lanciate da coloro i quali vogliono continuare a rimanere assisi al banchetto dello stato.

 

 

Perciò noi diciamo che bisogna votare per i partiti del blocco, o dove il blocco non esiste per i partiti contrari al socialismo. Solo in questi partiti invero vi sono gli uomini i quali potranno formare il gruppo battagliero il quale ha la missione di sostituire al culto delle parole quello della realtà, alla difesa del socialismo burocratico creato durante la guerra il ritorno alle libere iniziative. Contrariamente alla leggenda creata dai nostri avversari ed accreditata da troppi liberali, i veri retrivi, i veri puntellatori di un regime in dissoluzione sono i socialisti ed i comunisti. I liberali sono e devono essere orgogliosi di dirsi gli araldi delle forze giovani le quali vogliono ridurre lo stato, divenuto fatalmente tirannico durante la guerra, alle sue funzioni essenziali e intendono spingere il paese a nuove altezze insperate di ricchezza materiale e di grandezza morale.

 

 

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