Il costo di produzione
Tipologia : Paragrafi/Articoli
Data pubblicazione : 01/03/1901

Il costo di produzione

«La Riforma Sociale», marzo 1901, pp. 312-314

 

 

 

P. Jannaccone: Il costo di produzione – Torino, Unione Tipografico Editrice, 1901, pp. XV-365.

 

 

In questo volume sul costo di produzione l’autore si propone di ricercare se, tra il vario modo d’intendere e misurare il costo nella dottrina economica, vi sia un concetto fondamentale cui tutti gli altri possano ridursi, e di studiare le cause, i modi e i limiti delle variazioni del costo di produzione. Quindi un doppio ordine di ricerche intorno al costo di produzione, considerato come categoria economica distinta e indipendente; indagini sul concetto scientifico di costo e indagini sulle variazioni di fatto del costo di produzione.

 

 

Nonostante questo duplice scopo dell’opera, le quattro parti in cui essa è distribuita, sono strettamente connesse fra loro. Nella prima, in cui è studiata la formazione della teoria del costo di produzione, partendo dai fisiocrati e giungendo sino ai più recenti scrittori della scuola austriaca ed ai loro avversari, è dimostrato come le varie dottrine sulla natura e sulla struttura del costo derivino logicamente le une dalle altre; ed è detto come i grandi mutamenti nel concetto di costo corrispondano alle grandi trasformazioni nel fatto economico-tecnico ed economico-sociale della produzione. Sotto il concetto di costo, quale è presentato nelle mutevoli fasi della dottrina, bisogna quindi ricercare il fatto persistente ma evolutivo, che del costo determina la sostanza e la struttura e che la teoria più o meno fedelmente rispecchia (pag. 69).

 

 

Come uno dei mezzi a questa ricerca, l’autore studia nella seconda parte la valutazione del costo di produzione nell’economia moderna. E questo studio porge i primi materiali per la determinazione sia della natura sia delle variazioni del costo di produzione.

 

 

Nel primo capitolo, infatti, è esposto il calcolo del costo in un’azienda industriale moderna, facendo spiccare il parallelismo che esiste tra le forme concrete del costo e le diverse combinazioni che possono intercedere fra i varii fattori della produzione, e facendo rilevare come tra l’atto produttivo e il costo esiste una piena e perfetta corrispondenza (pag. 99).

 

 

Per dimostrare, poi, questa corrispondenza e per aprir la via allo studio delle ragioni delle variazioni del costo, in un secondo capitolo sono sottoposti ad una minuta elaborazione i dati raccolti dall’Inchiesta americana sugli elementi del corso di varii prodotti. E il capitolo seguente, raccogliendo le conclusioni che sgorgano dall’analisi statistica, espone le cause organiche e le cause funzionali della differente altezza dei costi. Hanno costi diversi non soltanto prodotti diversi, ma prodotti identici in paesi diversi e prodotti identici nello stesso paese, ma generati in aziende diverse. Le ragioni della differente altezza dei costi, massimamente in quest’ultimo caso, sono di natura funzionale, cioè derivano dalle differenze di struttura e dal modo d’operare delle varie intraprese.

 

 

A pag. 191 sono enumerate le forme principali in cui queste differenze funzionali si manifestano, e nelle pagine seguenti è mostrato come esse possano intensificarsi ove la produzione abbia luogo in paesi diversi.

 

 

Avendo lo studio analitico della seconda parte rivelate le relazioni che nell’economia moderna si stabiliscono fra l’organo della produzione, cioè l’intrapresa e il costo, nella terza parte, rivolta a determinare la natura e le variazioni del costo, si passa dal particolare al generale, dall’analisi dei fatti alla costruzione teorica. In un primo capitolo, intitolato appunto l’intrapresa e il costo, l’autore, assegnato al concetto d’intrapresa un contenuto assai più largo di quello che ordinariamente gli si dà, stabilisce che il costo, nella sua espressione più generale, è il dispendio d’energia economica dell’intrapresa nel compimento d’un atto produttivo (pag. 213). E poiché l’intrapresa, nello sviluppo economico-tecnico ed economico-sociale è mutevolissima di forme, a ciascuna forma di essa, a ciascun vario aggruppamento dei singoli fattori produttivi, corrisponde una diversa espressione di costo, dal puro lavoro umano al costo molteplice della moderna economia industriale (pag. 228). Nel secondo capitolo si discende ad una maggior approssimazione con lo stabilire la dipendenza fra il processo produttivo ed il costo. Ogni processo produttivo importa il dispendio di certe determinate dosi di fattori produttivi e di tempo per ottenere una certa quantità di prodotto. E quindi il costo si determina così in ragione della quantità di fattori produttivi e di tempo consumata, come in ragione inversa della quantità di prodotto ottenuta.

 

 

Onde poi la riduzione del costo si ottiene per tre vie: aumento di prodotto, ossia potenziamento del processo produttivo; diminuzione del tempo, ossia acceleramento; diminuzione nel dispendio dei fattori produttivi, ossia concentramento (pag. 241). Ma in ogni intrapresa concreta questi tre procedimenti di riduzione del costo, e in generale la determinazione e le variazioni del costo, sono soggetti all’azione di forze contrastanti, perché i varii individui partecipanti all’intrapresa possono sentire il costo in modo differente, e quindi avere interessi diversi. Un terzo capitolo studia l’esplicarsi di queste lotte nell’interno di una intrapresa e le loro risultanze, e segna i limiti in cui s’imbatte ciascuno dei tre procedimenti di riduzione del costo. Così, ad esempio, il potenziamento trova un limite nell’aumento assoluto dello sforzo produttivo o nella diminuzione di utilità o di valore del prodotto; l’accorciamento del periodo produttivo nella diminuzione in misura più che proporzionale, della quantità di prodotto o nella composizione del capitale; il concentramento, sotto la forma più comune di sostituzione di capitale fisso a capitale salari, principalmente nell’altezza del saggio dell’interesse (pag. 273, 289, 295, 309). Esaminate queste ed altre ragioni (spese di trasporto, imposte, ecc.) di variazioni del costo di uno stesso prodotto, l’autore stabilisce che non v’e` per una merce un costo di produzione, ma una scala di costi-produzione, e che fra le intraprese produttive di uno stesso bene questa scala si forma per ragioni derivanti dal grado di sviluppo, dalla struttura, dalla situazione, dall’età e dall’equilibrio interno delle intraprese; dall’azione del processo produttivo; dai limiti d’applicazione dei varii procedimenti di riduzione del costo; dalla diversa imputazione di alcuni elementi di costo alle singole unità di prodotto (pag. 317).

 

 

Come questa terza parte fa riscontro alla seconda nella sua totalità e nei capitoli in cui è divisa, così la quarta corrisponde alla prima: nella prima era criticamente esposta la formazione della teoria del costo di produzione; nella quarta sono svolti alcuni principii critici per la teoria del costo di produzione. Affermato innanzi tutto che la determinazione delle variazioni differenziali del costo è il fondamento necessario di una teoria dei redditi differenziali, l’autore passa a indagare da qual limite debbano cominciarsi a misurare le variazioni differenziali del costo di produzione. Fissato per tal modo il concetto di costo-limite e d’intrapresa-limite, esaminato sino a qual punto il concetto di costo, esposto nell’opera si accordi o discordi con le principali dottrine, distinto nettamente il concetto di rimunerazione da quello di reintegrazione, l’autore dimostra come nella realtà esistano intraprese di diverso grado di produttività; come in ciascuna categoria le intraprese poste all’estremo limite della produttività producano le sole quote di reintegrazione di ciascuno dei fattori produttivi; come, perciò, i redditi differenziali, derivanti da variazioni differenziali nei costi di produzione, non facciano parte del costo nelle intraprese dello stesso grado in cui essi sorgono, ma facciano parte del costo delle intraprese di grado superiore (pag. 342). Discussa per tal modo la questione se rendita, profitto, ecc., facciano parte del costo di produzione, l’autore prende in esame la teoria delle quasi-rendite, e infine difende la generalizzazione della dottrina dei redditi differenziali da alcune obbiezioni fondamentali che le furono mosse (pag. 350 e 356).

 

 

Chiude il volume un riassunto delle conclusioni principali, scaturite dalla trattazione dell’argomento.

 

 

Il breve esame ora compiuto dimostra che noi ci troviamo dinanzi ad un’opera la quale fa veramente grande onore all’autore ed anche al Laboratorio di Economia politica diretto dal prof. S. Cognetti De Martiis, dove il lavoro fu scritto.

 

 

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