Il franco belga

Tratto da:

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. VII

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 07/02/1924

Il franco belga

«Corriere della Sera», 7 febbraio 1924

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol.VII, Einaudi, Torino, 1963, pp. 580-581

 

 

 

Signor direttore,

 

 

ho letto con grande interesse l’elaborato articolo intitolato Il franco belga, a firma L. E., apparso nel pregiato di Lei giornale il giorno 31 gennaio. Rilevo specialmente il seguente brano: «La politica monetaria in se stessa non sarebbe troppo preoccupante. La quantità dei biglietti emessa, passata da 1.067 milioni alla fine del 1913 a 6.701 alla fine del 1922, è cresciuta ancora a 7.460 alla fine del 1923. Preoccupa non tanto l’incremento assoluto, quanto la continuità dell’incremento, indice di incalzanti bisogni dell’Erario».

 

 

Una tale affermazione, data l’autorità di cui meritatamente gode lo scrittore, potrebbe suscitare una impressione sbagliata: ed è perciò che credo mio dovere far conoscere le dichiarazioni molto precise che il signor Hautain, Direttore generale della Banca nazionale del Belgio, ebbe a fare sulla questione tanto importante della «inflazione», in occasione del discorso da lui indirizzato l’1 gennaio a re Alberto al palazzo reale di Bruxelles. Il sig. Hautain si è espresso in questi termini:

 

 

«Una reale e feconda attività ha accentuato la rinascita della nostra industria. I nostri principali prodotti s’incamminano a poco a poco fino a raggiungere l’importanza dell’anteguerra, e la questione della disoccupazione, così assillante per altre nazioni, ha cessato di preoccuparci.

 

 

«Lo sviluppo della vita economica ha naturalmente apportato all’istituto dell’emissione un aumento proporzionale di operazioni di sconto o di prestito. Ne è quindi derivata una maggiore circolazione fiduciaria. Ma questa progressione non ha punto rivestito alcun carattere d’inflazione statale. Non fu emesso un biglietto a titolo di un qualsiasi anticipo al governo.

 

 

«Al contrario, il governo belga, fedele alla politica da esso iniziata fin dal 1919, ebbe già a rimborsare alla Banca nazionale ben più di un mezzo milione sull’unico anticipo che aveva ricevuto nel 1919 all’epoca del ritiro dei marchi tedeschi, e la legge del 10 agosto 1923 venne appunto a consacrare definitivamente per l’avvenire il principio dei regolari rimborsi.

“Ciò significa che l’azione energica del governo e della Banca nazionale non ebbe mai ad arrestarsi. La nostra politica di deflazione lenta e metodica continua: e il progresso attuato dal governo belga nella via di risanamento dei bilanci tende a renderla più efficace».

 

 

Apprezzando da lungo tempo i principii di perfetta oggettività e lealtà, ai quali si è sempre informato l’importante periodico da Lei diretto, non dubito che Ella non possa a meno di pubblicarvi questi dati precisi, provenienti dalla fonte, più competente in materia, dell’autorità belga.

 

Il Console generale del Belgio

 

Dossogne

 

 

Prendiamo atto ben volontieri della dichiarazione precisa del signor Hautain: non essere l’aumento recente della circolazione fiduciaria belga dovuto ad anticipi richiesti dal governo belga. La dichiarazione non risolve tuttavia i due problemi capitali: se l’aumento non sia indirettamente dovuto alla situazione del bilancio e se esso dia o non luogo ad una inflazione monetaria. Per escludere la prima ipotesi, farebbe d’uopo dimostrare che l’emissione di titoli di debito pubblico di qualunque specie fatta allo scopo di colmare il disavanzo del bilancio «complessivo» non dia luogo a maggiori anticipazioni su titoli fatte a privati. In Italia ciò accadde in passato per somme cospicue e pare accada oggi in Francia. Il signor Hautain non ci dice nulla in proposito. Egli invece assevera che l’aumento della circolazione è dovuto al risveglio dell’attività industriale e commerciale e che esso è contemporaneo all’attuarsi di una politica di deflazione lenta e metodica. Questo secondo problema non si risolve neppure esso con la semplice constatazione dell’aumento degli affari. In regime di circolazione sana, col cambio a vista in oro, non si può aumentare la circolazione cartacea oltre un certo limite, che agisce automaticamente con la richiesta e con l’esportazione dell’oro. In regime di corso forzoso, il limite non esiste. L’aumento di circolazione è indice di affari buoni o è esso stesso causa di aumento nel fabbisogno monetario per l’aumento dei prezzi? Vecchia questione che si discuteva già in Inghilterra al tempo del Restriction Act, fra il 1797 ed il 1821. Una cosa è certa: che l’aumento negli affari non autorizza ad affermare che non continui l’inflazione monetaria.

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