Opera Omnia Luigi Einaudi

Il grande bilancio inglese

Tipologia: Paragrafo/Articolo – Data pubblicazione: 03/05/1909

Il grande bilancio inglese

«Corriere della sera», 3 maggio 1909

 

 

 

«A mad budget», un bilancio pazzesco lo definì un deputato nella Camera dei Comuni appena finita l’esposizione finanziaria. La parola «pazzesco» può essere benignamente interpretata nel senso che il Cancelliere dello Scacchiere, Mr. Lloyd George, ha messo innanzi un programma tributario di una temerarietà inaudita e contrario alle consuetudini in apparenza più incontrollabili della pratica legislativa inglese. Ed in realtà il bilancio del 1909 segnerà una pietra miliare nella storia finanziaria dell’Inghilterra. Il compito che il signor Lloyd George doveva risolvere era in verità siffattamente arduo da far impallidire ogni volontà più ferma ed ogni maggior audacia riformatrice. Conservatori, liberali e radicali concordi avevano insistito su due punti principalissimi del programma di spese: costruzioni di nuove Dread-noughts e conservazione e magari ampliamento del sistema gigantesco delle pensioni di Stato ai vecchi.

 

 

Preparazione alla guerra marittima e contro la povertà, difesa dell’integrità del territorio nazionale e difesa, entro il territorio, dei vecchi contro la miseria. Finché si discorreva di votare i bilanci della spesa di questa guerra contro il nemico e contro la miseria, tutti i partiti erano concordi e il solo dissenso si aveva per ciò che i conservatori reclamavano un numero ancor maggiore di Dread-noughts mentre i radicali estremi invocavano l’abbassamento da 70 a 65 anni del limite di età per le pensioni di Stato ai vecchi. La discordia è incominciata nel momento in cui il Cancelliere dello Scacchiere presentò il conto da pagare ed indicò i mezzi atti a fronteggiare il carico. Il deficit tra le entrate e le spese previste era in verità colossale: 15.762.000 lire sterline a cui si devono aggiungere 600.000 L.st. per il miglioramento delle strade inservienti alle automobili ed ai motocicli, 200.000 L.st. per il fondo del progresso agrario (sovratutto rimboschimento) 100.000 L.st. per la istituzione di uffici locali del lavoro, 50.000 L.st. per la burocrazia incaricata di applicare ed esigere le nuove imposte. In tutto 16.712.000 L.st., ossia 417.800.000 lire nostre di deficit previsto ove non si fossero deliberate nuove entrate. Tre milioni di L.st. (75.000.000 L.it.) furono facilmente ottenuti con quel procedimento che gli inglesi chiamano nel loro caratteristico linguaggio «a raid on the sinking fund», ossia un assalto al fondo di ammortamento del debito pubblico. Per pagare l’interesse e l’ammortamento del debito consolidato era finora stabilito un fondo annuo di 28 milioni di L.st., di cui all’incirca 18 servivano per l’interesse e 10 per l’ammortamento. Il fondo è ora ridotto a 25 milioni, cosicché l’ammortamento si farà per soli 7 milioni, e 3 milioni sono liberati andando a diminuire il deficit previsto per l’anno in corso. Rimangono da trovare 13.712.000 L.st. ossia 342.800.000 lire nostre. E qui comincia la gragnuola delle tasse.

 

 

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Gli automobilisti potranno sperare di correre su strade migliori, ma invece di pagare le tasse antiche, commisurate a peso, pagheranno ora in ragione dei cavalli-vapore. Sotto 6,1/2 HP., pagheranno lire 52.50 (traduco senz’altro d’ora in poi le cifre in lire nostre), da 6,1/2 a 12 HP., lire 78.75, da 12 a 16 HP., L. 105, da 16 a 26 HP., L. 157.50, da 26 a 33 HP., L. 210, da 33 a 40 HP., L. 262.50, da 40 a 60 HP., L. 501.25, al disopra di 60 HP., L. 1005. Le automobili dei medici pagheranno la metà. I motocicli saranno tassati con 25 lire l’anno. Di biciclette non si parla; né si mutano le tasse sulle automobili di piazza, continuando pure le esenzioni esistenti per i carri automobili industriali. In aggiunta a queste tasse, allo scopo di colpire maggiormente gli automobilisti che faranno maggiore uso delle loro vetture è stabilita una tassa di 3 pence per gallone (7 centesimi circa per litro) sul petrolio ed altri «spiriti» usati per automobili, motocicli, ecc. La tassa è ridotta a metà per gli omnibus e le vetture di piazza.

 

 

Se l’imposta sulle automobili e sul petrolio colpisce la ricchezza, questa trarrà giovamento dall’imposta perché il provento sarà versato ad un fondo speciale per il miglioramento delle strade. Gli aumenti nell’imposta sul reddito (income tax) e nelle tasse di successione servono soltanto a colmare il deficit generale del bilancio. Per spiegare l’importanza degli aumenti odierni sarebbe d’uopo esporre l’organizzazione tributaria inglese, il che non può farsi in un articolo. Dirò solo che l’imposta sul reddito viene oggidì messa sui redditi di almeno 4000 lire nostre, lasciando esenti i redditi inferiori. Dalle 4000 alle 17.500 lire l’imposta sale a poco a poco dallo 0.01 al 5% del reddito, rimanendo ferma al 5% per i redditi superiori. Però per i redditi inferiori a 50.000 lire l’anno, derivanti dal lavoro, dalle professioni, dalle industrie e dai commerci personalmente esercitati (redditi guadagnati) l’imposta è ridotta di 1/4, cosicché i redditi superiori a L. 17.500 pagano il massimo del 3.75% sino a L. 50.000, e solo quelli superiori a lire 50.000 pagano l’imposta normale del 5%. Il signor Lloyd George vuole apportare alcune notevoli modificazioni a questo congegno. L’imposta rimarrà quale è ora, ossia del 3.75% per i redditi «guadagnati» sino a L. 50.000, e del 5% per gli stessi redditi fra 50.000 e 75.000 lire. Per tutti gli altri redditi, ossia per i redditi «guadagnati» al disopra delle lire 75.000 e per tutti i redditi «di capitale» l’imposta viene portata al 5.84% del reddito. Tutti coloro che hanno un reddito non superiore a 12.500 lire all’anno, avranno però diritto di ottenere un diffalco dal reddito di 250 lire per ogni figlio in età minore di 16 anni.

 

 

L’aumento per i grossi redditi è reso inoltre più acerbo, perché coloro che hanno un’entrata annua di 125.000 lire, da qualunque fonte proveniente, saranno colpiti con una imposta addizionale (super-tax) del 2.50% su quella parte del loro reddito che supererà le 75.000 lire. La progressività dell’imposta che in Inghilterra finora esisteva solo per i redditi fra le 4000 e le 75.000 lire, adesso sarà applicata altresì agli altissimi redditi superiori alle 125 mila lire l’anno. Un’ultima disposizione completa la riforma dell’income-tax. Finora non veniva fatta distinzione fra residenti e non residenti e tutti godevano, per i redditi posti fra le 4000 e le 17.500 lire, del diritto di pagare una imposta gradualmente crescente dallo 0.01 al 3.75 per cento per crediti «guadagnati» e dallo 0.01 al 5 per cento per i redditi «di capitale». Adesso le persone residenti all’estero pagheranno, qualunque sia il loro reddito, l’intiera imposta del 3.75 o del 5.84 per cento, a seconda dei casi, senza alcun diritto di riduzione.

 

 

Gravi sono anche gli aumenti per l’imposta di successione. Le fortune lasciate dal defunto pagano ora una imposta che va dall’1 al 3 per cento per le fortune inferiori alle 125.000 lire nostre, e questa tassa rimarrà immutata. Le fortune superiori a lire 125.000 pagano ora un’imposta che comincia col 4 per cento e raggiunge il massimo del 15 per cento per le fortune superiori a 75 milioni di lire. D’ora in poi il massimo del 15 per cento verrà raggiunto più presto, per le fortune di 25 milioni di lire nostre, cosicché la progressività sarà più rapida tra 125.000 e 25.000.000 di lire, fermandosi al 15 per cento a questo punto. Altri aumenti sono proposti per le altre tasse di successione che esistono in Inghilterra e colpiscono le somme ricevute dagli eredi o legatari, mentre l’imposta principale sopra spiegata colpisce il patrimonio lasciato dal defunto. Si può dire senza andare nei particolari, che riuscirebbero incomprensibili a chi non abbia un’idea, almeno approssimativa, del diritto privato inglese, che tutte quelle tasse vengono aumentate dal 50 al 100 per cento.

 

 

Il signor Lloyd George non ha dimenticato le tasse sugli affari. Le tasse sui trasferimenti della proprietà a titolo oneroso verranno portate dallo 0.50 all’1 per cento del valore. Per i titoli al portatore la tassa unica iniziale di circolazione viene portata altresì dallo 0.50 all’1 per cento del valore nominale del titolo, salvo per i titoli emessi dai Governi coloniali per cui è rialzata dallo 0.125 allo 0.25 per cento. La tassa sui trasferimenti dei titoli nominativi, che ora è dello 0.50 per cento del valore quando il trasferimento si fa per regolare contratto e di 10 centesimi per contratti in borsa di un valore tra 125 e 2500 lire e di lire 1.25 per i contratti di valore superiore, viene unificata. Si pagheranno 62 centesimi per tutti i trasferimenti in qualunque modo fatti, in borsa o fuori borsa, del valore fra 125 e 2500 lire, lire 1.25 per i valori fra 2500 e 12.500 lire, lire 2.50 per i valori fra 12.500 e 25.000 lire, con un aumento di tassa di lire 2.50 per ogni aumento di valore di lire 25.000. La tassa sui contratti di riporto sarà uguale alla metà per ognuno dei due contratti.

 

 

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Nel discorso sul bilancio il Governo si è preso la rivincita della sconfitta subita alla Camera dei Lordi sul progetto sugli spacci di bevande alcooliche. Finora i «pubblicani», come sono chiamati in Inghilterra gli spacciatori di vino, spiriti ed altre bevande alcooliche, pagavano una «licenza» annua la quale era del 50 per cento del valore locativo per le piccole osterie e discendeva ad una percentuale bassissima, del 5 per cento e meno per i maggiori e più frequentati spacci di Londra. D’ora in poi non sarà più colpito il valor locativo, ma il reddito annuo presunto della licenza di spaccio conferita dal Governo; e l’imposta sarà del 50 per cento del reddito per tutti. L’aumento è fortissimo, sia per l’aumento dell’imposta, sia perché si colpisce il vero reddito e non più il valor locativo.

 

 

La tassa «minima» di licenza sarà di lire 125 all’anno per gli spacci di campagna e dei villaggi di meno di 2000 abitanti, di lire 250 per i villaggi fra 2000 e 5000 abitanti, di lire 375 tra 5000 e 10.000 abitanti di lire 500 fra 10.000 e 50.000, di lire 750 fra 50.000 e 100.000 e di lire 875 per le città con più di 100.000 abitanti. Norme speciali regolano l’aumento di imposta per gli spacci di birra e gli alberghi. I clubs, che finora non pagavano alcun diritto, dovranno versare l’1.25 per cento del ricavo lordo della vendita di bevande alcooliche.

 

 

Dopo avere irritato i pubblicani, Lloyd George passò ai grandi proprietari di terreni, di cui a lungo discusse le gravissime colpe economiche e sociali. Largo di lodi per i proprietari grandi e piccoli di terreni agricoli da lui considerati come fervidi cooperatori del progresso agrario, fu asprissimo contro i proprietari di terreni edilizi e di miniere, i quali vedono crescere a mano a mano il reddito ed il valore dei loro terreni senza che essi debbano pur muovere un dito. Egli propose perciò che fosse fatto un censimento del valore dei terreni di tutta l’Inghilterra, costrutti o non costrutti, coltivati od incolti. Da questo valore dovranno essere dedotti il valore della terra agricola, il valore degli impianti minerari, delle case civili, delle costruzioni industriali e di tutto ciò in sostanza che possa essere considerato come opera dell’uomo. Il valore rimanente sarebbe il valore del suolo nudo del 1909, e dovrebbe essere la base di tre imposte.

 

 

Una prima imposta sarebbe annua, dello 0.21 per cento sul valore capitale del terreno nudo e corrisponderebbe alla italiana imposta sulle aree fabbricabili, in misura però di gran lunga più tenue. Una seconda imposta dovrebbe colpire l’aumento di valore verificatosi, oltre il valore-base del 1909, nel momento in cui i terreni mutassero di proprietario per vendita od eredità; e sarebbe del 20 per cento dell’aumento di valore, beninteso del puro suolo nudo. Gli enti morali, che non muoiono, pagheranno la imposta ad intervalli fissi di tempo. La terza imposta è un po’ difficile a spiegare perché corrisponde ad un istituto quasi ignoto da noi: l’affitto di terreni edificabili per 60-90 e più anni, coll’obbligo nell’affittuario di fabbricare una casa e di riconsegnarla al proprietario, di solito senza indennità, alla scadenza del periodo. Un’imposta del 10 per cento sarà messa sul beneficio ricavato dal proprietario dalla fine del contratto di fitto. Parecchie modalità regoleranno nei particolari quest’ultimo tributo.

 

 

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L’ultimo pensiero del Cancelliere dello Scacchiere fu per i consumatori. Le imposte sugli spiriti saranno aumentate di circa un terzo, e precisamente l’aumento sarà di 103 lire nostre all’ettolitro. Il dazio sul tabacco greggio, che ora è di circa lire 8.30 il chilogrammo, sarà portato a circa lire 10.04. Il maggior provento sperato dalle due imposte sui consumi è di lire sterline 3.500.000, mentre il resto, sino a giungere ai 13 milioni e 3/4 ancor necessari a colmare il deficit, è ricavato da imposte sui ricchi, sui londlords, sui pubblicani e sugli affari.

 

 

Ciò che ha fatto stupire moltissimi in Inghilterra e che ha fatto qualificare questo bilancio come «a mad budget» non è il modo tenuto nella scelta delle imposte da istituire o da aumentare, quanto il fatto che un simile cumulo di proposte si sia potuto presentare in un anno di pace. A noi continentali, abituati in molti campi a ben più alti saggi di imposta, a noi italiani che trasciniamo da quarant’anni il peso dei decimi di guerra, il discorso di Lloyd-George fa una mediocre impressione. In Inghilterra l’ha fatta enorme, e non è una esagerazione affermare che esso segna l’ultima tappa della scomparsa del partito liberale inglese. Corre sul continente europeo e in Italia l’opinione che in Inghilterra sia adesso al potere il partito liberale. Era una leggenda, ed il bilancio di Lloyd-George la sfata definitivamente. Nessun Cancelliere dello Scacchiere liberale avrebbe presentato mai un bilancio di guerra in tempo di pace. Era principio incrollabile degli uomini del partito liberale che in tempo di pace le spese e le imposte dovessero ridursi al minimo. A noi una imposta sul reddito del 5.84 per cento anche con la sovratassa per le grosse fortune di un altro 2.50 per cento sembra sopportabilissima, sovratutto tenuto conto delle molteplici riduzioni. Agli uomini del vecchio partito liberale inglese, che facevano consistere il loro punto di onore nel ridurre in pace l’imposta fino all’1.20 per cento per conservare una riserva di aumento nei tempi di guerra, una tassa del 5.84 per cento in tempo di pace sarebbe sembrata un assurdo. Assurdo per l’entità della cifra, ed assurdo come indice della natura delle spese da sopportarsi con quella entrata. Né meno antipatiche sarebbero ad essi state molte delle maniere di imposizione escogitate dal Cancelliere dello Scacchiere.

 

 

Ma i liberali della «piccola Inghilterra», i nemici della estensione delle funzioni dello Stato, sono morti. Quelli che oggi si chiamano liberali sono invece «radicali», «democratici-sociali», «liberali-imperialisti»; e mentre i loro predecessori erano l’oggetto della ammirazione e della imitazione di tutta Europa, essi si sono messi ad imitare tutte le novità francesi, tedesche ed italiane in materia di finanza e di amministrazione pubblica.

 

 

Quale sarà il risultato dell’opera dei radicali e democratici d’oggi è prematuro dire. Con le loro idee fisse di parsimonia, di nullificazione dello Stato, di mitissime imposte, i vecchi liberali della «piccola Inghilterra» hanno costrutto la grande e gloriosa e ricca nazione d’oggi.

 

 

Auguriamoci che i liberali nuovi, imitatori della politica militare e della politica sociale della Germania, non abbiano a lasciare ai loro figli un paese in lotta con i debiti, con il caro della vita, con difficoltà risorgenti di accrescere imposte già gravissime, un paese insomma, posto nei frangenti in cui si dibatte la Germania d’oggi.

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