Il marco-rendita

Tratto da:

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. VII

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 09/05/1924

Il marco-rendita

«Corriere della Sera», 9 maggio 1924

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol.VII, Einaudi, Torino, 1963, pp. 704-707

 

 

 

V’ha, dicono, in Italia taluno, il quale non contento delle perdite subite in seguito alla svalutazione del marco-carta, vuole conseguire non si sa quale compenso mettendosi a fare incetta di marchi-rendita. O, anche, trattasi semplicemente di piccole somme in biglietti spesi dai forestieri tedeschi viaggianti in Italia, che gli acquisitori italiani tesoreggerebbero, nella speranza di rivenderli a più alti corsi. La credenza nella invincibilità economica della Germania è così diffusa dunque da indurre ad investir nuovamente buoni risparmi italiani in carta tedesca?

 

 

Veramente, per cominciare, non si sa in che cosa possa consistere la speculazione sul marco-rendita. Da quanto si può sapere il marco-rendita può essere comprato in Italia all’incirca sul corso di 5,30 lire italiane. Una vera negoziazione non v’è, perché i marchi-rendita non sono moneta per l’estero; ma si fanno qua e là prezzi occasionali, con scarti enormi, i quali vanno da lire italiane 4,80 offerte al viaggiatore tedesco occasionale, il quale vuole vendere i marchi-rendita spiccioli di cui è fornito, a lire 6 pretese dal compratore pure occasionale, il quale abbia bisogno di marchi-rendita in biglietti.

 

 

Fermiamoci al prezzo di lire 5,30. Poiché ai corsi attuali del prezzo dell’oro (1 lira-oro = 4,30 lire-carta) e alla parità aurea del marco (1 marco-oro = 1,2346 lire-oro), è facile calcolare che 1 marco-oro vale 5,30 lire italiane carta, si conclude che il marco-rendita è pagato ad un prezzo uguale al prezzo dell’oro e quindi del dollaro, unica moneta permutabile a vista in oro.

 

 

Che cosa speri la gente, la quale si lascia affibbiare marchi-rendita, non si capisce davvero. Chi vuole speculare sul rialzo dell’oro, farebbe meglio a comprare addirittura oro o dollari, non mai marchi-rendita, la cui convertibilità in oro, come vedremo, è grandemente dubbia. Il fatto che il marco-rendita oggi sembra quotare un prezzo uguale al prezzo dell’oro basterebbe a sconsigliare dallo specularvi. Per qual ragione una moneta, sia pure emessa dall’invincibile Germania, potrebbe acquistare un prezzo superiore a quello dell’oro? Bisognerebbe supporre che la banca emittente volesse rimborsarla in un qualche super-oro di nuovissima invenzione.

 

 

La speculazione sul marco-rendita appare stravagante anche se il compratore riesce ad incettarlo a prezzi inferiori alla parità coll’oro. Una speculazione la quale, anche se si riesce a comprare il marco-rendita a 5,10 od a 5 lire, ha dinanzi a sé un margine massimo di rialzo del 3 o del 5%, sarebbe spiegabile solo se il margine fosse sicurissimo e di rapida consecuzione. Invece, non solo il margine non c’è, ma è soggetto a molteplici rischi.

 

 

Che cosa è invero questo famigerato marco – rendita? Esso non è affatto una moneta permutabile a vista in oro; ma una sorta di «assegnato» francese di buona memoria, di quelli che finirono a zero all’epoca del terrore, ed è garantito da una ipoteca generale sulla proprietà industriale, agricola e commerciale della Germania, ipoteca che può giungere sino al 4% del valore oro della medesima proprietà. Forse fu questa caratteristica a far girare la testa a qualcuno. Se dietro ai marchi – rendita sta una prima ipoteca, e se questa prima ipoteca copre appena il 4% del valore oro della proprietà ipotecata, il marco-rendita è dunque ultra-guarentitissimo e salirà alle stelle sopra a tutte le altre monete del mondo.

 

 

Così farneticarono sempre tutti i credenti in qualche modo di garantire la carta-moneta, diverso dalla garanzia in oro. Ma l’esperienza provò sempre che tutte quelle garanzie diverse non servono a niente e che l’unica garanzia buona è l’oro. Il marco-rendita si terrà vicino alla parità coll’oro, senza superarlo, solo finché di marchi-rendita se ne emetteranno pochi. La legge istitutiva della banca di rendita consentiva di emetterne sino a 3.200 milioni di marchi. Al 31 gennaio 1924 ne erano già stati emessi per 1.374 milioni; al 31 marzo l’emissione era salita a 1.986 milioni. Se e finché non supereremo la cifra dei 3.200 milioni; e se e finché, aggiungasi, la Germania si asterrà dall’emettere ulteriori quantità di altre specie di carta-moneta – chiaminsi marchi-carta o marchi di fortuna o con qualunque altra denominazione – le cose andranno bene: il marco-rendita si sosterrà e potrà forse anche conservare la parità coll’oro. La potrà conservare nella stessa maniera con cui suppergiù alla pari o poco sotto è altresì il bilione di marchi-carta. Marchi-rendita e bilioni di marchi-carta sono equivalenti in pratica, la banca imperiale germanica e le casse tedesche cambiando l’uno coll’altro. Le garanzie di cui gode l’uno sono suppergiù le stesse dell’altro. L’ipoteca sui beni tedeschi, di cui si vanta il marco-rendita, è una fisima. Vale, in quanto e finché di marchi-rendita ce ne sono pochi in giro; vale, cioè, se e fino a quando essa è inutile. Ma se i marchi-rendita tornassero a crescere, come si potranno pagare in oro? Anche i marchi-carta dicevansi solidi; ma a pagarli alla pari non basterebbe il valore in oro non dico della Germania tutta, ma del globo terracqueo intiero; anzi di parecchi mondi, se si potessero mutare in moneta contante.

 

 

Il valore del marco-rendita è perciò tutto basato sull’equilibrio del bilancio tedesco e sulla sua attitudine a fronteggiare le spese, comprese le riparazioni, con il provento delle imposte, senza ricorrere a nuovi debiti, salvo quelli di consolidazione e conversione, e senza nuovi giri al torchio della carta-moneta.

 

 

La Germania è sulla buona via di salvarsi, se l’Europa l’aiuta e se si aiuta da sé; ma i rischi sono ancora grandi. Se si salverà, nell’ipotesi più favorevoli, più straordinariamente favorevoli, il marco-rendita si cambierà in un marco-oro, ossia in una moneta che oggi vale 5,30 lire italiane. Dove è, dunque, la ragione speculativa di comprare marchi-rendita a 5,40 per ricevere poi 5,30? E se anche si potessero comprare a minor prezzo, la differenza è tale da far concludere che il gioco vale la candela?

 

 

Si leggano le parole misurate dei periti della commissione delle riparazioni intorno al marco-rendita:

 

 

La garanzia dei marchi-rendita è data da una ipoteca costituita in parte su beni immobili ed in parte su altri beni… Il marco-rendita non è, in realtà, una moneta legale all’interno e non può essere impiegata nel commercio estero… Non vi sono nella situazione attuale gli elementi di stabilità monetaria. Gli specialisti non sono d’accordo sulle cause dell’equilibrio momentaneo del cambio tedesco: alcuni insistono sui fattori psicologici e in particolare su un rifiorimento di fiducia, di cui sarebbe difficile stabilire l’esatto fondamento, ma che terrebbe conto degli sforzi del governo tedesco per equilibrare il suo bilancio e della costituzione del comitato degli esperti; altri parlano della diminuzione del consumo interno, che, insieme alla mancanza di crediti ed alla restrizione senza dubbio eccessiva delle importazioni, ha ridotto la richiesta di mezzi monetari interni ed esteri.

 

 

I periti propongono perciò che la banca-rendita sia liquidata, che i marchi-rendita siano ritirati; e che al posto di queste e di tutte le altre monete provvisorie sia emesso un vero marco-oro, il quale abbia la sua garanzia non in ipoteche inservibili come copertura monetaria, ma in una vera e propria riserva metallica aurea, la quale, dopo un periodo transitorio, ne assicuri la convertibilità a vista in oro. Ed il governo tedesco s’è già messo su questa logica via con la creazione di una banca «intercalare» a base oro. Quale miglior prova si vorrebbe a dimostrare che il marco-rendita tutt’al più può essere cambiato alla pari in oro, ossia conservare all’incirca il suo valore attuale?

 

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