Tratto da:

Corriere della Sera

Il meccanismo del credito e la guerra. Depositi e sconti

«Corriere della sera», 10 agosto 1914

 

 

 

Il momento economicamente più pauroso in una guerra non si ha quando la guerra si combatte, bensì alla vigilia di essa. Io credo che si potrebbe dimostrare come i tracolli più clamorosi dei valori, le insolvenze succedentisi si ebbero prima od all’inizio delle guerre, quando la mente degli uomini rimane atterrita dinanzi all’improvviso baratro in cui pare debba precipitare tutta la economia del paese. Dopo quando la guerra è cominciata, essa appare come inevitabile e, poiché essa esiste, sembra inutile di compiere quegli atti che potevano avere una certa sembianza di ragionevolezza quando l’indomani si era ancora incerto. Si vende il titolo quando è ancora alto, perché si ha paura che ribassi; non lo si vende più quando è già ribassato e, vendendolo, si deve subire ad ogni modo quella perdita, che si poteva forse evitare conservandolo.

 

 

Queste ovvie osservazioni spiegano come la funzione del Governo e dei dirigenti della vita economica di un paese in guerra o vicini ai paesi belligeranti debba in un primo momento essere intesa ad arginare il panico, ad impedire il finimondo, ma in un secondo momento debba essere rivolta a ritornare gradualmente alle condizioni normali. Appartiene al primo momento la moratoria decretata dal Governo, allo scopo di impedire che le folle sovreccitate ed impulsive si precipitassero sulle banche e distruggessero l’edificio del credito, che è il fondamento invisibile e necessario della nostra vita economica. Ma, arginato il panico e salvato il credito del paese, occorre a poco a poco ridare impulso al meccanismo del credito, evitando che la sua salvezza voglia significare la rovina di quelle industrie e di quei commerci, che sono la ragione della sua esistenza. Alcune regole pare possano a tal riguardo essere additate:

 

 

  • 1) distinguere fra i depositi, dirò così, capitalistici ed i depositi commerciali. Non v’è, per il momento, alcun danno a limitare strettamente i depositi a risparmio ed i depositi detti in conto corrente, i quali abbiano però sostanzialmente la natura di depositi a risparmio, per la piccolezza del disponibile giornaliero. Questi depositi appartengono per lo più a piccoli risparmiatori professionisti, rentiers, proprietari, i quali sono bensì facili ad impressionarsi, ma non hanno alcune necessità, in massima, di ritirare depositi sotto il solo impulso del panico, mentre in tempi normali li avrebbero lasciati in deposito presso gli istituti di loro fiducia. Ben diversa è la situazione dei conti correnti, i quali più che depositi di somme disponibili od esuberanti sono soldi di conti in continuo movimento per rimesse ed assegni commercianti. Per i primi l’impossibilità momentanea di ritirare la somma depositata può essere un disagio sopportabile od un ostacolo a compensi che possono essere rinviati. Per i secondi la mancata disponibilità del proprio soldo creditore può significare la rovina. I giornali hanno accennato al caso degli industriali che, non potendo disporre del proprio conto corrente, non possono pagare gli operai. Ma altri casi si possono dare ugualmente degni di considerazione. Vi è chi non potrà ritirare carbone, materie prime, le quali possono non essere consegnate senza il pagamento relativo. Vi è chi deve fare rimesse in paesi esteri, dove non fu promulgata la moratoria. Tutti costoro dovranno fallire? Perché essi a preferenza di altri?
  • 2) distinguere fra esazione di somme precedentemente versate a titolo di impiego ed esazione di crediti commerciali liquidi, dipendenti da rimesse fatte altrove. Sono esigibili integralmente i vaglia delle Banche italiane di emissione e gli assegni cosidetti circolari delle Banche ordinarie; ed è ragionevole perché non v’è ragione che la Banche non paghino la somma che hanno dianzi ricevuto. Dovrebbe però studiarsi se lo stesso trattamento non debba farsi a tutti gli altri cheques provenienti dall’estero o dall’interno, che furono rilasciati da chi aveva il disponibile presso la propria banca e sono presentati ad una banca la quale ha ricevuto i relativi fondi dalla sua corrispondente.
  • 3) provvedere a quella speciale forma di depositi che sono le anticipazioni (compresi i riporti) per titoli o per merci. Il deposito di titoli o merci (sete, ecc.) equivale sostanzialmente al deposito di denaro, col diritto di eseguire prelievi durante un certo periodo di tempo, per esempio un mese. Se alla scadenza del mese le banche rifiutano di rinnovare l’anticipazione od il riporto, siccome pochissimi sarebbero in grado di ridurre a zero i prelievi, sarebbe un diluvio di merci o di titoli sul mercato da parte dei detentori incapaci a liberarli; con uno sconquasso spaventevole. Uopo è che, con quelle prudenti provvidenze che i dirigenti sapranno escogitare, le banche siano indotte a rinnovare le anticipazioni ed i riporti. Come pure a rinnovare le cambiali od a far nuove operazioni di sconto agli industriali ed ai commercianti, con riduzione ma non soppressione di fido.
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