Il messaggio di Luigi Einaudi al congresso dell’Internazionale liberale

Tratto da:

Risorgimento liberale

Data di pubblicazione: 11/04/1947

Il messaggio di Luigi Einaudi al congresso dell’Internazionale liberale

«Risorgimento liberale», 11 aprile 1947

 

 

 

Caro Cassandro,

 

 

Ella sa come io sarei lieto di prender parte all’International Liberal Conference, che si terrà in Oxford nei giorni prossimi. Le ragioni medesime le quali mi rendono impossibile lasciare Roma in questi giorni mi persuadono quanto sia opportuna la discussione che durante la conferenza verrà fatta intorno all’intervento dello stato nelle cose economiche ed ai suoi limiti.

 

 

Quanto più agevole riuscirebbe risolvere i problemi relativi all’intervento se ci si ricordasse sempre almeno di due tra i principii elementari della scienza economica!

 

 

Uno è quello della produttività decrescente dei singoli coefficienti di produzione. Se è vero che lo stato può essere considerato come uno dei fattori della produzione, è anche vero che il rendimento di quel fattore è decrescente, quando il suo incremento non sia proporzionato a quello degli altri fattori ugualmente necessari alla produzione. Per accennare ad una sola delle ragioni della decrescenza del rendimento delle successive dosi del fattore stato, basti pensare che le qualità le quali formano un buon amministratore od il buon funzionario dello stato sono qualità rare, le quali non possono essere moltiplicate a volontà solo perché si aggiungono nuove funzioni a quelle che già prima lo stato esercitava. Vi è un punto sino al quale conviene aumentare i compiti dello stato, e fare esercitare, direttamente o per mezzo di enti (Authorities) autonomi, da esso industrie prima esercitate da privati. Esiste in ogni momento un dato numero di dirigenti, di amministratori, di funzionari i quali hanno le qualità necessarie a servire bene lo stato, uomini i quali antepongono al puro desiderio del profitto la nobile ambizione di servire il pubblico. Non in vista di questa sola considerazione si deve decidere il problema della convenienza di questa o quella nazionalizzazione; ma è questa certo una delle considerazioni le quali debbono influire sulla decisione. Al di là di quel punto, le qualità le quali debbono esistere nei servitori dello stato sono meno visibili e prevalgono altre qualità: d’iniziativa, di amore del rischio, di audacia, di desiderio di guadagno, qualità le quali invece fanno prosperare le imprese private. Sarebbe un errore seguitare nel cammino delle nazionalizzazioni oltre quel punto. Ai sentimenti di onore, di devozione alla cosa pubblica si sovrapporrebbero sentimenti di altra specie, utilissimi nella economia privata, fonte di corruzione e di intrigo nella cosa pubblica. Altri sono i criteri con i quali debbono essere scelti gli uomini chiamati ad amministrare le imprese nazionalizzate ed altri quelli della scelta dei capi delle imprese economiche inspirate al criterio del profitto. Il buon senso e la ragione insegnano ad utilizzare tutti gli uomini in modo da esaltare in essi le qualità che sono ad essi proprie, così da trarne il massimo vantaggio per la collettività.

 

 

Il secondo principio economico che i politici spesso dimenticano è quello della interdipendenza di tutti i fenomeni economici. Accade frequentemente che si dimentichi la verità fondamentale che l’azione dello stato esercitata su un punto del sistema economico agisce su tutti gli altri punti, cosicché tutti sono costretti ad adattarsi alla variazione determinata in un luogo della azione dello Stato; cosicché agendo contemporaneamente su parecchi punti, una azione elimina l’altra e l’effetto desiderato non si ottiene. Se, ad esempio, la Banca Centrale di emissione con il rialzo del saggio dello sconto o con norme obbligatorie o consigli di sterilizzazione di una percentuale maggiore dei depositi bancari o con la politica del mercato aperto induce le Banche ordinarie a limitare le aperture di credito alla clientela industriale e commerciale, è inutile e probabilmente dannoso che essa intervenga contemporaneamente a classificare le industrie secondo un certo ordine di preferenza nella concessione dei crediti. Può essere importante e necessario che la banca ordinaria possa in un dato momento impiegare in anticipazioni e sconti solo il 50 per cento invece del 60 per cento sui depositi. Basta questa limitazione perché la Banca sia indotta a classificare le domande di credito secondo i loro meriti. Ma è assai dubbio se sia conveniente ordinare nel tempo stesso altresì alle Banche di non fare credito a questo ramo di industria o a questa ditta in modo particolare; e di largheggiare invece a favore di altre industrie o ditte. Si viene così a ridurre il senso di responsabilità delle Banche, i cui Direttori devono sentire piena la responsabilità della scelta del modo migliore di impiegare il 50 per cento dei depositi che si è lasciato a loro disposizione. Siano liberi di disporre solo del 50 invece che del 60 per cento se la Banca centrale ritiene che in quel momento è necessario restringere il credito.

 

 

Ma l’andare innanzi e far sì che la Banca centrale (considerata come agenzia dello stato od espressione dell’interesse pubblico) dia ordini o consigli altresì sul tipo dei clienti a cui far credito può contraddire al fine che si vuole raggiungere. Le Banche ordinarie non più libere di graduare i clienti secondo la gerarchia naturale del merito individuale, della sicurezza dell’impiego del credito ottenuto e del rimborso; ma costrette a seguire criteri differenti, possono essere costrette a concedere credito ad imprese le quali sono ultime od inferiori nell’ordine della produttività o della sicurezza.

 

 

L’esempio ora dato è particolare; ma vuole esprimere un concetto generale secondo il quale l’intervento dello stato nella vita economica si eserciterà tanto meglio ed otterrà risultati tanto più vantaggiosi alla cosa pubblica quanto meno numerosi e meglio scelti saranno i punti di attacco. I due principii, della produttività decrescente e della interdipendenza dei fenomeni economici, consigliano ai politici la modestia nei progetti di giovare alla cosa pubblica con interventi statali. Essendo modesti, troveranno più facilmente gli uomini forniti delle altre qualità necessarie a servire bene lo stato e questi uomini di alto valore sceglieranno meglio i punti di intervento nei quali l’azione dello stato riuscirà più efficace ed utile alla collettività.

 

 

Questi, caro Cassandro, sono alcuni punti sui quali avrei avuto caro di attirare l’attenzione degli uomini i quali interverranno alla conferenza; ed Ella vorrà scusarmi se non l’ho potuto fare di persona.

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