Il Mezzogiorno agrario qual è. Relazioni e scritti raccolti da Giustino Fortunato

Tratto da:

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 05/12/1920

Il Mezzogiorno agrario qual è. Relazioni e scritti raccolti da Giustino Fortunato

«Corriere della Sera» 5 dicembre 1920

 

 

 

Il sen. Giustino Fortunato ripubblica con una nuova prefazione due suoi scritti su La questione meridionale e sulla Riforma tributaria (Società ed. La Voce, Roma, L. 5.50). Giustino Fortunato è un grande scrittore ed ogni sua cosa merita di essere profondamente meditata, anche quando si chiedono prove migliori a dimostrazione di qualcuna delle sue tesi fondamentali, ad es. quella che il Mezzogiorno sia notevolmente più gravato d’imposte del Settentrione. Il Fortunato ama e conosce profondamente la sua terra e questo basterebbe per rendere ogni suo scritto prezioso e necessario a chiunque voglia parlare di problemi meridionali. Egli si è reso benemerito compilando altresì una raccolta di articoli sparpagliati su riviste e su giornali scritti da unlombardo, E. Azimonti, da 15 anni domiciliato nel Mezzogiorno, prima come direttore della cattedra ambulante di Potenza, poi capo dell’Ufficio regionale di Napoli della Federazione dei consorzi agrari ed inoltre fittavolo ed insieme conduttore di proprie aziende agrarie nell’Alta valle dell’Agri. Secondo il Fortunato, nessuno più dell’Azimonti conosce profondamente la questione meridionale. Davvero chi discorre di terre al contadini, di divisione del latifondo, chi confronta con leggerezza i progressi dell’agricoltura del Settentrione colla cosidetta ignavia degli agricoltori del Mezzogiorno dovrebbe prima sentir il dovere di leggere questo libro. L’ultimo capitolo tratta de Gli spropositi agricoli di un deputato. Di questo non si dirà il nome, sebbene egli sia diventato ministro. Ma è certo che l’Azimonti stritola le chiacchiere e le calunnie con cui si parla della questione meridionale. Chi parla d’ignavia, di pigrizia dei meridionali dimentica la siccità di sei od otto mesi all’anno, chi parla di ricchezza inoperosa dimentica che il Mezzogiorno è un paese poverissimo, chi discorre di spezzettamento del latifondo ignora i tentativi numerosi fatti in tanti secoli per ottenere un intento cui si oppongono condizioni ferree di clima e di tornaconto. Il libro dell’Azimonti II Mezzogiorno agrario qual è, (Ed. Laterza, Bari, L. 5.50) dovrebbe essere il manuale di studio di molti deputati e giornalisti i quali, ahimè, seguiteranno a dire e a scrivere le solite fandonie senza preoccuparsi di conoscere prima i fatti.

Il volume del senatore Alberto Cencelli La proprietà collettiva in Italia (Milano, Hoepli, L. 7.50) è la seconda edizione di un’opera pubblicata 80 anni or sono, in cui ricercava gli avanzi di proprietà collettiva esistenti in Italia, ne discuteva i vantaggi e gli inconvenienti e sosteneva l’opportunità di ricostruirla in qualche regione del nostro paese. Dopo di allora alcune delle idee del Cencelli sono entrate a far parte della nostra legislazione o di progetti legislativi. Questi provvedimenti attuati o proposti sono descritti nella seconda parte del libro che è completamente nuova. Le caratteristiche del demanio, l’affrancazione degli usi civici, i beni di famiglia, l’enfiteusi, le affittanze collettive sono largamente discussi. In appendice è riprodotto il disegno di legge proposto da una Commissione presieduta dal sen. Mortara. Così arricchito, il lavoro del Cencelli è uno dei migliori che si conoscano su questo argomento.

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