Il Ministero in minoranza negli uffici Sei contro tre – La necessità di un voto politico.

Tratto da:

La Stampa

Data di pubblicazione: 15/03/1901

Il Ministero in minoranza negli uffici

Sei contro tre – La necessità di un voto politico.

«La Stampa», 15 marzo 1901

 

 

 

Difficilmente mi è accaduto di vedere tanta animazione a Montecitorio: fin dalle otto di stamane cominciarono ad arrivare i deputati: ieri sì il Ministero che l’Opposizione fecero un grande lavorio per chiamare telegraficamente a Roma gli amici, i quali, tanto i ministeriali quanto gli oppositori, risposero largamente all’appello.

 

 

Verso le nove le sale ed i corridoi di Montecitorio erano popolatissimi ed il lavorio veramente straordinario. Tutti i deputati, senza distinzione di partito, ricevevano delle buste chiuse con le due liste ministeriale e di opposizione ed altre con un solo nome per l’elezione del commissario nel rispettivo Ufficio.

 

 

La lista dei candidati ministeriali è così composta: pel 1.o Ufficio Pais; pel 2.o Pozzi Domenico; pel 3.o Barzilai; per 4.o Guicciardini; pel 5.o Maino; pel 6.o Tecchio; pel 7.o Gianolio; per l’8.o Pantano; pel 9.o De Nava. L’opposizione contrappone rispettivamente: Daneo Edoardo, Suardi- Gianforte, Capaldi, Danieli, Curioni, De Bernardis, Di San Giuliano, Boselli, Spirito Francesco.

 

 

Nei crocchi di Montecitorio si discuteva stamane animatamente sulle previsione della lotta: il Ministero calcolava di vincere almeno in cinque Uffici, cioè nel primo, terzo, quarto, sesto e nono; invece l’Opposizione si mostrava sicura di avere la maggioranza.

 

 

Con questi sentimenti di sicurezza di vittoria reciproca, ministeriali ed oppositori si recarono agli Uffici per votare: il concorso dei deputati fu grandissimo e supera di assai le medie degli ultimi anni. La discussione sui progetti finanziari del Ministero cominciò in tutti gli Uffici alle undici precise: la discussione fu in tutti gli Uffici calma e serenissima.

 

 

Nel primo Ufficio

 

 

Nel primo Ufficio parlò lungamente Daneo Edoardo, facendo una carica a fondo contro i progetti; disse che tra le due finanze, quella severa e quella democratica larga, i progetti servono né all’una né all’altra; sostenne che i poveri pagheranno più di prima, tolto il pane e la farina. Come conseguenza dei progetti, l’on. Daneo disse che essi devono produrre la disillusione nei poveri, il disgusto nei proprietari, il malcontento anche negli esercenti. Ritiene i progetti cattivi si per gli effetti economico- politici che per quelli amministrativi.

 

 

Gli rispose brevemente Pais, sostenendo che prima di respingere tanto recisamente i progetti, occorreva vedere se non si potevano modificare, migliorandoli, pur lasciandone intatto il concetto informatore, inteso al bene dei poveri. L’on. Ferrero di Cambiano si associò in sostanza a quanto disse l’on. Daneo.

 

 

Procedutosi alla votazione del commissario di questo Ufficio, l’on. Daneo, d’opposizione, ebbe voti 21, contro 17 dati a Pais, ministeriale. Eletto l’on. Daneo.

 

 

Nel secondo Ufficio

 

Nel secondo Ufficio era assente il candidato ministeriale, Pozzi Domenico, cosicché all’ultimo momento vi sostituirono Cimati. Mancava pure Sacchi, presidente dell’Ufficio. Parlò Suardi, attaccando il progetto in varii punti, pure ammettendone in massima il concetto informatore. Cimati riconosce che il progetto e perfettibile, ma lo informa un sano principio democratico, e per ciò lo accetta.

 

 

Ceriana si associa a Suardi, insistendo sul fiscalismo del progetto. Crodaro con brevi parole si associa a Cimati. Procedutosi all’elezione del commissario, l’onorevole Suardi, d’opposizione, ebbe voti 23; l’on. Cimati 6; l’on. Pozzi 4; Meardi 1; bianche 2. Eletto Suardi-Gianforte.

 

 

Nel terzo Ufficio

 

Nell’Ufficio terzo l’on. Capaldo disse che il progetto è deficiente e non provvede a molte necessità: gli abbienti nei Comuni aperti fruiscono di esenzioni facendo compre all’ingrosso: disse che il fondo degli sgravi è un fomite di offese all’autonomia comunale e ai favoritismi. L’on. Barzilai disse che l’onorevole Capaldo potrebbe avere un progetto migliore, ma passando prima a traverso una crisi ministeriale. Disse che accettava il progetto per la tendenza che lo informa, perché, abbattendo 274 casotti, tremeranno tutti gli altri e andremo fatalmente all’abolizione del dazio. Quanto agli inconvenienti lamentati da Capaldo, disse che si possono riparare o togliendo l’esenzione delle grosse partite, o alzando di molto il quantitativo per avere l’esenzione.

 

 

Quanto al fondo degli sgravi, Barzilai disse: «Poiché nei piccoli Comuni l’autonomia diventa presto autocrazia, occorre creare varie categorie di Comuni cui si dia una misura diversa di

concorso in proporzione ad un coefficiente fisso». Procedutosi alla votazione, Barzilai, ministeriale, ebbe voti 25, l’on. Capaldo, di opposizione, voti 14. Eletto Barzilai.

 

 

Nel quarto Ufficio

 

Nel quarto Ufficio la riunione fu notevole anche per la presenza dell’on. Sonnino e dell’onorevole Guicciardini, presidente della Giunta del bilancio. Parlò primo Furnari, mostrandosi favorevole al progetto pel fine e perché ne riconosceva adeguati i mezzi. L’on. Sonnino si disse pure favorevole al fine, ma non consente nei mezzi; sostenne che i progetti importano un eccessivo gravame finanziario ai Comuni, i quali non potranno abolire i dazi pel 1.o gennaio 1902; inoltre vi saranno abusi inevitabili, che deriverebbero dall’Amministrazione del fondo di erogazione; si avrà inoltre un eccessivo gravame sulla proprietà immobiliare per la nuova imposta di successione.

 

 

L’on. Guicciardini si disse favorevole in massima, contrario però al limite troppo ristretto del 1.o gennaio 1902; contrario all’obbligatorietà dell’abolizione delle cinte daziarie, che egli lascierebbe in facoltà dei Comuni di sopprimere o no. Però sostiene che la legge deve venire al Parlamento con qualche ritocco.

 

 

L’on. Frascara Giacinto si disse favorevole, con argomenti simili a quelli dell’on. Guicciardini; l’on. Danieli aderisce alle idee dell’onorevole Sonnino; l’on. Gatti vuole si affermi questo pensiero non ancora espresso, che, cioè, il gruppo dei deputati presenti è favorevole, salvo possibili modificazioni, ai provvedimenti proposti, mantenendo ferma l’obbligatorietà della soppressione della cinta daziaria. Lasciandola facoltativa porterebbe l’inattuazione dei progetti per parte della maggioranza dei Comuni. Procedutosi alla votazione, l’on. Guicciardini, ministeriale, ottenne voti 28; l’on. Danieli, di opposizione, 17; una scheda bianca. Eletto l’onorevole Guicciardini.

 

 

Nel quinto Ufficio

 

Nel quinto Ufficio l’on. Curioni parlò lungamente, dicendosi in massima non contrario ai progetti del Governo; però fece moltissime riserve, specie riguardo all’abolizione dei dazi sui farinacei e contro il criterio della progressività, cosicché la sua premessa apparve piuttosto platonica. L’on. Maino, socialista, approvò i progetti, pur lasciando capire che li avrebbe desiderati più coraggiosi. L’on. Scalini presenta un ordine del giorno che implica l’approvazione dei progetti, e propone il mandato di fiducia al commissario. Vi si oppongono Curioni, Luzzatti e Chinaglia, i quali, ritenendo che non si possa approvarli incondizionatamente né disapprovarli a priori, si asterranno dal votare. L’on. Lollini accetta i progetti come tendenza lodevole. Finalmente Scalini ritira il suo ordine del giorno. Procedutosi alla votazione del commissario, l’on. Curioni, d’opposizione, ebbe voti 17; Maino, socialista ministeriale, 10; una scheda bianca.

 

 

Nel sesto Ufficio.

 

Nel sesto Ufficio l’on. De Bernardis combatté i progetti, pur lodandone il concetto informatore, perché li trova insufficienti allo scopo, anzi, teme che in parte si ritorcano a danno dei meno abbienti. Enumera le difficoltà che avrà il Governo di trovare i mezzi di compenso per l’erario; parla del turbamento delle finanze dei Comuni che non hanno la possibilità di un rimedio, e si mostra contrario al fondo di sovvenzione. L’on. Tecchio non entra nel merito intrinseco del progetto. Dice che la questione è altamente politica, trattandosi di un indirizzo verso gli sgravi voluto dal Paese. Tecchio termina proponendo un mandato di fiducia al commissario. Fu eletto De Bernardis, l’opposizione, con voti 21; l’on. Tecchio, ministeriale, ebbe voti 19.

 

 

Nel settimo Ufficio

 

Nell’Ufficio settimo l’on. Gianolio si disse in massima favorevole al progetto, ma che si devono però modificare molti punti. Quanto alle tasse di successione non approva l’aumento della tassa di successione da padre in figlio, ma è favorevole agli altri gradi.

 

 

Di San Giuliano si mostra invece totalmente contrario, parlando sopratutto del poco o nessun vantaggio che ne avrebbero i Comuni della Sicilia. Ciccotti parlò in senso apertamente favorevole ai progetti. Fu eletto commissario l’on. Di San Giuliano, d’opposizione; l’on. Gianolio ebbe voti 14.

 

 

Nell’ottavo Ufficio

 

Nell’Ufficio ottavo la discussione fu pure notevolissima per la presenza dell’on. Boselli ed altri. Afan De Rivera elogia l’iniziativa e la tendenza del progetto; chiede però una modificazione radicale, sostenendo la necessità della completa abolizione del dazio. L’onorevole Boselli loda il Governo d’essere entrato in questa via di sgravi dei consumi popolari, in cui era già unanime la Commissione dei quindici, ma ritiene che il progetto non corrisponde al fine, e sia tecnicamente malcostrutto. Ne fa una critica minuta nei particolari. Non ha fiducia nei compensi, perché le polveri daranno poco gettito, il marchio non applicabile, perché mezza Italia lo vuole, mezza no.

 

 

Circa la tassa di successione, Boselli disse che per accettare il sistema della progressività occorrerebbe prima un ordinamento finanziario informato a questo concetto. Dice che non respinge il principio della progressività, ma in Italia vi sono aliquote troppo alte. Dice che la proprietà immobiliare pagherà essa gravemente, in un Paese come il nostro, dove vi ha sperequazione, e sfuggirà la ricchezza mobiliare. Circa le aliquote sulla tassa di successione osserva che si elevano assai più le successioni dirette che indirette.

 

 

Boselli critica pure la funzione della Commissione per la distribuzione dei compensi a Comuni, perché, creata per un’operazione unica, avrebbe vita indefinita. Trova che il fondo da distribuirsi ai Comuni originerà favoritismi e ingerenze.

 

 

Boselli conclude doversi approvare l’indirizzo segnato nei progetti; però il commissario deve avere il mandato di correggerne i difetti tecnici. Bertetti premette che il meglio è nemico del bene, perciò accetta intanto il progetto in massima, pur desiderando alcune modificazioni. Bertetti chiede se non sia il caso di applicare il sistema della nominalizzazione di tutti i titoli di credito sia pubblici che industriali.

 

 

Pantano loda la tendenza del progetto; dice che l’Estrema Sinistra, mettendosi sul terreno pratico, deve contribuire all’approvazione del progetto. Conclude, proponendo mandato di fiducia al commissario in senso favorevole, tenendo però conto delle modificazioni suggerite. Procedutosi alla votazione, l’on. Boselli, opposizione, ottiene 22 voti; l’on. Pantano, ministeriale, 17. Eletto Boselli.

 

 

Nel nono Ufficio

 

Nel nono Ufficio l’on. Spirito è favorevole alla parte relativa ai Comuni aperti e contrario alla parte seconda, che dichiara aperti i Comuni di terza e quarta classe, pel fatto che si doveva far fronte alla minore riscossione coll’obbligo di portare al limite massimo ed eccedere magari nella sovrimposta fondiaria. Si dichiara pure contrario al sistema progressivo nelle tasse di successione. L’on. Chimienti propende a ridurre le spese militari piuttosto che aumentare l’imposta fondiaria e applicare la progressività alle tasse di successione. L’on. Rossi Enrico è favorevole ai progetti, specialmente nella considerazione che dichiarando aperti i Comuni di terza e quarta classe, ne avranno grande vantaggio i Comuni del Mezzogiorno.

 

 

Però osserva che dovrebbe lasciarsi la facoltà ai Comuni di aumentare la sovrimposta, oppure di fare altre proposte per non intaccarne l’autonomia. L’onorevole Agnini e l’on. Alessio si dichiarano favorevoli in massima ai progetti, ma contrari al fondo di reintegrazione, e propongono che il Governo assuma lui certe spese comunali, piuttosto che indennizzare i Comuni. L’on. De Nava è favorevole, salvo a introdurre alcune modificazioni non sostanziali.

 

 

Fu eletto commissario l’on. De Nava, ministeriale, con voti 20; l’on. Spirito ebbe voti 12; Rossi Enrico, 1; schede bianche 3.

 

 

I commenti.

 

In complesso si hanno adunque i seguenti risultati: ministeriali: Barzilai, Guicciardini e De Nava; opposizione: Daneo, Suardi-Gianforte, De Bernardis, Curioni, Di San Giuliano, Boselli; cioè sei di opposizione, tre ministeriali. Si nota che la somma dei voti raccolti dal Ministero e

dall’Opposizione nei vari Uffici è meno sproporzionata del rispettivo numero dei commissari eletti: il Ministero nei nove Uffici ha raccolto complessivamente voti 161, e l’Opposizione 164.

 

 

Questa considerazione ha un valore molto scarso, e può tutto al più significare che il Ministero non è in minoranza così grave come risulterebbe dalla nomina dei commissari e che la proporzione coll’Opposizione non è di tre a sei; ma la somma dei voti dimostra anche e ribadisce una verità già apparsa da precedenti votazioni, che, cioè, il Ministero non ha la maggioranza nella Camera.

 

 

Questo fatto, che si ripete, acquista una importanza che non può sfuggire a nessuno e tanto meno è sfuggita ad alcuni fra i più autorevoli ministri. Come è possibile condurre in porto riforme così gravi, quando la Camera con 164 voti contro 161 si è mostrata decisamente contraria all’omnibus finanziario quale è stato presentato?

 

 

Molti commissari di opposizione hanno esplicitamente approvata la tendenza che si afferma nei progetti: ma non basta tutto ciò a salvare il Ministero, perché quegli stessi commissari hanno anche detto non meno chiaramente che non potevano approvare l’omnibus finanziario presentato dal Ministero. Di fronte ad una simile e chiara situazione di fatto, che rimane a farsi dal Ministero? Continuare in questo equivoco è impossibile, e i primi a non volerlo debbono essere gli attuali ministri, i quali in ogni occasione si sono mostrati ossequenti alla volontà parlamentare.

 

 

Ritirarsi senz’altro sarebbe precipitare gli avvenimenti e mettere la Corona in un nuovo impiccio. L’unica soluzione, la più logica, la più onesta, si è che il Ministero provochi al più presto possibile dalla Camera un voto politico con appello nominale. Se il Ministero otterrà la maggioranza potrà continuare sulla via non cosparsa né di rose, né di fiori: se invece la maggioranza della Camera gli si dimostrerà contraria, il Ministero, in omaggio ad essa, si ritirerà, lasciando a chi sarà designato dalla maggioranza della Camera la responsabilità del potere. Non nascondo che queste continue crisi provocano nel Paese, come si sa, un grande turbamento, perché dimostrano come il Governo d’Italia sia soggetto continuamente a crisi.

 

 

Ritorno alla mia antica idea del connubio degli uomini di parte costituzionale che hanno maggior temperamento politico, e sono, sia nella pubblica che nella vita privata, galantuomini.

 

 

Forse per giungere a questo fatale risultato occorreranno parecchie crisi, che dimostreranno l’impotenza dei migliori, quando questi si uniscano ai peggiori. Ma auguriamoci, pel bene d’Italia, che a questo risultato si venga; altrimenti bisognerà disperare del nostro avvenire, perché avvenire non può avere quel popolo che non ha un Governo, quella nazione che non ha un capo.

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