Il «misterioso provvedimento» – Le intenzioni del Ministero – Niente riduzione del dazio sul grano e dall’imposta sul sale – Per evitare i dissensi fra ministri – Il disavanzo del bilancio per l’anno 1900-1901.

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La Stampa

Data di pubblicazione: 23/10/1900

Il «misterioso provvedimento» – Le intenzioni del Ministero – Niente riduzione del dazio sul grano e dall’imposta sul sale – Per evitare i dissensi fra ministri – Il disavanzo del bilancio per l’anno 1900-1901.

«La Stampa», 23 ottobre 1900

 

 

 

Poiché, come è noto, si è fatto l’accordo fra i ministri su provvedimenti intesi ad uno sgravio di tasse – su quali si ignora – è necessario considerare le conseguenze di questi provvedimenti economici. Benché la loro portata, dopo i colloqui fra gli onorevoli Saracco e Rubini, sia ridotta a minimi termini, tuttavia si avrà un contraccolpo sensibile sulle condizioni del bilancio, il quale sarà leggermente scosso nel suo equilibrio, non solo a causa dei provvedimenti che saranno proposti all’approvazione del Parlamento, ma anche a causa delle maggiori spese a cui si va incontro coll’aumentato stanziamento della marina militare e della spedizione della Cina.

 

 

L’esercizio del 1899-1900 si è chiuso con un avanzo di 6 milioni; l’esercizio 1900-1901 si chiuderà con parecchi milioni di deficit. Le cause sono note, ma gioverà ripeterle.

 

 

Complessivamente nel prossimo esercizio sono già preventivati 25 milioni di spese in più, cioè marina militare 4 milioni e mezzo; spedizione in Cina 12 milioni e mezzo; previsioni delle spese che si avranno nell’anno prossimo a causa della spedizione stessa 8 milioni.

 

 

Oltre a questo aumento di spesa di 25 milioni, abbiamo una diminuzione d’entrata di 11 milioni, conseguenza di leggi approvate dal Parlamento, cioè 3 milioni per la legge sugli zuccheri, 2 milioni e mezzo sul caffè, 5 milioni e mezzo per l’applicazione della nuova aliquota dell’imposta fondiaria in alcune province. Complessivamente siamo di fronte ad un minore gettito – cause spese e sgravii – di 36 milioni.

 

 

Ma, fortunatamente, se abbiamo in vista maggiori spese, vi è anche fondata speranza che certe imposte diano un gettito maggiore. Secondo i giornali officiosi, al Ministero del tesoro si fa assegnamento sopra un’eccedenza di 21 milioni, dei quali 10 dati dal grano. Rimane quindi in disavanzo la differenza fra 36 e 21, cioè 15 milioni.

 

 

A questo disavanzo bisogna poi ancora aggiungere quello che deriverà dai provvedimenti che il ministro Saracco presenterà alla Camera. Se le mie informazioni sono esatte, si tratterebbe di uno sgravio complessivo di tasse per 18 milioni; si avrebbe così un probabile disavanzo, nel 1900-1901, di 33 milioni.

 

 

In che consistano i provvedimenti che il Governo annunzierà come sintomo del suo programma avvenire, regna il più assoluto mistero. I ministri hanno promesso formalmente il segreto, e finora la promessa è stata mantenuta. Qualche cosa posso dirvi però delle discussioni avvenute in Consiglio dei ministri sui provvedimenti di sgravio. Anche sulla scelta di questi provvedimenti si sono manifestate in Consiglio dei ministri due correnti: l’una propendeva verso varietà di provvedimenti, l’altra verso un provvedimento a larga base, di carattere veramente popolare, e che giustificasse in qualche modo il danno che ne deriverebbe alla finanza.

 

 

I due progetti che furono più discussi, e che più sorridevano ad una parte dei ministri, furono quelli che tendevano a diminuire notevolmente l’imposta sul sale ed il dazio sul grano. Sventuratamente, però, questi due progetti, che sarebbero stati uno splendido indice del programma politico e finanziario del Ministero, furono abbandonati in seguito all’opposizione recisa di parecchi ministri, i quali si opposero vivacemente alla riduzione del dazio sul grano, facendone una questione di gabinetto. Mi duole non potervi dare il nome dei ministri che combatterono con più calore una diminuzione del dazio sul grano. Sarebbe opportuno che il Paese conoscesse a chi fa capo l’una e l’altra tendenza; l’argomento è troppo importante, le opinioni ed i partiti divisi, gli interessi opposti perché il Paese non abbia diritto di essere completamente edotto degli uomini che rappresentano le opposte tendenze.

 

 

Comprendo che in questo momento l’on. Saracco, per evitare una crisi, abbia fatto opera buona attutendo gli attriti e rinunziando ad un progetto che credo potere dire suo. Ma, a Camera aperta, sarà opportuno piegare bene il suo pensiero ed il suo programma. è l’unico modo per creare finalmente delle correnti di opinioni, dei partiti politici che non facciano capo a nessun uomo politico e che al nome di nessuno si intitolino. Basterebbe la questione del grano per dividere completamente i gruppi parlamentari: parecchi che fanno capo all’on. Sonnino non sono per nulla contrari ad un simile provvedimento, mentre altri sono decisamente avversari; fra i deputati che fanno capo all’on. Giolitti le divergenze su questo argomento non sono minori.

 

 

Basterà un esempio recente e molto caratteristico: mentre l’on. Marsengo- Bastia ieri, a Villafranca Piemonte, affermava che, dopo maturo esame della questione, non poteva mostrarsi favorevole alla immediata abolizione e riduzione del dazio sul grano finché i proprietari non avranno ottenuto maggiore prodotto dai loro fondi con migliori e più razionali sistemi di pratica coltura, l’on. Compans, nel discorso pronunziato in Caluso nello stesso giorno, si mostrava favorevole alla graduale riduzione del dazio sul grano.

 

 

Ecco una questione che implica un intero programma economico, politico e finanziario. Perché non provocare su di essa un voto, se non oggi, domani? è opportuno notare che gli avversari dell’abolizione graduata del dazio sul grano non opponevano argomenti finanziari, cioè la perdita notevole che l’erario verrebbe a subire da questi sgravii, ma ragioni di indole economica, le quali non a tutti sembrano efficaci.

 

 

Respinta ogni idea di riduzione del dazio sul grano e dell’imposta sul sale, i ministri furono di avviso che non si dovessero presentare al Parlamento tanti piccoli progettini di piccoli sgravii e di piccole riforme; furono d’avviso invece – e su questo, se le mie informazioni non errano, vi fu l’unanimità – di presentare innanzi al Parlamento un provvedimento solo, che, come dicono gli ufficiosi, dia la caratteristica e manifesti le intenzioni del Ministero, e col suo tipo investa e precisi le intenzioni politiche e finanziarie del Gabinetto.

 

 

Quale sarà questo provvedimento? I circoli politici si sbizzarriscono nell’indovinarlo, ma ritenete che per ora, tranne il Re e i ministri, nessuno sa, anche approssimativamente, immaginare su che materia tassata versi.

 

 

Da alcuni si è dette che si tratta di uno sgravio di ricchezza mobile, dell’imposta sui fabbricati; sono dicerie, e null’altro: si cerca di indovinare, ma non si sa nulla.

 

 

Né è noto quale mezzo sia stato scelto dal presidente del Consiglio per esporre al Paese il suo programma; si è detto autorevolmente che esso sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, sotto forma di relazione al Re: non è ancora escluso che l’on. Saracco pronunci un discorso, e chi conosce il carattere e l’indole dell’onorando uomo, pensa che non avremo né relazione sulla Gazzetta Ufficiale, né discorso dopo un sontuoso banchetto, ma puramente e semplicemente un discorso alla Camera dei deputati, dopo l’apertura dei lavori parlamentari.

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