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Corriere della Sera

Il movimento commerciale nel 1908. Confronti internazionali

«Corriere della sera», 19 luglio 1909

 

 

 

Qualche mese fa, commentando la statistica del commercio internazionale del 1908 che era uscita, con una sollecitudine encomiabile, nella sua veste provvisoria nel mese di febbraio, lamentavo che le cifre definitive tardassero troppo ad essere pubblicate, sicché venivano fuori quando l’utilità pratica, se non quella scientifica, era divenuta scarsa. Sono lieto di dover confessare oggi che l’ufficio trattati e legislazione doganale ha voluto aggiungere un altro ai suoi meriti già grandi, anticipando la pubblicazione della annuale statistica definitiva del movimento commerciale. Qualche anno fa occorreva aspettare un anno almeno, e talvolta più, prima che si conoscessero le risultanze esatte del nostro commercio internazionale.

 

 

Si cominciò l’anno scorso (1908), a pubblicare in novembre la statistica del 1907; ed ora, appena giunti a metà luglio, è già uscita la prima parte e la più importante del «movimento commerciale» del 1908. È un insigne progresso, che ne fa sperare altri in avvenire e che ci fa additare il Luciolli ed il Bodrero, direttore l’uno e vice-direttore l’altro, dell’ufficio trattati, ad esempio agli altri capi dei servizi statistici. Già ora, siamo preceduti soltanto dal Belgio e dalla Gran Brettagna, le cui pubblicazioni però non possono rivaleggiare colle nostre per la ricchezza e la elaborazione dei dati.

 

 

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Perché il volume sul movimento commerciale – un grosso in quarto di quasi 900 pagine – è una vera miniera di notizie importanti. L’avere alle quantità importate ed esportate applicato i valori del 1908 conferisce ad essi un nuovo pregio in confronto della statistica provvisoria del febbraio scorso, in cui alle quantità del 1908 erano applicati i valori o prezzi unitari del 1907. Basta fare un confronto fra i risultati finali delle due statistiche per vedere quanto siano variate le cifre applicando alle stesse quantità i valori del 1907 o del 1908.

 

 

  Importaz. Esportaz. Sbilancio
Statist. a provvisoria 3.030.940.731 1.858.257.938 1.172.682.793
Statist. definitiva 2.913.274.509 1.729.263.357 1.184.011.154

 

 

Non è mutata la cifra dello sbilancio, sicché – per quanto non siavi motivo di spavento, come ho dimostrato altra volta – rimangono sempre poco chiare le maniere con cui si riuscì a colmare la differenza; ma le cifre sono parecchio diverse da quelle originarie. Una ampia relazione premessa alla statistica spiega, per le merci principali, come nel 1908 i prezzi siano diminuiti in confronto del 1907; sicché le stesse quantità importate, che valutate ai prezzi del 1907 davano un valore totale di 3030 milioni di lire, valutate coi prezzi del 1908 davano invece un totale più esatto di 2913 milioni. I relatori dimostrano che il ribasso dei prezzi fu nel 1908 generale in tutto il mondo e serve a spiegare la diminuzione in valore (non in quantità) del commercio internazionale. Al qual proposito io vorrei manifestare un desiderio; ed è che alle belle serie di prezzi all’ingrosso per l’estero essi abbiano ad aggiungere nei futuri volumi una serie dei prezzi per l’Italia. Se noi vogliamo sapere come siano variati nel loro complesso i prezzi in Italia dal 1860 in poi, ci troviamo dinanzi ad un quesito quasi insolubile. Si conoscono i prezzi di talune merci in particolare, ma indici complessivi per una serie continuata di anni non esistono. Il Pantaleoni aveva iniziato uno studio al riguardo sui dati delle statistiche commerciali; ma i suoi dati si fermano a circa vent’anni fa.

 

 

Eppure quanto sarebbe utile un dato siffatto per gli studi sul rincaro della vita, sulle agitazioni per aumenti di paghe e di stipendi, ecc. ecc.!

 

 

L’ufficio della statistica commerciale avrebbe i mezzi per compilare e tenere a giorno, di anno in anno, i numeri indici dei prezzi per gruppi di merci e per l’insieme delle merci importate ed esportate; rendendo un servizio grandissimo alla scienza ed alla politica economica.

 

 

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Fra le tante notizie, che si potrebbero ricavare dal volume esaminato, una merita un rapido accenno: ed è la somiglianza nell’andamento del commercio internazionale in Italia ed all’estero. Il 1908 segna, come dirò subito, un regresso per l’Italia; ma lo segna anche per gli altri paesi. Nella Gran Brettagna le importazioni diminuiscono da 745 nel 1907 a 593 milioni di sterline nel 1908, le esportazioni da 426 a 377 milioni e le riesportazioni da 91 a 79. In Germania le importazioni diminuirono almeno da 9 miliardi di marchi a 8738 milioni e le esportazioni da 7100 a 6840.

 

 

Dico almeno perché le cifre del 1908 sono ancora provvisorie e calcolate sulla base del 1907, sicché si deve prevedere una più grande diminuzione nelle cifre definitive. La Francia non si sottrasse al comune fato: diminuendo le sue importazioni da 6223 a 6090 e le esportazioni da 5596 a 5271 milioni di franchi. Il commercio internazionale dell’Austria-Ungheria appare un po’ meno tocco dalla crisi generale; essendo le importazioni cresciute da 2501 a 2532 milioni di corone e diminuite soltanto le esportazioni da 2457 a 2324. Questa però può essere una illusione, dipendente dall’essersi ancora provvisoriamente attribuiti alle quantità del 1908 i prezzi unitari dell’anno precedente, che erano più elevati.

 

 

Nella Svizzera, malgrado il solito fattore ora accennato di errore, le importazioni decrescono da 1687 a 1587 milioni e le esportazioni da 1152 a 1038 milioni di franchi. Nel Belgio si va da 3539 a 3372 e da 2704 a 2585 milioni di franchi, rispettivamente per le importazioni e per le esportazioni. Negli Stati Uniti il tracollo fu massimo nelle importazioni discese da 1423 a 1116 milioni di dollari; mentre le esportazioni diminuivano da 1923 a 1752 milioni. Il fatto che gli Stati Uniti, malgrado la crisi fierissima che li travolse, abbiano ancora venduto più di quanto comperarono, aumentando anzi la loro eccedenza attiva da 500 a 636 milioni di dollari, non prova nulla a favore della eccedenza attiva e contro lo sbilancio. Prova soltanto che gli americani dovettero, per accumular denari, far d’ogni erba – fascio e vendere, anzi svendere quanti più stocks di merci possedevano a prezzi miti di cui noi, non essi, traemmo partito.

 

 

L’Europa, nel suo complesso, profittò della necessità, in cui gli Stati Uniti erano nel 1908 di vendere ad ogni costo per procacciarsi della moneta contante, per comprare a prezzi bassi. L’Europa risultò quindi in sbilancio e gli Stati Uniti in avanzo commerciale; ma il succo fu che gli Stati Uniti ebbero l’oro di cui abbisognavano e l’Europa possiede oggi degli stocks forti di merci comprate in America a prezzi rimuneratori, che già ora lasciano un margine di profitto.

 

 

Persino nel lontano Giappone, nell’India e nell’Egitto la crisi mondiale ebbe la sua ripercussione.

 

 

Dappertutto il ristringersi del traffico e la discesa dei prezzi produssero

 

 

 

 

GIAPPONE

(milioni di yen)

INDIA

(crores di rupie)

EGITTO

(milioni di lire egiziane)

Importaz.1907 491 129 26
1908 436 121 25
Esportaz. 1907 432 173 28
1908 378 149 21

 

 

il doppio effetto di scemare la quantità ed i valori del commercio internazionale.

 

 

* * *

 

 

L’Italia non poteva sfuggire al comune fato; ma nel complesso la diminuzione non fu grandissima, quantunque si tratti di valori già corretti (in milioni di lire):

 

 

  Importazione Esportazione Totale
1907 2880 1948 4829
1908 2913 1729 4642

 

 

La diminuzione va tutta a carico delle esportazioni (11.3%), poiché nelle importazioni è segnato, per quanto lieve, un aumento (1.1%).

 

 

Le variazioni furono assai diversamente distribuite nei diversi gruppi. All’importazione si ebbero i seguenti spostamenti:

 

 

  1907 1908 + o –
Materie greggie per l’industria 1109 1063 – 4.1%
Materie semi-lav. per l’industria 597 560 – 6.2%
Prodotti fabbricati per l’industria 803 810 + 0.6%
Generi alimentari e animali vivi 368 479 + 29.8%

 

 

Le importazioni di materie greggie e semi lavorate per l’industria diminuirono; crebbero di pochissimo quelle dei prodotti fabbricati; e molto invece l’importazione dei generi alimentari ed animali vivi, sovratutto a causa dello stragrande aumento nella importazione dei bovini ed equini avvenuta lo scorso anno. A questo proposito importa notare che il 1908 sembra aver quasi spostato le basi del movimento commerciale con l’estero delle diverse specie di bestiame. Vediamo assurgere al primo posto all’importazione il bestiame bovino, che nel passato lo teneva all’esportazione; la importazione dei cavalli risorge di un tratto all’importanza che aveva prima della rinnovazione del trattato di commercio con l’Austria-Ungheria; quella del bestiame ovino e caprino torna a segnare le alte cifre di parecchi anni addietro; mentre all’esportazione i suini, che solevano offrire largo contributo al consumo estero, scendono al livello più basso finora registrato dalle nostre statistiche. È un grosso problema, quello della alimentazione carnea degli italiani, che si impone alla nostra agricoltura.

 

 

All’esportazione, questi furono i mutamenti, sempre in milioni di lire.

 

 

  1907 1908 + o –
Materie greggie per l’industria 250 248 – 0,7%
Materie semi-lav. per l’industria 712 551 – 22.6%
Prodotti fabbricati per l’industria 468 434 – 7.2%
Generi alimentari e animali vivi 517 494 – 4.4%

 

 

Il segno negativo apparisce per tutti e quattro gruppi. La diminuzione, che è dello 0.7% nelle materie greggie per l’industria, del 4.4% per i generi alimentari e per gli animali vivi, del 7.2% per i prodotti fabbricati, sale nelle materie semi-lavorate per l’industria alla forte percentuale del 22.6.

 

 

La caduta è essenzialmente dovuta alle minori esportazioni di seta. Certo il risultato non è lusinghiero; ma era prevedibile in un’annata di ridotti consumi in tutti i paesi del mondo.

 

 

Importa però non disperare. Se noi confrontiamo il commercio internazionale italiano del 1908 non più al 1907 ma al 1871-75, ci si para dinnanzi un progresso notevolissimo, attraverso le inevitabili oscillazioni prodotte dalle momentanee crisi. Le importazioni sono salite da 1181 a 2913 milioni, ossia del 246%; e le esportazioni da 1073 a 1729 ossia del 161%. Troppo lungo discorso sarebbe necessario per valutare esattamente questo progresso, e vedere dove esso sia stato artificiale, dove troppo lento, dove invece sano e importante. Basti dire che non solo conservammo la nostra posizione internazionale, ma la migliorammo. Noi oggi contiamo nel mondo commerciale proporzionatamente di più che contassimo trent’anni fa.

 

 

Sia vanto degli industriali e commercianti nostri innalzare ancora la posizione economica della piccola Italia nel grande mondo!

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