Il Museo Industriale di Torino e l’estero

Tratto da:

La Stampa

Data di pubblicazione: 17/06/1901

Il Museo Industriale di Torino e l’estero

«La Stampa», 17 giugno 1901

 

 

 

Ogni tanto sui giornali si legge di scienziati, professori, direttori di grandi istituti scientifici e tecnici stranieri, che vengono in Italia a vedere quanto si è fatto in materia di istruzione nei suoi più diversi rami, classici e tecnici, medi e superiori. Vengono dai più lontani paesi, persino dal Giappone; osservano con occhio scrutatore e poi ritornano nelle loro patrie ad applicare i migliori ritrovati ed i sistemi più perfezionati che nelle loro missioni hanno potuto osservare. Così dovremmo fare anche noi, se pure vogliamo conservarci all’altezza del progresso moderno e se vogliamo porci in grado di combattere, con le armi potenti della scienza, la lotta di concorrenza intellettuale, industriale e commerciale che da ogni parte ci incalza.

 

 

È perciò degno di onorevole nota il viaggio che il senatore Frola, presidente del Museo Industriale italiano di Torino, accompagnato dall’ing. Federico Bonini, assistente al museo, ha compiuto in queste ultime settimane in Germania ed in Austria. Il senatore Frola, che tanto vigoroso e giovanile impulso ha dato negli ultimi anni all’alta istruzione tecnica in Torino, è stato mosso al suo viaggio dal desiderio di conoscere quanto in Germania si era fatto, auspice geniale l’imperatore Guglielmo, per una nuova organizzazione dell’insegnamento tecnico superiore, e di indagare quali erano i metodi con cui si producevano le falangi di dottori nelle scienze dell’ingegneria industriale, le quali si preparano a conquistare il mondo economico colla praticità e colla malleabilità delle loro attitudini e dei loro lavori.

 

 

E fu perciò a Monaco di Baviera a visitare quel politecnico, a Lipsia, dove prese conoscenza delle scuole tecniche industriali colà esistenti, a Berlino ed a Charlottemburg, dove, mercé l’interessamento dell’ambasciatore italiano, poté visitare gli istituti fisici, chimici, di meccanica, della carta, di elettrotecnica, delle misure elettriche, prendendo cognizione della loro organizzazione tecnica, didattica ed amministrativa. Fu a Dresda, nella quale città esiste un magnifico politecnico-industriale ora in via di trasformazione industriale, specialmente per l’elettrotecnica e la meccanica. Nel ritorno non mancò di visitare gli istituti di Norimberga, di Praga e di Vienna, che testimoniano anche essi dell’attività scientifica ed industriale di quelle regioni.

 

 

L’impressione che il senatore Frola riportò dal suo viaggio, come egli ebbe cortesemente a dire ad un nostro redattore, fu questa: che l’Italia deve ancora percorrere un notevole cammino per giungere alla meta. Specialmente sotto il rispetto della specializzazione degli studii, dei laboratori, della cura mirabile degli impianti molto abbiamo da imparare dalla Germania. Ma possiamo con orgoglio notare che, data la relativa scarsità dei suoi mezzi finanziari, l’Italia ha fatto moltissimo, come ebbe recentemente a far rilevare il prof. Cannizzaro al Senato, parlando precisamente del Museo Industriale di Torino. All’estero dappertutto è noto il nostro Museo Industriale, apprezzati gli ingegneri che di qui escono, ricordata con onore la Scuola di elettronica Galileo Ferraris. Il nostro laboratorio per il saggio della carta non ha nulla da invidiare a quello di Charlottemburg. La Rivista Tecnica, pubblicata sotto gli auspicii del Museo, è una delle migliori del genere.

 

 

Se noi avessimo i quattro milioni di marchi che a Dresda si spendono per creare due laboratori nuovi nel suo grandioso Politecnico, o se anche soltanto si avessero le 300 mila lire che la Cassa di risparmio di Milano ha, in occasione della nascita della principessa Jolanda, insieme ad un altro milione di lire, regalato per la fondazione di una Scuola elettrochimica, si otterrebbero in Torino risultati splendidi. Malgrado che manchino le cospicue donazioni, il senatore Frola si propone, coi residui attivi lasciati dalla saggia Amministrazione degli anni scorsi, di attuare subito qualche nuovo perfezionamento ad emulazione di quelli ammirati in Germania.

 

 

Già le relative proposte sono allo studio; e fra l’altro possiamo annunciare che sono allestiti i progetti per la istituzione di laboratori di meccanica fisico-tecnica ed elettro-chimica negli antichi locali degli archivi della guerra e della marina, secondo un progetto dell’ing. E. Bonelli, con una spesa di L. 190,000.

 

 

Sempre avanti: questa è la nobile divisa del Museo Industriale di Torino; e noi facciamo vivissimi voti che, non solo Torino ed il Piemonte, ma tutta l’Italia sappia apprezzare e secondare gli sforzi che qui si fanno per formare quella classe colta e pratica di capitani dell’industria, dai quali dipende la fortuna economica della patria.

Torna su