Tratto da:

La Stampa

Il nuovo giornalismo

«La Stampa», 23 febbraio 1898

 

 

 

Il nuovo giornalismo è sorto, come molte altre cose nuove e strane, negli Stati Uniti.

 

 

Nuova York è la patria dei grandi giornali: del New York Herald, diretto da Gordon Bennet, il multimilionario giornalista che spedì Stanley nel Continente Nero ed ha abbandonata la sua impresa, cotanto fortunata, ad una cooperativa di suoi impiegati: del New York World creato ed elevato a gran fiore da Giuseppe Pulitzer, il nemico acerrimo di Tommany Hall, e divenuto ora quasi cieco per voler leggere tutti gli articoli del suo foglio, anch’egli assurto dal nulla ad una splendida posizione finanziaria.

 

 

Ultimo venuto il New York Journal. Fondatore ne è un giovane di trent’anni, W. R. Hearst. A differenza dei suoi rivali, l’Hearst nacque ricco; alla morte del padre suo, fortunato coltivatore di miniere d’argento, e senatore della California, l’Hearst si trovò a capo di una fortuna liquida valutata intorno ai 50 milioni di lire italiane.

 

 

Invece di passare il rimanente dei suoi giorni nell’ozio e nei divertimenti, come avrebbero fatto molti in Europa, l’Hearst si prefisse un sogno grandioso: fondare un giornale che eclissasse tutti gli altri e battesse persino l’inarrivabile New York World, del Pulitzer. L’impresa non era facile.

 

 

Da San Francisco, l’Hearst si trasferì coi suoi milioni a Nuova York. A colpi di dollari tolse ai suoi rivali i migliori redattori; ribassò il prezzo del suo foglio, di otto o dodici pagine, ad un soldo per numero, e cominciò una lotta epica col pubblico aborrente dalle novità, colle Agenzie di annunzi, che esigevano prezzi bassi, e coi giornali antichi e dalla fama assicurata e solida.

 

 

Il giovane signore, che avrebbe potuto passeggiare in yacht il mondo, stava giorno e notte nel suo ufficio, dando l’esempio di lavoro pertinace a tutti i suoi dipendenti. Alla fine del primo anno la perdita si elevava a non meno di 5 milioni di lire.

 

 

Ora la partita è vinta; gli annunzi affluiscono a fiumane ai prezzi imposti dall’Hearst, il numero domenicale a cinque soldi tira 400 mila copie; il giornale quotidiano raggiunge già le 350 mila copie. Quale il segreto del successo? Non l’appartenere ad una fede politica piuttosto che ad un’altra; l’Hearst non ha, od almeno non sembra che abbia, idee proprie, ma rispecchia, come un immenso riflettore, le idee del momento che fugge.

 

 

Sovratutto poi la fortuna del Journal è dovuta al motto a cui esso si è sempre tenuto fedele: Mentre gli altri giornali discorrono, il Journal fa. L’idea è genialissima. Non basta oramai ad un foglio quotidiano raccontare rapidamente e bene le cose che succedono, ma bisogna creare gli avvenimenti medesimi.

 

 

Il nuovissimo giornale, così l’Hearst stesso in un suo articolo di fondo, stampa le nuove ultime, ma fa inoltre qualcosa di più: le crea. I fasti del New York Journal sono già ricchi di avvenimenti emozionanti che esso ha creati e che gli hanno valso una celebrità straordinaria ed una potenza sovrana sulla pubblica opinione americana.

 

 

Esso è riuscito a far cacciare dal loro posto alcuni alti ufficiali di marina colpevoli di trascuranza verso la flotta; ha costretto le Autorità cubane a liberare parecchi americani ingiustamente detenuti per sospetto di spionaggio; ha armato una squadra di navi per sperimentare un nuovo sistema di segnali in tempo di tempeste marittime; ha satollato durante l’inverno torme di gente affamata; ha provveduto nuove abitazioni alle famiglie colpite da incendio; ha istituito un Istituto pei ragazzi abbandonati nei trivii; ha citato la Giunta di Nuova York in giudizio, accusandola di voler concedere gratuitamente le vie pubbliche ad una Compagnia privata ed ha ottenuto la revoca della liberazione; ha organizzato un proprio servizio di polizia giudiziaria, grazie al quale parecchi assassini, irreperibili dalle Autorità ufficiali, sono stati rintracciati e condannati. Fra tutte le audaci iniziative del New York Journal la massima è però la liberazione di miss Evangelina Cisneros, figlia di un ribelle cubano, rinchiusa nelle carceri dell’Avana.

 

 

Inutilmente le signore dell’aristocrazia inglese ed americana avevano pregato la regina reggente di liberare la Cisneros; a Madrid non si era voluto far grazia.

 

 

L’Hearst arma una nave apposita e manda all’Avana uno dei suoi più abili redattori, dandogli carta bianca. Dopo un seguito quasi incredibile di avventure romanzesche, la Cisneros riusciva a evadere e faceva una trionfale entrata a Nuova York, dove il Journal per il primo stampava la narrazione dell’avvenimento che esso avea cagionato. Il Journalism who does things, il giornalismo che fa gli avvenimenti è un nuovo fenomeno, indizio primo di una profonda trasformazione non solo nei metodi di pubblicità, ma anche nell’amministrazione, nel governo e nella storia dei popoli contemporanei.

Torna su