Il nuovo regime fiscale dello zucchero

Tratto da:

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. IV

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 20/10/1916

Il nuovo regime fiscale dello zucchero

«Corriere della Sera», 20 ottobre 1916

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. IV, Einaudi, Torino, 1961, pp. 381-382

 

 

Il decreto sul regime dello zucchero ritengo possa essere chiarito, per quanto riguarda la sovratassa di fabbricazione, nella seguente maniera (in lire per quintale di zucchero raffinato):

 

 

Imposta di fabbricazione:
Normale

76,15

Sovratassa Daneo

5

Prima sovratassa Meda

12

Seconda

45

Totale

62

62

 

Totale imposta

138,15

Margine per le spese di produzione e per il profitto dei fabbricanti e raffinatori di zucchero

86,85

Prezzo massimo di vendita all’ingrosso

225 –

 

 

Naturalmente il prezzo di vendita al minuto dovrà essere cresciuto delle spese di trasporto dalla fabbrica al luogo di consumo, dei dazi di consumo locali, e della provvigione al commercio intermediario. Probabilmente il prezzo di vendita al minuto si aggirerà sulle lire 2,50 al chilogrammo.

 

 

Le ragioni del provvedimento preso dal governo possono essere tre:

 

 

  • 1) aumentare il gettito dell’imposta di fabbricazione sullo zucchero prodotto all’interno, a sollievo temporaneo delle pubbliche finanze;
  • 2) diminuire la perdita o forse aumentare anche il provento del dazio sullo zucchero che il governo importa dall’estero. Genova quota lo zucchero estero nazionalizzato a 180 lire-carta al quintale. Poiché non pare che importazioni dall’estero per conto dei privati avvengano più, è difficile sapere quale sia il costo per lo stato, in lire italiane, dello zucchero importato dall’estero. Nell’ipotesi estrema che tutte le 180 lire rappresentino costo per lo stato importatore, questo si è messo in grado col nuovo decreto di incassare almeno la differenza fra le lire 225 di prezzo di vendita e le lire 180 di costo. Ma l’incasso dello stato deve essere superiore;
  • 3) diminuire il consumo. È questo uno dei primi atti coraggiosi di limitazione del consumo delle derrate di non primissima necessità. Grazie alle tasse di licenza, le quali in media aggiungeranno altre lire 15 per quintale al prezzo dello zucchero destinato alla fabbricazione di dolci, cioccolato, bevande, ecc. ecc., si pone un ulteriore salutare freno al rincaro. Senza giungere alla tessera dello zucchero, la ripartizione d’autorità delle quantità disponibili di zucchero fra i diversi centri, limiterà necessariamente il consumo generale.

 

 

Certo l’aggravio per i consumatori è notevole; ma è sopportabile in un momento in cui l’erario deve subire il sacrificio di parecchie centinaia di milioni per dare allo stesso consumatore il frumento estero a 36 lire, ossia ad un prezzo certamente e notevolmente inferiore al costo complessivo di acquisto, noleggio, assicurazione e cambi per l’erario provveditore. I consumatori di zucchero sono parzialmente tassati per fornire, ai consumatori di pane e farine, il frumento, che è derrata di ben maggiore urgenza, ad un prezzo di perdita per l’erario. Ecco il succo sociale del nuovo provvedimento governativo.

 

 

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