Tratto da:

Corriere della Sera

Il partito costituzionale e le prossime elezioni a Torino

«Corriere della sera», 23 maggio 1909

 

 

 

(Per telefono al Corriere della Sera)

 

 

Torino, 22 maggio.

 

 

(X.) Nominato il commissario regio, stabilita quasi ufficialmente al 20 giugno la data delle elezioni comunali, cominciano a farsi pronostici intorno ai probabili risultati. Un mese fa, era opinione non dico prevalente ma assai diffusa che avessero a vincere con certezza i socialisti e questi già facevano i loro calcoli di conquista del municipio basandosi sul risultato, favorevole ad essi, delle elezioni generali politiche. Ma ora l’impressione è mutata. I socialisti hanno commesso parecchi spropositi e per il contegno sguaiato tenuto nelle sedute consiliari, per la opposizione, presto rinfoderata, alla mostra internazionale del 1911, per il diniego opposto alla discussione del bilancio hanno perso molte simpatie. D’altro canto la Giunta ultimamente in carica aveva a capo un uomo, l’avv. Depanis, universalmente stimato per le sue doti di saggio amministratore ed aveva ritirato le proposte, che a torto od a ragione, erano piaciute poco alla popolazione, come l’allargamento della cinta, ecc. ecc. Se i costituzionali sapessero trarre partito dalle circostanze favorevoli ed organizzarsi bene, così come fanno i socialisti, senza dubbio avrebbero la vittoria in pugno. Nelle elezioni generali politiche vinsero i socialisti: ma il corpo elettorale amministrativo non è quello stesso che vota nelle elezioni politiche, ma è del 20 per cento circa maggiore: 47 mila contro 38 mila circa. Fra gli elettori amministrativi che non sono elettori politici a Torino si annoverano molti impiegati che votano nel comune d’origine, per usufruire del biglietto ridotto e delle vacanze straordinarie e molti possidenti e professionisti che conservano relazioni e influenze nel luogo natio: tutti costoro dovrebbero appartenere in gran parte ai partiti d’ordine e, se intervenissero compatti e disciplinati, potrebbero fare traboccare facilmente la bilancia a nostro vantaggio. Per un altro verso ancora possono essere stabilite le probabilità di vittoria. L’ultimo annuario statistico della città di Torino contiene dati sulla composizione dei 42.928 elettori amministrativi iscritti al 30 novembre 1906. Distinti per «titolo elettorale» vi erano 15.321 elettori per censo e 27.607 elettori per capacità e di questi circa 11.000 per titoli d’istruzione secondaria o superiore, di professioni educative, di impieghi, pensioni o gradi militari ed onorifici. Senza voler mettere per forza i 15 mila elettori per censo e gli 11 mila elettori per titoli speciali tutti nel campo costituzionale, certo è che le proporzioni non sono sfavorevoli. Se gli elettori sono distinti per professioni, gli esercenti industrie e commerci sono 3147, i professionisti 3336, gli ufficiali ed impiegati 9710, i pensionati 1574, i possidenti 1230, i ministri del culto 884, gli studenti 1228, gli operai e manovali 18.060. Pure riconoscendo le tendenze socialistoidi di una parte della borghesia media, sembra certo che un abile lavoro di propaganda potrebbe riuscire a risultati buoni su un corpo elettorale così composto.

 

 

Ciò che manca ai costituzionali qui come in tante altre città è la fiducia in sé stessi, la coscienza dei propri doveri verso la cosa pubblica, lo spirito di sacrificio e di organizzazione.

 

 

Naturalmente perché i coefficienti favorevoli ai costituzionali possano essere usufruiti e condurre alla vittoria, è necessario che l’Unione monarchica liberale o quell’altro Comitato, che sorgerà od è già sorto per proporre agli elettori la lista dei candidati al Consiglio, compili una lista omogenea, di persone conosciute per operosità e devozione al pubblico bene. E innanzi tutto dovrebbero mandarsi innanzi persone capaci di lavorare, non illustri uomini, venerandi per età o cospicui per cumuli di cariche pubbliche ed impotenti fatalmente ad attendere con ardore alla gestione dell’azienda municipale. A questo riguardo finirò con un’altra statistica interessante. Su 54 consiglieri di parte costituzionale ve n’é uno che ha 84 anni, uno di 80 anni, uno di 77, uno di 75, uno di 73 e tre di 71. Soltanto 3 hanno meno di 40 anni e la media età di tutti i 54 consiglieri costituzionali risulta di 57 anni e 2 mesi. Fra di essi vi sono 9 senatori con un’età media di 64 anni. Invece nel campo socialista su 25 consiglieri il più vecchio ha 58 anni, appena 7 hanno toccato i 50 anni, 10 sono tra i 40 e 49 ed 8 al di sotto dei 40 anni. La età media dei consiglieri socialisti è di 43 anni e 10 mesi.

 

 

Come si può pretendere che un partito guidato da uomini vecchi e di una età media che si avvicina alla sessantina, abbia il vigore di opporre programmi a programmi, di combattere energicamente e di attuare imprese saggie, ben maturate e nel tempo stesso disformi dalla routine tradizionale?

 

 

Come si può sperare che i costituzionali intervengano alle sedute con la stessa assiduità, si ammalino così poco frequentemente, abbiano la medesima vigoria di parola e di propositi degli uomini nuovi socialisti?

 

 

Qui è il punto essenziale: scegliere uomini capaci ed ancor volonterosi e pronti a lavorare. Il resto, cioè i programmi buoni e la fiducia del corpo elettorale verrà come una conseguenza necessaria dell’alito di vita nuova trasfuso nel partito costituzionale.

 

 

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