Il problema del combustibile e la distribuzione topografica delle industrie
Tipologia : Paragrafi/Articoli
Data pubblicazione : 01/07/1912

Il problema del combustibile e la distribuzione topografica delle industrie[1]

«La Riforma Sociale», luglio-agosto-settembre 1912, pp. 582-584

 

 

 

Il nostro redattore capo ha pubblicato, nelle Memorie della R. Accademia delle scienze di Torino, un ampio studio su Il Problema del combustibile nel periodo rivoluzionario, come fattore della distribuzione topografica delle industrie (Torino 1911). Crediamo fare cosa gradita ai lettori pubblicando la relazione che fu letta all’Accademia per mettere in luce il contenuto della memoria e darne giudizio.

 

 

La monografia che ci è messa dinanzi dal prof. Giuseppe Prato per la pubblicazione nelle memorie accademiche tocca uno dei problemi più importanti nella scienza e nell’arte economica. Il Roscher che fu certamente tra i più profondi indagatori del problema della distribuzione topografica delle industrie, così riassume i suoi studi:

 

 

“Allorché la divisione del lavoro non è molto sviluppata, i vantaggi derivanti dalla prossimità del luogo di consumo hanno grande influenza sulla in sede dell’industria; mentre, a misura che la divisione del lavoro si estende, e che i processi tecnici si perfezionano, l’industria tende a stabilirsi là dove si manifestano vantaggi particolari per la produzione”.

 

 

Influenza preminente dei luoghi di consumo in un periodo iniziale di sviluppo dell’industria, e dei luoghi dove la produzione è più economica in un periodo successivo di perfezionata divisione del lavoro: ecco dunque la legge storica affermata dal Roscher ed accolta, dopo di lui, da molti economisti.

 

 

Il prof. Prato si è proposto il compito di verificare, in un caso particolare, l’esattezza della legge roscheriana. Parve a lui che il principio, così come fu sopra enunciato, non tenesse conto di parecchi fattori importanti anche nel periodo iniziale dello sviluppo delle industrie e principalmente delle esigenze create dagli approvvigionamenti di combustibile, le quali dovevano tendere ad avvicinare le industrie ai luoghi di produzione di siffatte indispensabili materie sussidiarie con forza tanto maggiore, quanto più malagevoli erano per lo passato i trasporti, vuoi per la viabilità manchevole e difettosa, vuoi per l’esclusivo impiego del legname come combustibile industriale, prima che fosse diffusa l’utilizzazione del carbon fossile.

 

 

Di qui una stretta connessione del problema industriale col problema forestale, che improntò di peculiari caratteristiche la evoluzione di entrambi e stabilì intimi rapporti fra le legislazioni intese a disciplinarne, secondo i criteri intervenzionistici dell’epoca, le pratiche soluzioni.

 

 

Ristudiare il problema dei rapporti fra localizzazione dell’industria e distribuzione delle foreste, e riprendere, su più ampia messe di fatti, lo studio di quello speciale aspetto della politica vincolistica e mercantilistica, finora appena abbozzato per incidenza dagli storici dell’economia: ecco il compito propostosi dall’autore della memoria.

 

 

L’occasione gli venne fornita dalla scoperta da lui fatta, fra le carte non inventariate dell’Archivio di Stato di Torino, dei documenti di una vasta inchiesta ordinata nel 1782 dal governo piemontese per accertare lo stato dei boschi ed il suo rapporto con lo sviluppo delle industrie nel regno.

 

 

Premessi alcuni cenni riassuntivi sulle varie fasi attraversate dalla legislazione forestale in Europa correlativamente allo svolgersi della vita economica ed al mutare della struttura sociale, l’A. classifica ed analizza minutamente gli editti sabaudi in tale materia, illustrando i criteri tecnici ed economici a cui era pervenuto questo ramo della pubblica amministrazione negli ultimi anni dell’antico regime. Esamina in seguito la condizione del patrimonio forestale negli Stati continentali del regno e le cause che tendevano a diminuire e devastare i boschi, dovute le une a male pratiche e ad abusi, ma altre alla nuova vita economica che pulsava nel paese.

 

 

Appartiene a queste ultime il consumo crescente di legna richiesto dalle industrie. Il quale viene minutamente analizzato dall’A., in base ai dati dell’inchiesta e di molti altri documenti inediti, passando l’un dopo l’altro in rassegna successivamente i diversi rami di produzione e tentando infine un calcolo approssimativo generale del quantitativo medio di combustibile assorbito dalle fabbriche, manifatture, mestieri, ecc., e la dotazione di selve necessaria a fornirlo. Completando tale calcolo con quello del fabbisogno medio di legna per altri usi, e confrontando tali cifre con quelle relative all’estensione e produttività dei boschi, l’A. giunge alla conclusione che giustamente il governo sabaudo si preoccupava del problema in vista dello sviluppo industriale del paese, pur essendo tuttora il Piemonte uno dei paesi europei più ricchi di foreste e perciò meglio suscettibile di progressi industriali, in confronto anche della Francia e sopratutto dell’Inghilterra.

 

 

Le previsioni di buon avvenire industriale traevano forza però soltanto dalla possibilità di conservare e riprodurre la dotazione, ancor grande ma pure via via esaurentesi di foreste. I funzionari inquirenti facevano dipendere la scelta del luogo dove far sorgere nuovi opifici dalla vicinanza ed accessibilità dei boschi; studiavano il decadere delle industrie in funzione dello scarseggiare di legna; e leggi e regolamenti numerosi e minuziosi cercavano di distribuire equamente, equilibrare, regolamentare le iniziative ed i diritti delle singole intraprese nella gara di appropriazione d’una così preziosa naturale ricchezza. Un capitolo speciale è dedicato dall’A. a studiare le dottrine economiche a cui si ispiravano i suggerimenti ed i consigli trasmessi al ministro dai funzionari dell’amministrazione provinciale incaricati di curare la conservazione dei boschi; e dall’indagine acuta e larga quei funzionari ci appaiono assai più liberali, assai più curiosi della letteratura economica straniera di quanto potesse supporsi in un paese considerato tradizionalmente chiuso in sé stesso e tutto dedito alle armi e devoto alle tradizioni. Il rimboschimento diretto ad opera dello Stato è dai più sconsigliato; e solo si ammette in casi eccezionali di lande sterminate nude, dove la popolazione sia radissima, come nelle 10.000 giornate della Vauda in quel di San Maurizio, Cirié, Leynì, Volpiano, Vauda e comuni limitrofi. Più favorevole accoglienza trovano le provvidenze indirette, come la vendita dei beni comunali con l’obbligo del rimboschimento, i premi ai comuni ed ai privati, ecc., ecc.

 

 

Nuovi tempi frattanto incalzavano. Il primato industriale che Germania e Scandinavia e forse anche in parte il Piemonte meglio dotati di boschi minacciavano di togliere all’Inghilterra, viene a questa serbato dalla utilizzazione economicamente conveniente del carbon fossile, avvenuta alla fine del secolo diciottesimo. Il combustibile legna lotta a lungo contro il nuovo concorrente; le industrie localizzate nei centri di produzione forestale tentano di resistere ai bassi prezzi dei prodotti ottenuti mercé il più economico carbone di pietra. Ma alfine devono cedere. La vittoria del carbon fossile sulla legna, e non altri fattori industriali, come l’allevamento artificiale delle industrie in una Inghilterra protezionista, conserva ed anzi rafforza il primato britannico. Valli popolose per traffici e manifatture ritornano allo stato agricolo; e solo in qualche località, (Biellese, Altare) si conservano le tradizioni industriali dell’età della legna. Una nuova distribuzione delle industrie va attuandosi a poco a poco; ma non ancora l’equilibrio sembra raggiunto, che esso è oggi nuovamente minacciato, in maniera augurale per l’Italia, da nuove vicende; l’approfondimento progressivo delle miniere di carbon fossile ed il rialzo dei costi del minerale, le mirabili invenzioni della scienza dell’elettricità e le ancor più mirabili sue applicazioni industriali promuovono un vero ricorso storico. L’industria, disgiunta, nell’era del carbone, dalle foreste e dalle montagne, ora torna ad esserne dipendente. Le strette relazioni fra il regime idraulico e la sistemazione dei bacini montani con il problema capitale del rimboschimento fanno intravvedere nell’avvenire nuovi strettissimi rapporti tra la distribuzione e la prosperità dell’industria e la distribuzione e la ricchezza delle foreste. Tale la trama della monografia del Prato; che a noi sembra nuova nella concezione teorica, freschissima per la copia delle notizie storiche ignorate tratte alla luce, importante nelle conclusioni dottrinali e nelle applicazioni amministrative, condotta con rigore di critica nell’uso dei documenti archivistici e con ampia conoscenza della letteratura straniera ed italiana, onde raccomandiamo vivamente alla Classe di volere approvare l’inserzione della monografia nelle memorie accademiche.

 

 



[1] In collaborazione con Francesco Ruffini [ndr]

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