Il programma finanziario del Governo

Tratto da:

La Stampa

Data di pubblicazione: 02/03/1901

Il programma finanziario del Governo

«La Stampa», 2 marzo 1901

 

 

 

Il prezzo del sale ridotto di 20 centesimi – L’abolizione del dazio consumo nei comuni di III e IV categoria – L’imposta di successione progressiva – Non si sospende l’ammortamento del debito – I lavori del Sempione e del porto di Genova – Si rinnoverà il naviglio da guerra e si rimanderanno le spese straordinarie militari.

 

 

Oggi si è cominciato a vedere alquanto più chiaramente nel programma finanziario del Ministero. Come vi scrissi ieri mattina, finora si era sempre discusso sulla base di supposizioni intorno ai possibili propositi del Ministero e sulla opportunità di adottare piuttosto questo che quello fra i piani finanziari che venivano messi innanzi nei circoli parlamentari e competenti.

 

 

Nel pomeriggio si è radunato il Consiglio dei ministri; e durante la seduta i ministri tecnici, ossia non solo Wollemborg e Di Broglio, ma anche Giolitti e Prinetti, riferirono ai loro colleghi sul lavoro preparatorio compiuto circa il programma finanziario.

 

 

Il fatto che i ministri dell’interno e degli esteri intervennero nella discussione a lato dei due Ministeri propriamente competenti, può voler significare che gli onorevoli Giolitti e Prinetti non intendevano, coll’aver assunto la direzione di altri dicasteri, di volersi scaricare di ogni responsabilità derivante dai loro anteriori programmi di riforme tributarie, ma vogliono adoperarsi ad attuarle, in cooperazione attiva e continua coi loro colleghi.

 

 

Ecco quali mi risulta essere le proposte che i ministri tecnici fecero ai loro colleghi:

 

 

1)    Diminuire di venti centesimi il prezzo del sale. La perdita derivante allo Stato da questa diminuzione andrebbe a vantaggio di tutti i consumatori italiani, eccetto quelli della Sicilia e della Sardegna, i quali sono esenti dalla gabella del sale. Il vantaggio individuale che ogni familgia ricaverebbe dalla riduzione di 20 centesimi sul prezzo del sale si può calcolare facilmente, pensando che ogni persona in Italia consuma in media 6 chilogrammi di sale all’anno.

 

2)    Abolire il dazio consumo nei Comuni di terza e quarta categoria. Vi ho già intrattenuto alcuni giorni fa delle conseguenze che per le finanze dello Stato e dei Comuni avrebbe l’abolizione del dazio consumo nei Comuni di ultima categoria. Qui basti aggiungervi che per ora il piano finanziario del Governo pare si limiti alla abolizione del dazio governativo. Con ulteriori provvidenze, che si stanno escogitando, si penserà alla abolizione od alla trasformazione del dazio comunale.

 

 

Questa seconda riforma gioverà sovratutto ai Comuni del Mezzogiorno. Voi sapete diggià invero che su 155 Comuni di terza categoria, ben 105 si trovano nel Mezzogiorno e su 113 di quarta categoria, ben 57 sono meridionali; ossia in tutto 162 Comuni meridionali su 268.

 

 

A compiere questa riforma, più specialmente giovevole al Mezzogiorno, il Ministero è stato spinto da un doppio ordine di considerazioni: dall’urgenza di provvedere ai bisogni del Mezzogiorno, la cui situazione in alcune province è veramente critica; ed inoltre dall’opportunità di concedere qualche sgravio alla Sicilia ed alla Sardegna che non avrebbero ottenuto alcun beneficio, se si fosse ridotto soltanto il prezzo del sale. In questo modo si ottiene il duplice obbiettivo di arrecare un vantaggio speciale al Mezzogiorno, abolendo il dazio consumo, e di fare un beneficio generale all’Italia, riducendo il prezzo del sale.

 

 

Si è lasciato intatto il dazio sul grano, perché parve ai ministri che la questione non fosse ancora sufficientemente matura e che fosse controversa la opportunità di pregiudicare fin d’ora le prossime trattative commerciali coi paesi importatori di grano.

 

 

La discussione su queste proposte di sgravi dei ministri tecnici fu breve; esse furono completamente accolte dai colleghi.

 

 

Più lunga fu la discussione intorno ai mezzi di provvedere al deficit risultante dalle accettate proposte, il qual deficit si calcola ammontare a 50 milioni circa. Come vi avevo scritto ieri, fu ventilata e lungamente discussa la questione della opportunità di sospendere l’ammortamento dei debiti redimibili, o quanto meno di provvedere al pagamento dei titoli estratti e scaduti con la emissione di Consolidati.

 

 

Qualche ministro si mostrò recisamente favorevole a questo sistema di consolidare il debito redimibile, adducendo le ragioni che voi già conoscete, e consistenti sovratutto nel concetto che l’ammortamento del debito pubblico è un atto volontario, da compiersi coi fondi disponibili del bilancio e da sospendersi quando con quei fondi si voglia provvedere a sgravi tributari riconosciuti necessari ed utili od a spese straordinarie pur esse indispensabili.

 

 

Ma i ministri tecnici ed anche l’on. Giolitti si mostrarono assolutamente contrari alla tendenza di indebolire in qualsiasi modo l’integrità del bilancio e di scuotere la fiducia dei portatori, sovratutto esteri, nella solidità dei nostri titoli di debito pubblico. Non si mancò di avvertire che oggi la Rendita italiana ha un prezzo sostenuto anche perché il mercato sa che la quantità dei titoli del debito redimibile posta sul mercato va a grado a grado scemando per le successive estrazioni a sorte. Se invece si emettesse della nuova Rendita per sostituire la antica rimborsata, essa durerebbe fatica a classarsi subito, onde una depressione inevitabile nei corsi della Rendita.

 

 

La proposta venne perciò abbandonata. Si convenne invece di provvedere al deficit con i seguenti mezzi:

 

 

1)    Con un aumento dell’imposta di successione basata sul concetto della progressività a carico delle maggiori fortune;

 

2)    Con un aumento della tassa di bollo sulle cambiali;

 

3)    Con la riduzione della quota annua stabilita per i premi alla marina mercantile da dieci milioni ad otto milioni. In tal modo si guadagnerebbero due milioni.

 

4)    Altri due milioni si otterrebbero con economie fatte un po’ su tutti i bilanci;

 

5)    Siccome le nuove entrate e le minori spese precedenti non raggiungono ancora i 50 milioni di sgravi, si provvederebbe alla parte residua con il naturale maggiore gettito delle imposte che l’on. Di Broglio calcola ad almeno sedici milioni all’anno.

 

 

Il Consiglio dei ministri incaricò i colleghi competenti di tradurre in disegni di legge le varie deliberazioni oggi adottate.

 

 

Domenica si terrà un altro Consiglio, nel quale si deciderà in modo definitivo, anche nella forma, il programma finanziario che il Governo intende presentare al Parlamento. Un’altra questione a cui oggi si è accennato nel Consiglio dei ministri è quella delle spese ferroviarie del Sempione e del porto di Genova. È opinione di alcuni che anche queste opere pubbliche debbano essere fatte colle reali risorse ordinarie del bilancio; ma non è impossibile che a questo proposito prevalga la tendenza opposta, di provvedere cioè con nuovi debiti a queste opere, le quali sono destinate certamente a dare un frutto più che sufficiente al servizio degli interessi ed all’ammortamento del prestito.

 

 

E pare ai più che questa tendenza sia molto ragionevole. Così pure, appena aperta la Camera, il Ministero avrebbe intenzione di risolvere la questione del naviglio da guerra. Vi si provvederebbe mediante i 32 milioni di plusvalore della Rendita pubblica posseduta dalla Cassa pensioni, di cui si afferma che lo Stato abbia pieno diritto di disporre, trattandosi di titoli di Rendita già emessa e di cui si tratterebbe soltanto di godere il plusvalore formatosi per il rialzo dei corsi in confronto ai prezzi d’acquisto da parte della Cassa pensioni. Pare invece che non si abbia fretta di risolvere la questione delle spese straordinarie per l’esercito; e si propenderebbe a rimandarla ad un’epoca indefinita.

 

 

Queste le deliberazioni e le intenzioni del Governo, quali mi risultano da informazioni autorevoli. Deliberazioni ed intenzioni che non mancheranno di dare origine a dibattiti e commenti in vario senso, di cui non mancherò di tenervi informati.

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