Il punto di vista capitalistico e il punto di vista sociale nelle questioni concernenti il lavoro
Tipologia : Paragrafi/Articoli
Data pubblicazione : 01/05/1908

Il punto di vista capitalistico e il punto di vista sociale nelle questioni concernenti il lavoro

«La Riforma Sociale», maggio-giugno 1908, pp. 405-406

 

 

 

Camillo Supino: Il punto di vista capitalistico e il punto di vista sociale nelle questioni concernenti il lavoro (Estratto dai Rendiconti del R. Istituto Lombardo di Scienze e lettere, serie seconda, vol. XLI, 1908).

 

 

È un brevissimo (4 pagg.) ed acuto schizzo degli errori che si commettono trasportando nella scienza il punto di vista dei capitalisti riguardo alle questioni del lavoro.

 

 

Ci auguriamo che l’A. voglia presto completare il suo elegante studio con un altro sul “Punto di vista operaio nelle questioni concernenti il lavoro”.

 

 

Egli, che ha efficacemente descritto i pregiudizi capitalistici, farebbe cosa utile descrivendo altresì i pregiudizi operai, i quali non sono meno numerosi, meno ridicoli e meno dannosi dei pregiudizi capitalistici. Anzi saremmo quasi tentati a ritenerli più dannosi, perché nel momento presente la moda è ad essi assai più favorevole, in Italia ed altrove, di quanto non sia ai pregiudizi, che oramai sanno un po’ di stantio, dell’”odiato borghese”.

 

 

Pochi economisti e pochissimi giornalisti osano difendere i pregiudizi capitalistici; e da quasi tutti si fanno invece concessioni al pregiudizio operaio, trattandolo come una più moderna e giusta concezione scientifica.

 

 

Gli scienziati, è chiarissimo, devono procurare di svestirsi di amendue i pregiudizi; ma devono sovratutto combattere contro quelli che sono più di moda, che sono, o paiono, più nuovi e sono fecondi quindi di maggior male.

 

 

Salvo onorevoli eccezioni, i capitalisti italiani, la nostra borghesia e la classe dei nostri politicanti di tutti i partiti, anche conservatori, hanno paura persino della propria ombra; e sono disposti a fare qualunque concessione verbale agli avversari. Politica pessima perché non è degna di vivere quella classe la quale non è fiera della funzione che compie e non è pronta a combattere per la propria esistenza; e perché alle concessioni verbali seguono sempre le concessioni di sostanza. Ma, se la borghesia italiana è fiacca e vergognosa di sé, non è questa una buona ragione perché tutti la svergognino vieppiù, squadernando soltanto dinanzi ad essa i suoi errori ed i suoi pregiudizi; quasi che l’altra classe ne fosse immune.

 

 

Sarà perciò assai utile che l’A. completi la sua interessante monografia; e dopo aver dichiarati gli errori di pensiero e di linguaggio commessi da gente che è già disposta a riconoscere a priori d’aver torto, dichiari altresì gli errori che quotidianamente sono pensati dalla classe opposta nella convinzione profonda e tenacissima di essere nel vero.

 

 

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