Il punto essenziale

Tratto da:

La Stampa

Data di pubblicazione: 27/04/1901

Il punto essenziale

«La Stampa», 27 aprile 1901

 

 

 

L’Avanti!, in una nota apposta dal suo direttore ad un articolo sulle organizzazioni nuove dei contadini dell’Alta Italia, ritorna sull’argomento del «ministerialismo» dell’Estrema Sinistra. Ed avverte che il ministerialismo non deve essere per i socialisti se non una fra le armi da essi impugnate per rinnovare il vecchio organismo sociale con un’onda di democrazia proletaria, per rendere le rivendicazioni e le organizzazioni economiche dei lavoratori la più sicura garanzia contro ogni conato reazionario, ecc.

 

 

Son frasi codeste un po’ vaghe, dalle quali non bene si comprende lo scopo a cui il ministerialismo ed altre armi ad esso simili dovrebbero servire. Ed è perciò opportuno che si pongano alcune domande relative agli atteggiamenti nuovi ed agli scopi dei socialisti; perché dalla natura delle risposte che a queste domande potranno essere date, dipenderanno da un lato il giudizio che dagli uomini di parte costituzionale devesi fare intorno ai socialisti, e dall’altro lato l’approvazione o la condanna della benevolenza che il Ministero attuale dimostra verso i socialisti in compenso del ministerialismo di costoro.

 

 

Le domande son queste:

 

 

è il ministerialismo dei socialisti l’indice di una trasformazione radicale nel partito, il quale, appoggiando una politica semplicemente liberale, dimostrerebbe di volere adattarsi, se bene lentamente, alle condizioni della società nostra e di voler esercitare un’azione pratica nell’ambito delle istituzioni esistenti?

 

 

Vuole il partito socialista, pur non rinunciando a chiamarsi tale, ché sarebbe troppa pretesa, decidersi a rinunciare alla battaglia di propaganda distruttiva contro gli istituti fondamentali della società presente?

 

 

In tal caso il partito socialista verrebbe ad assumere se non l’apparenza, la sostanza almeno di un partito radicale, il quale potrebbe esercitare, in conformità a certi ideali suoi propri, un’azione pratica e legislativa parallela a quella della parte costituzionale e potrebbe in un giorno non lontano divenire un partito di Governo. Che siffatta sia in realtà la spiegazione del ministerialismo del partito socialista sembrano far credere le parole del direttore dell’Avanti! quando accenna all’importanza delle riforme pratiche ottenute dai lavoratori, e quelle del direttore della Critica Sociale, il quale affermava, giorni sono, che i socialisti devono essere un partito politico e non di politicanti e di demagoghi, e che il programma minimo non deve essere una lustra.

 

 

Oppure – ed è questa la seconda alternativa che ci si presenta – il ministerialismo dei socialisti non è se non un’arma pura e semplice di combattimento parlamentare ed un mezzo per rendere più facile l’agitazione nelle masse?

 

 

Appoggiando il Ministero i socialisti non vorrebbero in tal modo a rinunciare ad alcuna delle finalità ultime del loro programma, anche di quelle più aspramente contraddicenti ai principii giuridici e sociali da noi riconosciuti.

 

 

Essi non rinuncerebbero ad agitare le masse contro i ceti proprietarii ed industriali, a dipingere la lotta di classe come l’unico mezzo per espropriare, sia pure pacificamente, i capitalisti. Anzi il ministerialismo, inducendo il Governo a mostrare benevolenza verso il partito socialista, non sarebbe altro che uno strumento per propagandare con maggior chiarezza di linguaggio e per raggiungere più prontamente le finalità proprie al partito e distruttive per le nostre istituzioni.

 

 

Né codesta seconda ipotesi è priva di fondamento se si pensa che nei medesimi articoli a cui sopra alludemmo il direttore dell’Avanti! insiste sulla necessità di far comprendere al Governo che il partito socialista non si lega a nessun Gabinetto, e si inspira unicamente agli interessi del proletariato (s’intende agli interessi guardati da un punto di vista socialistico); ed il direttore della Critica Sociale pregia la libertà garantita dal ministerialismo in quanto essa permetterà al socialismo di riprendere carattere ed azione specifica di partito di classe, liberandolo dalla necessità di rimpicciolirsi nel quadro angusto di un semplice partito democratico, ossia di trasformarsi in quel modo appunto che lo renderebbe un partito non offensivo alle istituzioni presenti.

 

 

Quale sia per essere la risposta dei socialisti alle nostre domande non si vede chiaro. Probabilmente essi eviteranno, come evitarono finora gli onorevoli Turati e Bissolati, di dichiarare categoricamente se essi intendono che il partito socialista, colla sua politica ministeriale, si avvii a diventare un partito democratico di Governo e di azione pratica a favore degli operai, oppure continui ad essere un partito di lotta spiegata contro la società presente,il quale si giova dei favori ministeriali per meglio raggiungere i suoi intenti rivoluzionari.

 

 

Eppure questo è il punto essenziale per i costituzionali. Data la verità della prima ipotesi, può comprendersi e giustificarsi l’alleanza del Governo attuale con un partito, – considerato finora come nemico degli ordinamenti sociali nostri più gelosi, – il quale verrebbe a trasformarsi, mercé tale alleanza, in una avanguardia nelle lotte future da combattersi per migliorare e non per sovvertire le nostre istituzioni.

 

 

Ma se la seconda ipotesi fosse vera, allora non potrebbe in alcun modo approvarsi l’operato di un Governo il quale, per accattar voti in parlamento, consente ad allearsi con quelli che furono e vogliono continuare ad essere i nemici di tutti gli istituti che ai costituzionali debbono essere più cari.

 

 

L’amicizia del Governo coi socialisti sarebbe l’indizio della mancanza della coscienza del proprio dovere nei governanti. Ognun vede quindi come sia importante risolvere la questione posta; e come, se gli interessati socialisti non vorranno chiaramente rispondere, sia d’uopo interrogare i fatti che i socialisti compiono e compieranno per vedere quale debba essere la nostra condotta verso di essi.

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