Il «record» nella storia dei prezzi del vino

Tratto da:

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. IV

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 26/04/1916

Il «record» nella storia dei prezzi del vino

«Corriere della Sera», 26 aprile 1916[1]

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. IV, Einaudi, Torino, 1961, pp. 339-341

 

 

Un prodotto il quale in Italia ha subito un movimento impressionante di prezzi è il vino. In un suo recente articolo sull’Italia vinicola ed agraria di Casalmonferrato, il prof. Marescalchi ha messo in luce come l’anno 1916 segni il punto più elevato dei prezzi dal 1791 ad oggi. Le indagini eseguite dal Marescalchi nell’archivio comunale di Casale, che è uno dei maggiori centri vinicoli dell’Alta Italia, si fermano al 1791; ma, per quanto so, il periodo immediatamente posteriore alle guerre della rivoluzione francese fu caratterizzato dai prezzi massimi in confronto a tutto il secolo XVIII; sicché è possibile affermare, con bastevole fondamento, che i prezzi odierni del vino sono i prezzi massimi conosciuti nella storia vinicola negli ultimi due secoli.

 

 

Il lucro che i viticultori hanno potuto ricavare dal rialzo straordinario dei prezzi non e però tutto lucro netto. L’esperienza storica invero dimostra che i prezzi massimi sono quasi sempre le conseguenze di raccolti pessimi. Ecco un quadro interessantissimo dei prezzi massimi e minimi avutisi dal 1791 al 1916 (in lire italiane per ettolitro):

 

 

Minimi

Massimi

1791

16

1792

15

1800

82

1805

13

1815

72

1817

73

1834

18

1842

17

1849

16

1855

73

1856

70

1872

18

1874

55

1877

50

1908

18

1916

92

 

 

Il movimento dei prezzi messo in luce da queste cifre in parte obbedisce a leggi generali comuni con i prezzi delle altre derrate: ed in parte deriva da circostanze particolari al vino. Comune con altre derrate sarebbe il passaggio dal regime di prezzi relativamente bassi dal periodo anteriore alla Rivoluzione francese al periodo di prezzi crescenti negli anni di guerra dal 1793 al 1799-800, a causa della inflazione di biglietti svalutati a corso forzoso; il deprezzamento, anch’esso derivante da cause monetarie, del periodo volto tra la fine delle guerre napoleoniche e le rivoluzioni del 1848: il rialzo generico dovuto all’abbondanza dell’oro e dell’argento tra il 1848 ed il 1873-74; e finalmente il periodo di prezzi bassi durato, sempre per cause monetarie, quasi fino alla soglia del nuovo secolo. Ma, oltre ed accanto a queste cause generali, il prezzo del vino subì il contraccolpo di cause speciali, che produssero rialzi e ribassi acutissimi, non ugualmente osservabili in molte altre derrate.

 

 

Cattivi o pessimi i raccolti del 1797, 1798 e 1799; e di qui il rialzo del 1800, acuito dalle requisizioni delle truppe russe ed austriache. Cattivi nuovamente i raccolti del 1814 e del 1816; in rialzo vivo i prezzi nel 1855 e nel 1856 per il diffondersi della malattia dell’oidio, non ancora combattuta dalle solforazioni. Tutti finalmente ricordiamo la vendemmia eccezionale del 1907, seguita da altri due abbondanti raccolti di uva; di qui il prezzo minimo di lire 18 per ettolitro nel 1908. Terribile invece fu l’invasione peronosporica nel 1915; sicché si giunge ora (1916) a veri prezzi di sete, accentuati dalle cresciute richieste per l’esercito, e dal deprezzamento della moneta cartacea; prezzi di cui la storia non vide ancora gli uguali.

 

 

Il prof. Marescalchi dalla storia fortunosa della vite e del vino ricava un solo insegnamento economico e tecnico: bene avrebbero operato i viticultori che nelle annate di abbondante raccolto avessero immagazzinato il vino per venderlo negli anni di scarsità e di alti prezzi, i quali immancabilmente seguono, a breve distanza, colle annate di fallanza.

 

 

Il vero rimedio contro le ricorrenti crisi vinicole è tutto lì: cultura tecnica, abilità nel confezionare vino serbevole, ed attitudine finanziaria ad aspettare la ripresa immancabile dei prezzi. La viticultura diventerà una industria seria, non soggetta ad alee e largamente remuneratrice quando essa sarà condotta da uomini tecnicamente esperti e finanziariamente resistenti. Leggi e regolamenti a poco servono. La salute è nei viticultori stessi.

 

 



[1] Con il titolo Una legge benefica per la Sardegna. La sua confortante applicazione in un rapporto delVon. Cavasola. [ndr]

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