Il regime rappresentativo e la società moderna

Tratto da:

La Stampa

Data di pubblicazione: 26/07/1900

Il regime rappresentativo e la società moderna

«La Stampa», 26 luglio 1900

 

 

 

«Il regime rappresentativo, che godea fino a pochi anni fa le simpatie generali, che era l’orgoglio dell’Inghilterra, ove nacque e si svolse, l’aspirazione intensa e comune dei popoli continentali, ha deluso tutte le concepite speranze. Introdotto successivamente in tutti i paesi civili, in nessuno ha fatto buona prova. Nella stessa Inghilterra, nella sua patria d’origine, è degenerato, cosicché quel regime è oggi universalmente in discredito quanto era prima levato a cielo».

 

 

Così inizia il duca di Gualtieri la sua requisitoria contro il regime rappresentativo in un libro recentemente pubblicato e destinato ad essere molto letto, venendo dopo i casi ultimi della vita parlamentare italiana ed estera.

 

 

Ma il duca di Gualtieri non si limita a trarre occasione dai fatti della vita pubblica contemporanea per muovere delle critiche spicciole al parlamentarismo. Egli va più in là ed afferma che il discredito in cui quel regime cadde non è un fenomeno passeggero e dovuto a debolezza di uomini, ma è il risultato di una trasformazione profonda della società moderna, alla quale oramai gli antichi regimi rappresentativi e governativi, per quanto modificati e rinnovati, più non convengono.

 

 

Il regime rappresentativo nacque in un’epoca nella quale tutti gli uomini politici prefiggevansi un medesimo scopo, e tutti colla stessa lealtà, sebbene per vie diverse, ad esso tendevano; oggi quegli uomini, non solo nei mezzi, ma addirittura nel fine dissentono. Fu creato principalmente per difendere la libertà dei cittadini in tempi in cui era minacciata: oggi essa è completa e nessuno più la minaccia. Fu creato per tenere in freno il Sovrano, limitandone i poteri, ed oggi il Sovrano non ha più bisogno d’alcun freno, perché non ha più alcun potere.

 

 

Il Parlamento, emanazione della società, ne rispecchia le condizioni, ne esprime le idee ed i desiderii, ne riproduce perfino le passioni. Da ciò viene che, quando nella società cominciano ad acquistare credito ed aderenti opinioni incostituzionali, quando cominciano ad apparire nel paese partiti rivoluzionari, è inevitabile che quelle opinioni trovino il mezzo di penetrare anche in Parlamento, è inevitabile che anche in esso forminsi dei partiti sovversivi, deboli pel principio di numero, ma rumorosi ed audaci.

 

 

Ora è necessario distinguere gli avversari politici dai nemici delle istituzioni. Quelli si accordano coi ministri e col loro partito nel ritenere il regime politico vigente più atto di qualunque altro a far la patria prospera o gloriosa, hanno quindi comune con essi lo scopo di mantenerlo e consolidarlo, dissentono solo sui mezzi per raggiungere questo scopo, stimando che tutt’altra condotta politica lo renderebbe più benefico, più sicuro, più popolare.

 

 

Ma i nemici delle istituzioni dissentono addirittura nel fine, combattono non già la linea politica del Gabinetto, ma la forma stessa del Governo, lo Stato come trovasi costituito, alcuni perfino i principii su cui si fonda la società ed aspirano non a migliorare, a rendere più accetto al Paese il regime esistente, ma a discreditarlo, a indebolirlo per quindi più facilmente distruggerlo.

 

 

Non solo per l’entrata in scena dei partiti sovversivi crede il duca di Gualtieri che il parlamentarismo sia votato alla morte; ma anche per la molteplicità dei partiti che è incompatibile col retto funzionamento del regime rappresentativo; per l’astensione dei migliori, stomacati di dovere adulare la folla e gli ignoranti; per la debolezza e la irresponsabilità dei ministri; per la potenza del giornalismo, che favorisce le usurpazioni del Parlamento a danno del potere esecutivo; per i compiti immensamente cresciuti dello Stato moderno.

 

 

I Parlamentari sono nati per regolare un piccolo numero di affari e per garantire la libertà: essi non convengono più agli uomini moderni che, già in possesso della libertà politica, aspirano ad ordinare la società sopra altre basi, onde partecipare tutti al benessere materiale di cui oggi solo il minor numero gode.

 

 

Malgrado tutto ciò, malgrado i suoi difetti, malgrado la sua insufficienza pei tempi nostri, malgrado abbia rinnegato i suoi principii, degenerando in parlamentarismo, il regime rappresentativo dura e durerà ancora perché non si sa quale altro regime sostituirgli.

 

 

Le epoche di grandi trasformazioni sociali son sempre epoche di incertezze, di speranze, di malcontento, epoche di grandi agitazioni e violenze; preparano e rendono inevitabile in un prossimo avvenire l’instaurazione di nuovi ordinamenti politici, che saranno, a differenza dei presenti, in armonia colle nuove forme sociali; ma finché l’evoluzione non è compiuta, quei nuovi ordinamenti politici, non che instaurarsi, non possono nemmeno con sicurezza indicarsi.

 

 

Nella Confederazione americana già si è cominciato ad attribuire un larghissimo diritto di voto al presidente, ai governatori ed ai sindaci; si abbreviano le sessioni parlamentari, stabilendo un massimo di sedute, si toglie ai deputati il diritto di proposta, di discussione e di interpellanza, e si incammina il paese verso un dispotismo assoluto ed irresponsabile, esercitato con forme costituzionali dal presidente della Confederazione, dal segretario di Stato, da quello del tesoro e dal presidente del Congresso.

 

 

Nella Confederazione svizzera, per sfuggire ai pericoli del parlamentarismo, si è presa la via opposta; si moltiplicano i casi di referendum e diventa irresistibile la tendenza a fare esercitare il potere legislativo dalla collettività dei cittadini, come nelle antiche repubbliche greche, e a non lasciare alle assemblee che la preparazione delle leggi. Frattanto illustri pensatori svolgono e propugnano idee feconde sulla opportunità di modificare il sistema elettorale, ordinandolo per classi e di togliere i mali del parlamentarismo, sottraendo il Governo all’arbitrio dei partiti o delle coalizioni dominanti in Parlamento.

 

 

Questi, brevemente riassunti, i concetti esposti dal duca di Gualtieri nel suo libro, che oggi non discutiamo perché ci manca lo spazio e perché la discussione dovrebbe essere troppo lunga e complicata per essere fatta in poche righe. All’autore ed alle sue vedute, esposte in forma vivace e battagliera, non mancheranno certo contraddittori valorosi. Auguriamoci che

la battaglia sia feconda di luce e di bene per il nostro paese.

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