Tratto da:

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. III

Corriere della Sera

Il rialzo del saggio dello sconto

«Corriere della Sera », 28 ottobre 1910[1]

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol.III, Einaudi, Torino, 1960, pp. 145-152

Un aumento del saggio ufficiale dello sconto è considerato in Italia come un avvenimento straordinario, sia per la solennità del decreto del ministro del tesoro che deve autorizzare i banchi di emissione ad adottarlo, sia per la rarità estrema dei casi in cui i banchi si decidono a tale estremo passo (si pensi che il tasso ufficiale dello sconto era rimasto al 5% ininterrottamente dal 27 gennaio 1908!), sia per le conseguenze finanziarie che ne derivano, e per gli industriali e commercianti sottoposti ad un rincaro notevole del denaro e per il corso dei titoli in borsa, il quale più o meno è destinato in simili contingenze a ribassare.

 

 

In realtà le variazioni in aumento o in diminuzione del saggio dello sconto sono, come si dirà poi e come sanno tutti i pratici, fenomeno assai più frequente in Italia di quanto non sembri in apparenza; sicché il rialzo recente del saggio ufficiale dello sconto dal 5 al 5,50% non è che un ultimo anello di una catena di aumenti successivi che passarono inavvertiti al pubblico.

 

 

Prima però di spiegare le cause immediate del rincaro del denaro in Italia non sarà fuor di luogo avvertire che il rincaro è un fenomeno solito a verificarsi tutti gli anni in questa stagione ed è, inoltre, un fenomeno generale a tutto il mondo. Gli inglesi, che sono maestri nell’arte e nella pratica bancaria, hanno dato il nome di autumnal drain, drenaggio autunnale, al fenomeno che in ogni anno si accentua maggiormente in ottobre e che consiste nel fatto della grande richiesta di denaro contante, la quale minaccia periodicamente di prosciugare le casse degli istituti di emissione. Si pensi, per darsi ragione del fatto naturalissimo, che nell’emisfero settentrionale è nell’autunno che si concentrano i grandi movimenti di derrate agrarie, dal grano al granoturco, dalla segala all’orzo, dalle barbabietole alle uve. Sono masse di derrate che passano dalle mani degli agricoltori a quelle dei commercianti, delle ferrovie o compagnie di navigazione e degli industriali. E queste masse di derrate agrarie devono nella maggior parte dei casi essere pagate per contanti; perché l’uso degli assegni bancari è ancora poco diffuso nelle campagne, anche nei paesi più progrediti.

 

 

È caratteristico al riguardo il deflusso di denaro contante che si opera negli Stati uniti e nel Canada a questa stagione dalle città bancarie e commerciali della costa dell’Atlantico alle regioni agricole del lontano ovest e nordovest, deflusso che si contrappone al movimento in senso inverso di cereali. Dopo qualche settimana gli agricoltori torneranno a spendere il denaro incassato, pagando debiti o facendo le compre dell’inverno e depositeranno l’avanzo alle banche locali, le quali alla loro volta faranno rifluire il denaro alle banche centrali. Ma, intanto, vi sono state alcune settimane, tra il flusso e il riflusso, in cui il bisogno di denaro fu assai acuto; ed è questo il periodo caratteristico dell’autumnal drain in cui il saggio dello sconto aumenta.

 

 

Perché aumenti, è oramai facile dire. Le banche locali che devono, per loro istituto, provvedere il denaro necessario al movimento delle derrate agrarie, ne chiedono alle banche centrali dei singoli stati; e queste, dopoché le loro riserve sono giunte al punto pericoloso, si dirigono all’unico grande mercato internazionale veramente libero, dove è lecito a tutti i paesi del mondo andare, pagandolo naturalmente al prezzo corrente, a provvedersi di denaro: voglio dire a Londra. Né Berlino, la quale è troppo occupata a pensare al mercato tedesco, né Parigi, dove il mercato non è libero, dove la banca oppone difficoltà all’uscita dell’oro e dove il governo, anche se è un governo radico socialista, si ingerisce fastidiosamente delle cose di banca e di borsa, sono mercati liberi. È per questo che la Banca d’Inghilterra è la vera regolatrice del mercato monetario mondiale; ed è per ciò che tutti guardano alle riserve della Banca d’Inghilterra come a indice delicato e mobile della situazione mondiale. Naturalmente la banca ribassa il saggio dello sconto quando le sue riserve sono abbondanti, e lo rialza quando, per le continue richieste, vengono a scarseggiare. Orbene, dalla fine di settembre, la riserva della Banca d’Inghilterra andava rapidamente scemando, come lo dimostrano le seguenti cifre (in migliaia di lire sterline):

 

 

Incasso metallico

Oro

esportato all’estero

Riserva

in

biglietti

Percentuale della riserva

agli impegni

27 luglio

40.659

44

30.497

51 1/4 %

21 settembre

39.091

1.075

29.905

53 3/9 %

28 settembre

37.348

1.365

27.839

50 3/8 %

5 ottobre

34.413

1.865

24.687

47 3/6 %

12 ottobre

33.778

417

24.555

47 %

19 ottobre

31.965

1.993

23.802

46 1/2 %

 

 

Si può dire che da circa un mese non sia passata una settimana senza che, per la continua richiesta di oro dall’estero, l’incasso metallico e la riserva in biglietti non diminuissero e scemasse pure la proporzione della riserva agli impegni; onde non è meraviglia che la corte dei direttori della banca abbia creduto opportuno di aumentare giovedì 6 ottobre lo sconto del 3 al 4% e giovedì 20 sia stata costretta, per difendere le riserve cadute ad un punto critico, a crescerlo di nuovo al 5%.

 

 

Ad eccezione della Banca di Francia, la quale sta ferma al suo 3% per le condizioni peculiari del mercato francese, le altre banche di emissione hanno seguito o preceduto l’esempio inglese; e così la Banca dell’Impero germanico fin dal 26 settembre portava lo sconto al 5%, la Banca d’Olanda al 4 dal 16 settembre, la Banca del Belgio al 5 dal 20 ottobre, e pure al 5% quella danese dal 13 Ottobre, e quella svedese dal 20 ottobre.

 

 

Se il rialzo è naturale, non può negarsi che qualche fattore straordinario non abbia contribuito ad esacerbare gli effetti del drenaggio autunnale; ma non pare che in quest’anno si ripeta l’esperienza del 1907 quando la Banca d’Inghilterra fu costretta ad aumentare il saggio dello sconto fino al 7% per difendersi contro le pressanti richieste di moneta provenienti dagli Stati uniti, dove la crisi paralizzava tutto il meccanismo economico. Quest’anno non si annunciano gravi crisi sull’orizzonte economico mondiale. Gli Stati uniti non rispondono, è vero, alle speranze che si erano concepite nella seconda metà del 1909; anzi si lamenta un certo ristagno, dovuto, dicesi, alla campagna presidenziale contro le ferrovie ed i trusts ed alla propaganda, che ha forti probabilità di riuscire stavolta vittoriosa, a favore del libero scambio od almeno a favore di una attenuazione dell’aspro protezionismo colà vigente. Così pure in Germania l’industria metallurgica non è bene assestata all’interno e fa all’estero viva concorrenza di prezzi; né sono ancora chiare le prospettive d’avvenire dell’industria cotoniera. Ma nel complesso non si può dire che sia imminente alcuna crisi; o, meglio, nessuno fra gli economisti che più si distinguono nel mestiere di profeti, s’intende a breve scadenza, prevede che questa abbia a verificarsi. Si potrebbero anzi citare cifre di progressi notevoli verificatisi nel 1910 nel movimento delle ferrovie, della navigazione e del commercio internazionale, progressi la cui forza non pare vicina ad esaurirsi.

 

 

Le circostanze eccezionali, che non si verificano all’estero, esistono forse in Italia e tendono ad inasprire quel rincaro del denaro che sarebbe normale in questa stagione? Si sarebbe tentati di rispondere affermativamente, quando si pensi che il 20 ottobre, quando la Banca d’Inghilterra aumentava il saggio dello sconto dal 4 al 5, le banche italiane di emissione, che erano rimaste ferme dal gennaio 1908 al 5%, compievano il passo, straordinario in Italia, di chiedere ed ottenere un decreto ministeriale per il rialzo al 5,50 per cento. Sono dunque peggiori le condizioni italiane di quelle estere?

 

 

Si noti innanzi tutto, a chiarire il fenomeno, che il saggio ufficiale dello sconto è in Italia una guida erronea per valutare le condizioni del mercato. Accanto al saggio ufficiale esistono invero due altri saggi, il saggio di favore per le cambiali delle banche popolari, di credito agricolo, ecc., e l’altro ridotto per cambiali di prim’ordine pagabili entro tre mesi. Questi due altri saggi si possono mutare senza la solennità di un decreto ministeriale e mutano anzi frequentemente, a seconda delle condizioni del mercato, senza che ciò lasci traccia sul saggio ufficiale, il quale può rimanere sempre fermo, con gravità jeratica, al 5% mentre quello praticato effettivamente al commercio è assai più basso e varia spesso. Di solito tra il saggio ufficiale e gli altri due, i più importanti sono questi ultimi, come si può ricavare da una interessante tabella che si legge nell’ottimo e recentissimo libro di Camillo Supino su Il mercato monetario internazionale (Hoepli, Milano 1910) a cui rimando le persone colte desiderose di istruirsi su questa materia. Dalla tabella appare che nel 1907 i saggi di favore e ridotti si applicano soltanto al 26,12% degli sconti totali della Banca d’Italia. Ma il 1907 fu anno di denaro carissimo, in cui i banchi avevano interesse a difendere le riserve. Nell’anno seguente, 1908, i saggi ridotti si applicarono al 53,31% degli sconti totali, e nel 1909 al 58,43%. Nell’anno corrente, in primavera, gli istituti applicarono su vasta scala il saggio ridotto del 3,50%; ma a poco a poco lo aumentarono al 3,75, al 4 e poi al 4,25% e solo nelle ultime settimane di settembre ed ottobre lo portarono in due riprese al 4,50 e al 5%. L’aumento del saggio ufficiale dello sconto al disopra del 5% non è dunque, come ho avvertito fin dall’inizio, un atto improvviso ed isolato; bensì l’ultimo passo di una serie di inasprimenti successivi che avevano a poco a poco rialzato i saggi ridotti finché risultarono adeguati al saggio ufficiale.

 

 

I banchi avevano ben ragione di preoccuparsi e di correre alle difese; perché la loro situazione stava diventando sempre più tesa. Cito le cifre relative alla Banca d’Italia, avvertendo che l’ultima situazione riassuntiva, letta sui giornali, si riferisce al 10 ottobre. La Banca d’Italia ha compiuto certamente un grande progresso col pubblicare sette giorni circa dopo il compimento della decade le principali cifre ad essa relative. Anni fa bisognava aspettare un mese; così come adesso si aspettano venti giorni circa per avere la situazione completa. Sarebbe tuttavia desiderabile che in Italia si facesse ciò che fanno le banche estere le quali pubblicano ogni settimana la situazione un giorno dopo alla data della medesima. Solo così le situazioni bancarie possono essere istruttive ed utili praticamente; e possono diventare, invece di documenti storici, norma e guida per banchieri, commercianti ed industriali. Se il commendator Stringher accoglierà questo invito, accrescerà le benemerenze già grandi che egli vanta verso l’Italia economica. Ecco, ora, alcune cifre relative alla Banca d’Italia, in milioni di lire:

 

 

Specie metalliche

in casa

Porta foglio

interno

Anticipaz.

Circolaz.

20 giugno

1.059

402

82

1.364

20 luglio

1.050

449

84

1.451

20 agosto

1.041

453

85

1.456

20 settembre

1.037

477

89

1.469

30 settembre

1.035

516

117

1.534

10 ottobre

1.046

527

120

1.543

 

 

Le specie metalliche in cassa sono diminuite di poco perché, non essendoci mercato libero in Italia, non era agevole alle banche straniere di attirare l’oro italiano, così come si può fare dell’oro inglese. Crebbero però notevolmente il portafoglio interno e le anticipazioni, il che vuol dire che dal 20 giugno al 10 ottobre il commercio chiese in più alla Banca d’Italia ben 163 milioni di lire. Né la banca si rifiutò di rispondere all’invito; ma dovette aumentare la circolazione di ben 179 milioni di lire. I biglietti circolanti crebbero ed insieme mutarono di qualità; come si può vedere dal seguente confronto (in milioni di lire):

 

 

20 giugno

10 ottobre

Circolazione col 40% di riserva

453

738

Circolazione a piena copertura metallica

911

805

Totale

1.364

1.543

 

 

La banca, cioè, che non poteva aumentare le sue riserve metalliche, per le condizioni tese del mercato internazionale, anch’esso bisognoso di denaro, dovette, se volle aumentare la massa dei biglietti in circolazione, diminuire i biglietti integralmente coperti da riserva metallica da 911 a 805 milioni ed aumentare i biglietti coperti solo col 40% di riserva metallica da 453 a 738 milioni. È evidente che una lira di oro in riserva dà luogo all’emissione di una lira di biglietti se questi sono integralmente coperti; mentre dà luogo all’emissione di due lire e mezza di biglietti se la copertura è solo del 40%; cosicché la banca può aumentare la circolazione dei biglietti e soddisfare ai bisogni del commercio col semplice far passare i biglietti dalla categoria degli integralmente coperti a quella dei parzialmente coperti. Senonché questo passaggio ad un certo punto costa caro alla banca.

 

 

Fino a 660 milioni di lire invero la circolazione coperta col 40% di riserva si chiama circolazione ordinaria ed assolve la tassa del 0,10%; dai 660 ai 710 milioni (eccedenza di 50 milioni) la banca paga una tassa uguale ad un terzo della ragione dello sconto; dai 710 ai 760 milioni (altra eccedenza di 50 milioni) paga una tassa uguale ai due terzi della ragione dello sconto; se poi la circolazione crescesse ancor più dai 760 agli 810 milioni la banca pagherebbe una tassa uguale all’intiera ragione dello sconto. Il 10 ottobre la Banca si trovava al secondo scalino e pagava già la tassa dei due terzi dello sconto percepito sulle cambiali scontate; ma non è da escludere che prima o dopo essa si sia già trovata in qualche momento al terzo scalino ed abbia dovuto pagare una tassa uguale all’intiero sconto incassato. Siccome non si può pretendere che la banca lavori per perdere le proprie spese di gestione ed incorrere in rischi senza compenso, così si comprende come essa abbia prima annullato i saggi ridotti e poi abbia chiesto l’aumento dello sconto ufficiale.

 

 

Non è consigliabile abolire quei vincoli e quelle tasse che frenano l’aumento illimitato della circolazione. Lo potremmo fare se l’Italia fosse un mercato libero, ossia se le banche di emissione cambiassero, senza impacci, i biglietti in valuta metallica; perché allora il freno automatico della paura di perdere le proprie riserve metalliche spingerebbe le banche di emissione ad aumentare il saggio dello sconto per difenderle; né il commercio starebbe meglio di quanto non stia ora col regime delle tasse, almeno nei momenti eccezionali. Poiché invece il mercato non è libero e le riserve metalliche non corrono rischio di depauperarsi, è d’uopo vi siano altri freni; se non si vuole che le banche seguitino a stampar biglietti senza limite ed a scontare cambiali ad interesse mite, ma pur sempre remunerativo per loro, dato il minimo costo della stampa dei biglietti.

 

 

Del resto, l’aumento del saggio dello sconto non è stato senza efficacia. La Banca riuscì a far diminuire le richieste di sconto da parte dei grandi istituti di credito privati, i quali trovarono maggior convenienza a realizzare una parte del loro portafoglio estero, ossia dei crediti italiani sull’estero, provocando in tal guisa un ribasso del cambio, caduto in pochi giorni da 100,60 a 100,30.

 

 

Circostanze straordinarie, aggiuntesi a quelle normali dell’autunno, spiegano come in Italia sia aumentata tanto la richiesta di sconti e di anticipazioni agli istituti d’emissione, da costringerli ad un rialzo del saggio dello sconto al disopra del 5%. Il raccolto dell’uva fu scarso, ma si vendette a prezzi elevati, che non si erano visti da circa 20 anni. Il bestiame è pure assai caro e richiede maggior giro di denaro. Le catastrofi meridionali – terremoto, colera, nubifragi – cagionarono probabilmente un aumento delle cambiali non pagate alla scadenza e rinnovate. Delle facilitazioni accordate ai veri bisognosi si giovarono con tutta verosimiglianza anche parecchi che avrebbero potuto pagare e che ancora oggi sono tra i più insistenti nel chiedere una proroga alla scadenza delle cambiali a causa del colera, domanda che il governo ha ora accordato. Le macchine governative artificiose, conosciute sotto il nome di consorzio solfifero e di camera agrumaria, stanno immobilizzando le disponibilità del Banco di Sicilia; ed altre macchine è purtroppo da temere verranno immaginate per immobilizzare di nuovo sotto molteplici pretesti i banchi meridionali. Queste cagioni da una parte crebbero in modo naturale la domanda di denaro per il movimento delle derrate agricole, dall’altra avevano fin da prima gonfiata la circolazione normale, cosicché essa divenne ben presto incapace a provvedere ai bisogni del commercio e si dovette ricorrere alla circolazione ultra normale, che è più cara.

 

 

La lezione che noi italiani possiamo ricavare dall’aumento odierno dello sconto è solo questa: mandare un vivo incoraggiamento ai comm. Stringher, Miraglia e Verardo, che con tanta intelligenza dirigono le sorti dei nostri tre istituti di emissione, a resistere come essi hanno sempre fatto sinora, per quanto era in loro potere, alle pressioni per un aumento della circolazione malsana. Soltanto mercé questa resistenza l’odierna fortuna bancaria d’Italia potrà consolidarsi e perdurare.

 

 

 


[1] Col titolo Il rialzo nel tasso dello sconto [ndr]

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