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Corriere della Sera

Il rialzo dello sconto alla Banca d’Inghilterra

«Corriere della sera», 21 ottobre 1906

 

 

 

Il rialzo del tasso dello sconto della banca d’Inghilterra dal 5 al 6 per cento è tanto più significante in quanto tiene dietro al precedente rialzo dal 4 al 5 per cento deliberato la settimana scorsa. Così nello spazio di 8 giorni i direttori della Banca hanno creduto necessario aumentare dal 4 al 6 per cento il tasso dello sconto, evidentemente allo scopo di difendere la loro riserva metallica. Ma se questo è il motivo prossimo, alla sua volta esso è determinato da altre cause, quali sono in ultima analisi quelle che imprimono un carattere speciale all’attuale momento monetario. Innanzi tutto l’Inghilterra si trova ora all’inizio di un periodo nuovo di espansione commerciale. L’ultimo periodo di straordinaria attività economica si ebbe in Inghilterra nel 1898-99. Lo scoppio della guerra sud-africana interruppe questo movimento così come la crisi bancaria lo aveva interrotto prima in Germania. Ma la ripresa fu assai più rapida in quest’ultimo paese, che non doveva scontare la conseguenza di una guerra e fu anche più rapida negli Stati Uniti, dove è favorita dal risorgimento insperato degli Stati del Sud.

 

 

Mentre questi due paesi facevano passi da giganti, l’Inghilterra negli ultimi anni era rimasta un po’ indietro nell’intento di curare le sue ferite.

 

 

Ora sembra che sia giunto il momento di riguadagnare il tempo perduto. le statistiche ferroviarie e commerciali segnalano di giorno in giorno un aumento di traffico, il che naturalmente significa bisogno di capitali e rincaro del prezzo del denaro.

 

 

Ai bisogni del commercio si aggiungono quelli della borsa. Il fatto che le industrie metallurgiche vanno molto bene, che i prezzi del rame, dello stagno, dello zinco, dell’antimonio sono aumentati in confronto a quelli di un anno e di due anni fa persino del 100 per cento per talune qualità e stanno aumentando di giorno in giorno, produce un corrispondente rialzo delle azioni delle Società produttrici di quei metalli.

 

 

Una febbre simile a quella, che l’anno scorso si verificò nelle borse italiane pei valori automobilistici, infierisce in questi giorni nelle borse di Londra, Nuova York e Parigi, Le Rio Tinto, le Anaconda, le Bulbo, ecc., stanno facendo dei salti acrobatici. La speculazione infierisce in grado minore, ma è tuttavia vivissima sui titoli ferroviari specialmente americani e canadesi, titoli che erano una volta rigettati sul mercato di Nuova York, di Chicago, ecc., ed ora hanno ottenuto favorevole accoglienza; a Londra e a Parigi non si sente parlare d’altro che di Pacific Canadian, di Hudson’s Bay, di grand Trunks e simili. I cotoni anch’essi partecipano all’animazione generale delle borse, dei titoli e delle merci. In queste condizioni, che meraviglia che il denaro rincari e i direttori della Banca pensino a difendere la loro riserva metallica, che in Inghilterra è poi l’unica riserva esistente nel paese, tutte le altre banche private e per azioni dipendono dalla Banca d’Inghilterra a questo riguardo?

 

 

Del resto, i direttori della Banca erano stati prevenuti dalla banca di Germania, che fin dal 10 ottobre aveva rialzato il tasso dello sconto al 6 per cento. Anche le Banche associate di New York hanno seguito la stessa regola.

 

 

Dappertutto il denaro rincara per cause non sembra siano passeggiere, quali l’espansione delle industrie minerarie, metellurgiche e ferroviarie e le probabilità di crescere ancora.

 

 

Se si tien conto dei bisogni non piccoli di denaro che per motivi diversi i Governi hanno in questo momento, non parrà ingiustificata la previsione di danaro caro fin oltre il principio del nuovo anno.

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