Il saggio dello sconto

Tratto da:

La Stampa

Data di pubblicazione: 09/07/1899

Il saggio dello sconto

«La Stampa», 9 luglio 1899

 

 

 

La questione del modo più o meno opportuno di determinare il saggio dello sconto è di nuovo divenuta una questione di attualità. Come è noto, malgrado le rimostranze dei ceti bancari e commerciali di molte regioni, il Ministero del tesoro ha elevato il limite minimo dello sconto di favore per le Banche di emissione dal 3 e 1/2 al 4%. Nella realtà, siccome le operazioni al saggio normale del 5% costituiscono la minoranza, la maggior parte della carta commerciale e di speculazione dovrà pagare un mezzo per cento di più che non prima.

 

 

Inde irae e recriminazioni del commercio e della Borsa, che accusano Ministero e Banche di volere ostacolare lo sviluppo così promettente delle nostre industrie e della nostra risorgente attività economica. Quanto ci sia di fondato in queste recriminazioni lo si può scorgere esaminando le dottrine svolte con eleganza di forma e con larghezza di vedute da F.S. Nitti nel suo recentissimo volume Essai sur les variations du taux de l’escompte (Paris, Larose et Forcel, 1899). In questo volume il Nitti esamina a lungo quali siano le cagioni che determinano il saggio dello sconto ed addita come una della cause principali dell’altezza dello sconto l’alto costo di produzione dei biglietti e sovratutto le fortissime imposte sulla circolazione, che da molti sono favorite come democratiche per eccellenza. Nella realtà le forti imposte sulla circolazione, elevando il costo di produzione dei biglietti, aumentano il saggio dello sconto, impediscono lo sviluppo dei commerci e delle industrie e danneggiano quelle medesime classi operaie a cui vantaggio sembravano messe a prima vista.

 

 

Noi esortiamo i commercianti e gli industriali, così arguti osservatori e fattori della vita economica presente, a leggere il volumetto del Nitti, perché vi potranno trovare brillantemente esposta una delle cause che più contribuiscono all’aumento del saggio dello sconto di cui essi tanto si lamentano.

 

 

Ma nel caso presente era o no giustificato l’aumento nel saggio dello sconto?

 

 

A questo proposito bisogna ricordare perché le Banche di emissione si inducono a variare il saggio dello sconto.

 

 

Citiamo ancora il Nitti: «Quando un paese possiede una buona moneta, il rialzo dello sconto è per gli imprenditori come un segnale che loro impedisce di trasformare i nuovi risparmi in capitale. Ogni variazione al rialzo nel saggio dello sconto produce immediatamente due effetti. Anzitutto esso spinge le persone che impiegano i risparmi a diminuire la loro domanda; in secondo luogo esso attira sul mercato una maggiore quantità di risparmi nazionali e stranieri. è perfettamente logico che il prezzo più elevato di locazione del risparmio produca immediatamente un’offerta maggiore da parte di coloro che lo posseggono. Quando la Banca d’Inghilterra constata, ad esempio, che l’oro ha una tendenza ad uscire, essa non ha che un sol mezzo per impedire che il movimento si accentui: è di vendere il denaro più caro sul mercato di Londra che su quello del continente. Questo rincarimento sopprime immediatamente i benefizi degli esportatori d’oro ed i banchieri stranieri comprano allora carta su Londra per profittare della rimunerazione più elevata, offerta ai loro capitali. Il cambio diventa favorevole e l’oro perduto dall’Inghilterra è immediatamente sostituito da arrivi degli altri paesi. Elevare il tasso dello sconto significa per una Banca fare affluire l’oro nelle sue riserve».

 

 

Tutto ciò in regime di buona moneta. Quando la circolazione è veramente fiduciaria, la Banca vede diminuire le sue riserve metalliche per la presentazione dei biglietti al cambio in oro; ed allora rialza il saggio dello sconto per diminuire le richieste d’oro e per farlo affluire dal di fuori.

 

 

In Italia noi ci troviamo in condizioni profondamente diverse, perché da noi non esiste il cambio dei biglietti a vista. Essendo vigente nella realtà il corso forzoso, le Banche non hanno mai timore di vedere diminuire la propria riserva metallica per domande di oro da parte del commercio; perché esse scontano solo in biglietti inconvertibili. Le Banche sarebbero per conseguenza portate ad allargare oltre misura la loro circolazione cartacea, sicure di non vedersi mai riportati i biglietti agli sportelli dei cambi, e sarebbero indotte a tenere lo sconto basso per favorire questa inoltrazione del biglietto nel pubblico.

 

 

Se dunque il Ministero del tesoro e le Banche hanno ora creduto opportuno di rialzare il saggio dello sconto ciò deve essere dovuto a qualche causa esistente anche in regime di corso forzoso.

 

 

Il rialzo, come osservava più su il Nitti nel brano riportato, ha per effetto di spingere le persone che impiegano i risparmi a restringere la loro domanda.

 

 

Ora effettivamente in Italia, e sovratutto su alcune piazze, il basso prezzo del denaro aveva favorito lo svolgersi di una speculazione fittizia al rialzo dei titoli in Borsa, la quale riposava sulla base fragilissima degli imprestiti concessi dalle Banche di emissioni. Ora è pericoloso permettere che avvengano rialzi dei titoli non dovuti ad un miglioramento nella situazione interna delle aziende, ma dovuti esclusivamente al fatto che degli speculatori sono riusciti a farsi concedere dei fidi a buon mercato dalle Banche. Sotto questo aspetto il rialzo attuale del saggio dello sconto ci sembra encomiabile. Inoltre il rialzo dello sconto ha un altro effetto: di attrarre sul mercato nazionale i capitali esteri. È chiaro che i capitali stranieri verranno più facilmente in Italia se potranno guadagnare il 4 che non se sperano di ottenere solo il 3 e 1/2%.

 

 

Ora in Italia era succeduto che il saggio dello sconto al 3 e 1/2% era uguale o di poco superiore al saggio dello sconto di paesi di gran lunga più abbondanti di noi di capitali (Francia 3%, Inghilterra 3%) ed era poi inferiore al tasso di paesi più fortunati di noi (Germania 4% e ora 4 e 1/2%, Belgio 4 ed ora 4 e 1/2%, Austria 4 e 1/2%, Svizzera 4 e 1/2%, New York 5 e 1/2%). Tutto ciò aveva la tendenza a tener lontani i capitali esteri dall’Italia, potendo essi trovare altrove una maggior remunerazione.

 

 

In Italia di nulla abbiamo maggior bisogno quanto di una forte immigrazione di capitali dall’estero. Finché questi capitali non vengono da noi in misura maggiore di quello con cui attualmente vengono, noi non potremo mai sperare che si possano svolgere tutte le nostre ricchezze latenti ed inerti. Se il rialzo del saggio dello sconto contribuisse anche solo in parte a questa immigrazione di capitali esteri, esso dovrebbe essere considerato come benefico.

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