Tratto da:

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. I

La Stampa

Il significato dell’elezione odierna di Milano

«La Stampa», 29 dicembre 1901

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), Vol. I, Einaudi, Torino, 1959, pp. 451-453

 

 

Oggi nei comizi elettorali di Milano uscirà novamente trionfante dalle urne il nome di Turati.

 

 

Nessuno ha osato cimentarsi con lui; non un candidato hanno potuto trovare i socialisti rivoluzionari che tanto furono flagellati dallo spirito mordace e tagliente di Turati, e non un candidato vollero trovare gli altri partiti, repubblicano, radicale e conservatore, consapevoli che Milano intende rendere omaggio alla fermezza del carattere ed alla nobiltà degli intendimenti del deputato dimissionario.

 

 

Malgrado l’unanimità dei voti ed il plebiscito di affetto e di fiducia che gli elettori del quinto collegio milanese gli tributeranno, l’eletto non accetterà di ritornare al suo seggio nella camera.

 

 

Né a noi spetta di giudicare un proposito, oramai incrollabile e radicato nell’animo di Turati dalla persuasione di fare cosa più utile a sé, al suo partito ed al paese rimanendo, lontano dalle radunanze parlamentari, a battagliare nei comizi e nei giornali socialisti.

 

 

In fondo però il rifiuto dell’eletto è un incidente secondario nell’avvenimento di oggi. Il quale ha per se medesimo una significazione altissima che a noi importa di rilevare, e che oltrepassa la simpatia per le qualità geniali ed il carattere fermo dell’eletto plebiscitario d’oggi e va al di là del funambulismo di chi, dopo averne provocate, come il Ferri, le dimissioni, osò discorrere a lungo per raccomandare – ed era raccomandazione inutile – di rieleggerlo.

 

 

La rielezione d’oggi vuol dire infatti che i socialisti milanesi hanno compreso che il nome di Turati era un programma, – un programma non di rivoluzione, ma di progresso pacifico e di riforme pazienti; – hanno compreso che il socialismo, se vuole compiere una funzione utile nella società italiana contemporanea, deve abbandonare le violenze di linguaggio ed i propositi vaghi per trasformarsi in un partito operoso di controllo e di sprone; ed hanno voluto sventolare questo programma, facendone segnacolo in vessillo il nome di Turati.

 

 

Noi ne dobbiamo essere lieti; perché, a quanti hanno in pregio lo svolgimento ordinato e pacifico delle istituzioni, a quanti vogliono conciliare il progresso colla tutela dell’ordine e della libertà per tutte le classi, deve essere di lieto presagio codesta trasformazione del socialismo rivoluzionario e incertamente violento nei propositi in una democrazia intenta al progresso per vie legali delle classi più numerose.

 

 

Né siamo soli ad essere d’opinione che meglio giovi al bene della patria il trionfo di un socialista riformatore che non il trionfo di un socialista scamiciato. I giornali di Milano, apertamente o tacitamente, palesano che la maggior parte e la parte più sana delle classi dirigenti milanesi pensa nello stesso modo. Passato è il tempo in cui si sperava di riconquistare favore presso gli elettori grazie agli eccessi ed agli spropositi degli avversari. Ora si crede che ai difensori di un qualsiasi ideale giova sovratutto dover combattere con avversari leali e corretti nella lotta delle idee.

 

 

Come dicemmo, tutti i giornali di Milano esprimono la medesima idea; ma è specialmente sintomatico notare come ieri il «Secolo» abbia abbandonato il contegno neutrale verso i dissidi socialisti ed abbia apertamente preso posizione a favore di Turati contro Ferri. Acerbi e meritati consigli dà il «Secolo» al deputato di Ravenna secondo, sì da invocare persino contro di lui un boicottaggio di tre mesi da parte della stampa italiana.

 

 

Sottile punizione per chi tanto è avido di fama e di rumore attorno alla propria persona; ma più significante è il parallelo che il giornale popolare milanese traccia fra Turati e Ferri, a dar ragione del proprio compiacimento che gli elettori del quinto collegio vogliano rieleggere oggi il loro antico rappresentante. Gli elettori di Milano, rieleggendo Turati, non faranno soltanto il proprio dovere. Essi diranno altresì ai socialisti italiani ed all’Italia che oggi, col trionfo dello spirito turatiano, si è iniziato un nuovo periodo nel movimento operaio.

 

 

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