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La Stampa

Il telegrafo senza fili e le manovre navali inglesi

«La Stampa», 21 agosto 1899

 

 

 

In questi giorni la lettura dei giornali inglesi è fonte di compiacenza viva e sentita per chiunque abbia un sentimento anche tenue di patriottismo. Non è veramente questo il sentimento patriottico che inspirava i nostri padri alla riscossa contro il dominio straniero; ma è il senso di fierezza profondamente sentito da tutti gli italiani esuli dalla patria, quando si accorgono che il loro paese vale qualcosa nel mondo e che i figli d’Italia hanno contribuito in qualche parte ad elevare il livello della civiltà contemporanea.

 

 

Questo sentimento di fierezza lo si prova all’estero contemplando le grandi opere del secolo che muore, le quali non si sarebbero potute compiere senza il braccio e la genialità italiana; e questo stesso sentimento di patriottismo intenso e moderno ci pervade in patria quando, attraverso alle colonne maestose dei giornali inglesi, ci perviene la eco lontana dei trionfi riportati da un italiano in terra straniera. Sentite che cosa dice, col suo solito linguaggio calmo e misurato, il Times in un suo articolo di fondo:

 

 

«Il lato delle ultime manovre navali, che ha più profondamente e largamente impressionato l’opinione pubblica, è, senza dubbio, l’impiego meravigliosamente riuscito del sistema di telegrafia elettrica del signor Marconi.»

 

 

È stato dimostrato con ripetute esperienze fatte in condizioni di reale servizio, che si possono trasmettere, ricevere ed interpretare segnali da nave a nave fino alla distanza di almeno trenta miglia, e che la trasmissione dei segnali è, per quanto si può ora sapere, indipendente da tutte le condizioni meteorologiche.

 

 

«È difficile – scrive un corrispondente del Times – di dire tutta la eccellenza ed il valore del nuovo sistema di comunicazioni marittime inventato dall’italiano Marconi.»

 

 

Le comunicazioni possono avvenire appena l’apparecchio ricevitore è reso sensibile alle vibrazioni eccitate dal trasmettitore. Queste vibrazioni possono essere, anche in alto mare, eccitate, sospese e rinnovate a volontà dell’operatore.

 

 

La risposta del ricevitore al trasmettitore si è verificato durante le manovre essere in gran parte indipendente da ogni ostacolo intermedio. Si trasmisero in Inghilterra dei segnali dal palazzo di città di Dover al faro di South Foreland od alla nave-faro di East Godwin attraverso e sopra colline alte da 300 a 400 piedi per una distanza di quattro miglia. Durante le manovre navali si trasmisero segnali attraverso o sopra l’isola di Bere, che si innalza 900 piedi al disopra del livello del mare. Si trovò anche che la distanza, alla quale i messaggi possono in pratica essere spediti, è determinata più o meno direttamente dall’altezza, alla quale possono essere spinte le correnti elettriche sul livello del mare. Nel caso delle navi in mare, questa altezza è approssimativamente quella dell’albero maestro; e la distanza utile per i segnali corrispondente all’altezza media dell’albero maestro di una nave da guerra è di circa trenta miglia.

 

 

Con questo sistema, d’un tratto tutti i metodi esistenti di segnalazioni in mare scompaiono, e il raggio effettivo dei segnali di notte o di giorno nelle più svariate condizioni meteorologiche è quintuplicato o sestuplicato.

 

 

Un contatto elettrico alternativamente chiuso e rotto ad intervalli fisi trasmetterà i segnali da una nave ad un’altra nel circuito di trenta miglia.

 

 

Le comunicazioni colla terra possono essere mantenute alla stessa distanza, ed i segnali essendo automaticamente verificati, non richiederanno nessuna acutezza eccezionale di vista e nessuna abitudine alle osservazioni nautiche nel ricevitore.

 

 

Un bottone premuto sulla nave ammiraglia potrà dare il segnale di qualunque evoluzione tattica alle navi della flotta, ed assicurare una precisione quasi automatica nei movimenti risultanti della nave. La lanterna luminosa sarà soppressa di notte; le bandiere ed i semafori di giorno.

 

 

I suoni terrorizzanti della sirena non si sentiranno più durante le nebbie; ed il sistema incerto e lungo dei segnali coi cannoni diventerà ben presto un ricordo del passato.

 

 

Siccome il raggio di trasmissione dipende da certi determinati fattori – come l’altezza a cui possono essere innalzati i fili trasmettitori e ricevitori – non sembra impossibile che la determinazione di questi fattori possa condurre ad una accurata e rapida misura della distanza fra il trasmettitore ed il ricevitore, sopprimendo così il sestante nell’accertare e correggere le posizioni delle navi in una flotta. Alcuni punti rimangono ancora incerti e dubbi nel sistema Marconi di segnalazione.

 

 

È ignoto, ad esempio, quale influenza possano avere le tempeste, quando siano molto violente, sull’apparato trasmettitore o ricevitore. Inoltre, si dovranno ancora trovare i mezzi per distinguere la nave o le navi a cui si indirizza il segnale fra tutte quelle (che possono anche essere nemiche) che si trovano nel raggio di trenta miglia. Si dovrà provvedere affinché non tutte le navi rispondano contemporaneamente alla nave trasmettitrice.

 

 

Si dovrebbero, infine, fabbricare il trasmettitore ed il ricevitore in modo che l’uno possa spedire e l’altro ricevere soltanto vibrazioni di una determinata specie, e conosciute soltanto dalle navi che devono corrispondere, e non dalle navi avversarie. Ma questi sono progetti pel futuro.

 

 

Pel momento basta sapere che il nuovo sistema, di cui andiamo debitori al Marconi, è già di grandissimo valore per un gran numero di segnalazioni marittime.

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