Il trionfo del buon senso

Tratto da:

La Stampa

Data di pubblicazione: 28/03/1901

Il trionfo del buon senso

«La Stampa», 28 marzo 1901

 

 

 

Gli oratori che si sono succeduti nella discussione del bilancio militare purtroppo non hanno avuto molti uditori, perché i deputati quando si tratta di argomenti importantissimi, quale quello della difesa nazionale, che per giunta ha attinenze strette all’organismo nazionale, mostrano il loro disinteresse allontanandosi da Montecitorio, salvo a ritornarvi quando scoppiano pettegolezzi o interpellanze su argomenti piccini. In compenso però il Paese ha seguito col massimo interesse la discussione, la quale è parsa a noi e al pubblico improntata ad un grande buon senso, che giova far rilevare.

 

 

Molte cose si ripeterono nella odierna discussione che già erano state dette altre volte alla Camera od erano già altrimenti note; ma in tutti i discorsi vibrò alta una nota fondamentale, che da tanto tempo anche noi veniamo mettendo in rilievo sulle colonne di questo giornale: la necessità che esista un razionale equilibrio fra la capacità contributiva del Paese ed il bilancio militare ed inoltre fra il bilancio militare e gli organici dell’esercito.

 

 

Il buon senso insegna che nelle condizioni economiche attuali dell’Italia non è possibile spendere più di 239 milioni per l’esercito di terra, o, come vuole l’on. Sonnino, più di 275 milioni per l’esercito combattente di terra e le pensioni militari insieme. Ed il buon senso del pari insegna che quei 239 o 275 milioni, siccome costano grave sacrificio ai contribuenti, debbano essere spesi bene, in modo da ottenere con essi il maggiore effetto utile possibile per la difesa nazionale.

 

 

Meglio dunque mantenere con quei 239 milioni soltanto otto o dieci Corpi d’esercito che siano veramente atti a combattere, bene forniti di armi e di tutto il necessario, che non dodici Corpi i quali siano soltanto parvenze di veri Corpi d’armata. Occorre adottare gli organici al bilancio della guerra e non costringere il bilancio attuale a bastare per forza ad organici che erano stati creati sulla base di un bilancio più vasto che ora si appalesa impossibile a raggiungersi. Questi sono dettami del semplice buon senso, che zampillano spontanei alla mente di chiunque studi spassionato il nostro bilancio militare, senza bisogno d’essere né finanziere né tecnico.

 

 

Ora anche i finanzieri ed i tecnici pare comincino a trovarsi d’accordo in questo indirizzo di idee. Forse all’atto pratico il dissidio risorgerà per ragioni politiche. Ma poiché le cose sono più forti degli uomini, e costringono alla lunga anche gli avversari politici, per non perdere il favore dell’opinione pubblica, a lavorare insieme per il bene del Paese, così è da sperare che la odierna discussione, come è già stata feconda di un salutare consenso di opinioni sulla via segnata dal buon senso, sia anche feconda di sagge opere concordi, rivolte al medesimo intento.

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