Imposta progressiva sui redditi e dazio consumo a Milano

Tratto da:

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 08/06/1914

Imposta progressiva sui redditi e dazio consumo a Milano

«Corriere della sera», 8 giugno 1914

 

 

 

I democratici vogliono rivoluzionare il sistema tributario cittadino, facendo «concorrere alle imposte sovratutto la ricchezza acquisita». Facendo astrazione da ciò che si potrà fare quando saranno mutate le leggi vigenti, perché i democratici non vogliono prendere atto che la tassa di famiglia sui redditi a Milano, combinata con quella su il valor locativo per i dimoranti per parte dell’anno nel nostro Comune, è quanto di meglio finora si è applicato in Italia in fatto di imposta sulla ricchezza? Perché i democratici non vogliono prendere atto che:

 

 

  • 1) la imposta di famiglia è progressiva, esentando i redditi imponibili fino a 600 lire e tassando quelli superiori con un’aliquota crescente dall’1 al 3.80 %. Vorrebbero i democratici aumentare queste aliquote? Se, come è supponibile, l’aumento debba farsi per procacciare all’erario comunale un maggior reddito, dovranno essere aumentate non solo le aliquote sui redditi grossi, ma anche quelle sui redditi mediocri e medi, i quali danno il maggior contingente complessivo alla materia imponibile; e come si può far questo, in vista delle enormi aliquote che sui redditi stessi gravano ad opera delle imposte di Stato?
  • 2) i redditi imponibili sono calcolati deducendo dai redditi tutte le spese, imposte, tasse, interessi di debiti gravanti sui redditi stessi;
  • 3) i redditi di lavoro, di industria e di commercio sono valutati secondo i ruoli delle agenzie delle imposte che è noto essere per lo più inferiori al vero;
  • 4) i redditi degli impiegati pubblici, delle opere Pie e delle amministrazioni ed istituti con bilancio pubblico godono di una detrazione del 25 %;
  • 5) i redditi netti come sopra sono ridotti ad imponibili, deducendo la quota fissa di L. 400 per ogni componente la famiglia; cosicché i redditi piccoli e medi delle famiglie numerose godono la detrazione massima; mentre la detrazione non è più concessa ai redditi di più di 70 mila lire;
  • 6) ed in ogni caso i redditi netti inferiori a L. 2500 non sono mai tassabili, salvo quando si tratti di una persona sola, per cui la tassazione comincia a L. 2000. Del resto una famiglia di 6 persone con un reddito anche di 2999 lire non è colpita da imposta, perché, sebbene il suo reddito netto sia superiore a L. 2500, esso si riduce, dopo la detrazione di 6 volte 400 lire ossia di 2400 lire, a L. 599 imponibili, le quali sono esenti perché inferiori a L. 600.

 

 

I democratici sapranno ottenere leggi nuove così sapienti da poter perfezionare questi congegni; ma sia concesso ai liberali di affermare che essi, entro i limiti delle leggi vigenti, che non era in loro facoltà di mutare, hanno creata una imposta di famiglia, la quale frutta 3.500.000 lire all’anno e che pone la nostra città alla testa della consorelle italiane.

 

 

Come pure sia consentito ai liberali conservatori di potersi vantare di avere usato il dazio-consumo in proporzioni minori degli amministratori anche democratici e bloccardi di tutte le altre grandi città d’Italia e di averlo ridotto alla massima semplicità possibile. Prendiamo l’ultimo Annuario Statistico del Comune di Milano nel 1912 ed osserviamo i proventi del dazio consumo. In grandi linee essi si riducono ai seguenti (in milioni di lire):

 

 

Bevande:  
Dazi governativi ed addizionali

9.96

Dazi comunali

0.30

Totale

10.26

Carni, selvaggina, pesci:

Dazi governativi ed addizionali

3.89

Dazi comunali

0.72

Totale

4.61

Energia elettrica e gas illuminante

1.77

Foraggi

0.84

Materiali da costruzioni

2.36

Totale(comprese partite diverse)

20.09

 

 

Che questo dazio sia l’ideale, nessuno di noi vorrà ammettere; ma è pur certo che distribuendo il peso massimo sulle bevande alcooliche, colpendo anche molte qualità di carni fine, con ragguardevolissimo provento, tassando i foraggi che servono agli equini, colpendo la luce elettrica ed il gas illuminante ed esentando gli altri combustibili, il dazio consumo a Milano non grava particolarmente, come i giornali demo-socialisti fan correre voce, sui consumatori più poveri e non danneggia le industrie.

 

 

L’elemento meno raccomandabile è il dazio sui materiali da costruzione. I democratici, nella loro grande sapienza ad immaginare leggi ed imposte nuove, sapranno far di meglio. Intanto sia lecito affermare che nessuna delle tariffe daziarie delle grandi città italiane è così mite, semplice, poco soffocante come la tariffa milanese. Prendiamo Torino, che non ha certo una tariffa cattiva in confronto alle sue consorelle, anzi può annoverare la sua tra le migliori. Ecco i redditi del dazio torinese nel 1911:

 

 

Bevande:  
Dazi governativi ed addizionali

6.25

Dazi comunali

0.17

Totale

6.42

Carni e commestibili diversi:

Dazio governativo ed addizionale

2.42

dazio comunale su carni selvaggina, cacao, caffè, confetti, mostarde, formaggi, conserve di frutta, frutta secca, tè, ecc.

1.16

Totale

3.58

Riso

0.06

Olii e burro

0.63

Zucchero

0.50

Combustibili: (candele, carbone artificiale, carbone coke, antracite, carbone di legna, cera, fiammiferi, legname da ardere, legname da lavoro)

0.78

Energia elettrica e gas illuminante

1.58

Foraggi

0.31

Materiale da costruzione

1.42

Mobili

0.13

Saponi e materie grasse

0.06

Oggetti diversi: (acque d’odore, amido, carte da parato, carta ordinaria, lucido, vetri, vernici, ecc.)

0.14

Totale

15.64

Dazi nel forese, tasse di macellazione,

acque gasose, sovratasse, ecc.

1.26

Totale

16.90

 

 

Tutti vedono come la tariffa sia a Torino assai più ampia, vessatoria, incidente su consumi necessari di quanto non sia a Milano. Né si può dimenticare che la tariffa torinese, come quella delle sue consorelle, salvo Milano, è una tariffa protezionista, in quanto in parte serve non a procurare un’entrata al comune, ma ad impedire una concorrenza dei fabbricanti del di fuori contro quelli dell’entro cinta, con ingiusto favoritismo e con grave danno dei consumatori senza beneficio dell’erario cittadino. Di ciò non v’e` traccia nel Comune di Milano, i cui amministratori provvidero ad ottenere una leggina apposita nuova, per poter tassare giustamente i fabbricanti interni di liquori e togliere la scorretta protezione di cui essi godevano pel modo con cui si servivano. Perché non riconoscono i democratici almeno questo merito ai conservatori di avere la miglior tariffa daziaria esistente in Italia e di averla saputa sfrondare di tutto ciò che costituiva un eccessivo gravame pel consumo o dava un vantaggio particolare ed ingiusto a taluni privati contro l’interesse generale?

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