Imposte sui consumi o sui redditi?

Tratto da:

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 15/12/1912

Imposte sui consumi o sui redditi?

«Corriere della Sera», 15 dicembre 1912

 

 

 

Col titolo Intorno al concetto di reddito imponibile e di un sistema di imposte sul reddito consumato (pubblicato  nelle Memorie della R. Accademia delle Scienze di Torino, ed in vendita presso le Librerie Bocca e Treves al prezzo di lire 5 il nostro collaboratore Luigi Einaudi ha voluto esporre una teoria empiuta delle imposte, concepita in una maniera diversa dalle sistemazioni accolte dai più. Uno dei lati meno simpatici della cosi-detta scienza delle finanze è lo sbandamento delle teorie e dottrine o pretesti con cui si tentano giustificare le numerose imposte, di che sono ricchi i codici tributari moderni, non dissimili in questo dagli antichi. Essendo tanti i balzelli, gli scrittori hanno inventato quasi tante dottrine quanti erano quelli; giustificando le une imposte col criterio della capacità contributiva, le altre con il principio bell’uguaglianza di sacrificio, le altre con al tre teorie sui consumi indizi di reddito, sulla comproprietà dell’ente Stato, sulla utilità relativa, sui lini sociali delle imposte, ecc. Tutto ciò è sconcertante e grottesco. L’Einaudi tenta ih questo volume di sistemare le imposte esistenti intorno ad un canone unico, che egli chiama il postulato dell’uguaglianza e da cui deriva logicamente il canone della esenzione del risparmio. Giunto a questo punto della dimostrazione, messo in chiaro cioè che l’imposta deve esentare il risparmio sia, capitalistico sia personale, quello messo a frutto in una banca o in titoli o in case e quello destinato all’educazione dei figli, l’Einaudi si serve della verità da lui dimostrata nel costruire tutto un sistema d’imposto sul reddito consumalo, e spiega altresì come le imposte in apparenza collocate sui redditi guadagnati in realtà intendano colpire il reddito consumato. Contrariamente alle teorie correnti, ed alle tendenze dominanti specie negli ambienti politici, egli dimostra che le imposte teoricamente più perfette sono quelle sui consumi (s’intende non sui consumi primari, né le imposte protettive, ma le vere imposte sui consumi) e non già quelle sui redditi. E da ciò egli trae occasione per spiegare come anche le imposte sui redditi, sulle successioni, sulle trasmissioni, ecc., debbono essere e siano difatti corrette per non offendere il postulato dell’uguaglianza. Un libro insomma da cui, ove ne siano accettate le premesse, riesce mutato in gran parte l’ordinamento e la valutazione delle imposte e distrutti i vaniloqui pseudo-scientifici della cosiddetta finanza democratica, un libro del più alto interesse scientifico, un libro che documenta tutta la genialità e profondità di vedute e la vasta, coltura del suo autore.

Torna su