In attesa di un’Enciclica

Tratto da:

La Stampa

Data di pubblicazione: 03/10/1900

In attesa di un’Enciclica

«La Stampa», 3 ottobre 1900

 

 

 

È annunciata come imminente la pubblicazione di un’Enciclica del Papa sul movimento cristiano-sociale.

 

 

L’Enciclica desta aspettazioni vivissime nel mondo clericale, in quanto ché le varie correnti sperano di trovare in essa la conferma del proprio indirizzo.

 

 

Sotto un certo punto di vista l’aspettazione è ancora più viva di quanto non fosse all’epoca della pubblicazione dell’Enciclica famosa Rerum Novarum sul socialismo e sulla questione sociale. Questa Enciclica, invero, si indirizzava sovratutto ai Governi ed ai popoli, ed il Clero si trovava perfettamente unito nell’aspettare, senza divisioni d’animi, la parola del Pontefice.

 

 

Adesso, invece, le cose sono alquanto cambiate. Nel seno medesimo del clero sono sorte due funzioni, l’una più numerosa e temperata, l’altra più giovanile ed avente una marcata propensione verso riforme molto accentuate dell’ordinamento sociale. I primi rappresentano la parte conservatrice dei clericali, i quali, per quanto avversi in genere in Italia ai partiti liberali nazionali, hanno comune con essi il proponimento di non mutare le basi organiche sovra cui si regge la società presente. Questi hanno dalla parte loro quasi tutti i grandi giornali, l’opera dei Congressi, che, come è noto, è la più forte organizzazione cattolica italiana, quasi tutto l’alto clero e la prelatura romana. Essi credono che il cattolicismo debba esercitare un’azione attiva per dirimere i conflitti fra capitale e lavoro, favoriscono le casse rurali, ecc., ma non si spingono molto più in là.

 

 

I socialisti-cristiani finora sono pochi. Hanno una rivista a Roma, la Cultura Sociale, diretta da un giovane prete battagliero, il Murri, un’altra a Milano, la Vita Nova e qualche

giornaletto. Il loro capo intellettuale è il prof. G. Toniolo, docente di economia politica nell’Università di Pisa. Essi vogliono che il cattolicismo assuma un atteggiamento molto popolare se non propriamente socialista. Se accettano la proprietà privata, vogliono pero` circondarla di limitazioni molto strette, domandano una severa legislazione del lavoro, chiedono che lo Stato renda di nuovo obbligatorie le Corporazioni di arti e mestieri, quali difese dell’operaio, desiderano una municipalizzazione molto estesa dei pubblici servizi. In molte parti il loro programma si confonde col programma minimo dei socialisti.

 

 

Non è senza un certo timore che l’alto clero aveva contemplato il progredire di queste tendenze rivoluzionarie nel campo ecclesiastico, e molte pressioni si erano fatte perché il Papa sconfessasse non che la cosa, anche il nome di democrazia cristiana.

 

 

Dal canto loro i democratici-cristiani italiani si apprestavano a lottare ed avevano indetta un’adunanza a Roma nel mese scorso al fine di intendersi. Ma poi la radunanza fu rinviata appunto in vista dell’Enciclica, che ambe le parti aspettano.

 

 

È molto probabile che l’Enciclica eviterà di scontentare una parte piuttosto ché un’altra o che tutt’al più getterà un po’ di acqua fredda sull’entusiasmo eccessivo dei giovani democratici cristiani, pure ammonendo i conservatori della necessità di concedere qualcosa ai nuovi bisogni dell’età presente.

 

 

Nello stesso tempo forse l’Enciclica metterà in rilievo essere dovere di tutti i cattolici di concorrere alla pacificazione sociale ed alla soluzione delle questioni economiche più urgenti, inculcando ai popoli ed ai re la efficacia grande della dottrina cattolica a questo riguardo.

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