Interessi ferroviari piemontesi

Tratto da:

La Stampa

Data di pubblicazione: 03/10/1901

Interessi ferroviari piemontesi

«La Stampa», 3 ottobre 1901

 

 

 

Il problema ferroviario è uno di quelli che più urgono per l’ampia regione, la quale fa capo a Torino. Ogni anno che passa, la capitale del Piemonte si vede tagliata sempre più fuori dalle grandi comunicazioni internazionali e relegata ad un commercio locale incapace delle grandi espansioni, le quali si impongono nell’età presente. Il che accade in parte per l’ardita iniziativa altrui ed in parte per la lentezza con la quale noi ci decidiamo ad accorgerci delle agevolezze naturali che potrebbero intensificare il nostro traffico ferroviario. Le regioni vicine, e prima fra tutte la Lombardia, vanno a gara nel chiedere e nell’ottener nuovi valichi alpini. Milano, già tanto favorita da rapide comunicazioni col centro dell’Europa, con il nord della Svizzera e con l’Austria, mal paga persiste a chiedere ed otterrà una nuova comunicazione direttissima con la Francia. E la otterrà, poiché la sua deputazione politica, tenace, accorta e solidale, non tralascia occasione alcuna per premere sul Governo centrale ed indurlo ad assecondare le sue mire di incremento industriale e commerciale. Giova all’opera sua il fatto che di essa fanno parte industriali e commercianti, i quali sentono vivamente l’importanza dei problemi ferroviari ed in guisa diretta conoscono i vantaggi pecuniarii delle pronte comunicazioni.

 

 

Anche noi dobbiamo scuoterci ed uniti chiedere la risoluzione dei gravi problemi da cui dipende l’avvenire del Piemonte.

 

 

Perché non è vero che Torino e la regione subalpina siano eternamente destinate ad una condizione di manifesta inferiorità dal punto di vista ferroviario. Non è vero che a Torino non possano far capo se non ferrovie di limitato traffico locale, che tutte si arrestano alle falde delle circostanti montagne.

 

 

Basterebbe volere e fortemente volere perché molte fra le nostre linee, che ora si perdono nelle vallate alpine come in un cul di sacco, venissero a congiungersi con altre linee che dalle grandi città del mezzodì e del centro della Francia si protendono pur esse verso le vallate alpine del versante francese. Basterebbe ottenere questo perché una mirabile rete di comunicazioni internazionali venisse a far capo a Torino, moltiplicandone il traffico ed accrescendo l’espansione dell’agricoltura e delle industrie piemontesi. Non è qui necessario ricordare ancora una volta la questione della ferrovia Cuneo-Nizza. Oramai questa è decisa nell’opinione pubblica, la quale reclama e vuole fermamente che il Governo spenda quella dozzina di milioni che sarebbero sufficienti per utilizzare l’enorme spesa sostenuta per la ferrovia da Cuneo a Vievola, e per creare una grande linea internazionale tra il Piemonte ed il mezzodì della Francia.

 

 

Tocca alla deputazione piemontese di premere sul Governo affinché codesta opera non venga più oltre ritardata con grave danno della nostra economia e del nostro progresso avvenire.

 

 

Ma altri problemi ancora, della stessa natura, si impongono alla nostra attenzione. Sempre si tratta di utilizzare con tenue spesa un capitale ingente già speso e che ora dà scarsi frutti.

 

 

Abbiamo, a suo tempo, dato un ampio resoconto dell’importante adunanza tenutasi e Bricherasio tra i fautori e promotori del nuovo valico alpino Torre Pellice-Mont Dauphin, per congiungere il Piemonte al mezzodì della Francia e Torino con Marsiglia con una linea quasi diretta.

 

 

Della nuova linea Torino-Marsiglia esistono già sul versante italiano i tronchi Torino-Torre Pellice e sul versante francese il tronco Mont Dauphine-Embrun-Savines-Gap-Veynes-Sisteron-Marsiglia.

 

 

Il Comitato francese, costituitosi a Marsiglia col titolo di Commission française d’étude et de propagande, di cui è presidente il dott. Maurice Maritan, e che ha un valido appoggio nel Governo della repubblica (il quale ha già ordinati gli studi), allo scopo di accorciare il percorso, avrebbe ideato di abbandonare il tronco Savines-Gap-Veynes che descrive quasi un semicerchio, per costruire un tronco diretto Sisteron-Savines, riducendo il percorso di 37 chilometri. Con questa correzione, che i francesi farebbero a loro spese, l’intiera linea Torino-Marsiglia sarebbe così della lunghezza di 363 chilometri, 70 dei quali verrebbero occupati dal tronco Torre Pellice-Mont Dauphin.

 

 

Attualmente da Torino a Marsiglia, per le linee Alessandria-Genova od Ovada-Genova, corrono 580 Km. circa, e per la linea Modane-Lyon circa 680.

 

 

Come ognun vede, il risparmio di percorso sarebbe dunque assai importante e tale da meritare la opportunità almeno che si facciano gli studi necessari sulla nuova linea.

 

 

La costruenda linea si staccherebbe dalla stazione di Mont Dauphin e, seguendo davvicino e a ritroso, il Guil, in Francia, costeggiandone la riva sinistra e correndo parallelamente alla strada carrozzabile ora esistente, toccherebbe Abries e Ristolas, sulle falde del Monte Paravas, superando un dislivello di 592 metri, essendo Mont Dauphin a 888 e Ristolas a 1480 metri sul mare.

 

 

A Ristolas incomincerebbe il tunnel che, mediante un percorso di 10 Km., attraverserebbe il Paravas, per uscire a Villanova, in territorio italiano. Questo tunnel avrebbe una pendenza verso l’Italia di 230 metri, essendo Villanova a 1250 metri sul mare.

 

 

Da Villanova, per Bobbio Pellice e Villar Pellice, la linea scenderebbe a Torre Pellice e di là a Bricherasio, Pinerolo, Airasca, Torino.

 

 

La pendenza massima sarebbe in Francia del 23 e in Italia del 30 per mille; pendenza questa ultima che potrebbe essere ridotta al 25 per mille se il traforo del Paravas, anzichè a Ristolas, dovesse incominciarsi ad Abries.

 

 

Il tronco Torre Pellice-Mont Dauphin misurerebbe, come dicemmo, 70 Km., di cui 40 in territorio francese e 30 in Italia, e la spesa ammonterebbe a circa 40 milioni di lire.

 

 

L’utilità che i promotori si ripromettono da questo diretto congiungimento di Torino con Marsiglia – oltre al notevolissimo abbreviamento dimostrato di percorso e alla normalità di pendenze della strada, che permetterebbero una buona velocità ai treni e un trasporto di carichi considerevoli – sarebbe evidente. La nuova linea sarebbe grandemente favorevole ad un rapido e comodo trapasso delle merci e dei prodotti agricoli dall’Italia al centro d’Europa e viceversa. E si otterrebbe inoltre un secondo e ben distinto allacciamento dell’Italia col mezzodì della Francia.

 

 

Aggiungasi che l’allacciamento di Torino con Marsiglia, sempre secondo il Comitato promotore, completerebbe la grande rete ferroviaria che da Pietroburgo e da Mosca va a Lisbona per Vienna, Marsiglia e Madrid.

 

 

Le cose esposte bastano a far vedere l’importanza della nuova linea destinata ad unire Torino e Marsiglia attraverso la valle del Pellice.

 

 

Noi auguriamo che il Comitato promotore di Torre Pellice, di cui è anima l’avv. Edoardo Giretti, ed il Comitato regionale piemontese, preseduto dalla nostra Camera di commercio, non siano lasciati soli in quest’opera di propaganda a favore del riallacciamento delle ferrovie piemontesi con quelle francesi.

 

 

Qui dovrebbe essere un campo fecondo di intelligente e proficua attività perla deputazione politica nostra. Speriamo che essa sappia essere operosa e concorde.

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