Intervista con Luigi Einaudi. Quali sono gli scopi del Fondo monetario e della Banca mondiale – I molteplici vantaggi e gli obblighi finanziari – Il contributo dei due istituti alla ricostruzione internazionale e allo sviluppo dei rapporti economici

Tratto da:

Risorgimento liberale

Data di pubblicazione: 05/10/1946

Intervista con Luigi Einaudi. Quali sono gli scopi del Fondo monetario e della Banca mondiale – I molteplici vantaggi e gli obblighi finanziari – Il contributo dei due istituti alla ricostruzione internazionale e allo sviluppo dei rapporti economici

«Risorgimento Liberale», 5 ottobre 1946

 

 

 

Appena appresa la notizia dell’ammissione dell’Italia fra i membri del Fondo monetario  internazionale e della Banca mondiale per la ricostruzione e lo sviluppo, ci siamo recati dal senatore Luigi Einaudi, governatore della Banca d’Italia, pregandolo di volerci concedere una breve intervista su questo importante argomento.

 

 

Ecco un riassunto del colloquio:

 

 

– Scusi professore, ma le nostre idee sugli organismi di Bretton Woods non sono del tutto chiare: vuol dirci quali sono gli scopi precisi del Fondo monetario e quali quelli della Banca mondiale?

 

 

La cooperazione monetaria

 

– Ben volentieri. Compiti del Fondo, come può rilevarsi dallo stesso testo degli accordi, sono quelli di promuovere la cooperazione monetaria internazionale e facilitare l’espansione  e l’incremento equilibrato del commercio internazionale, assicurando la necessaria stabilità delle monete mediante la fissazione della loro parità aurea e agevolando i pagamenti internazionali mediante la cessione agli stati membri delle valute di cui hanno bisogno per le normali transizioni. Quest’ultimo è lo strumento principale a disposizione del Fondo per il raggiungimento degli scopi che si propone. In altre parole, gli stati membri possono  far ricorso al Fondo, entro determinati limiti, per procurarsi la valuta ad essi occorrente per il saldo di temporanei squilibri delle loro bilancie  dei pagamenti.

 

 

La Banca, dal canto suo, si propone di concedere prestiti ai paesi membri e facilitarvi gli investimenti di capitali, avendo di mira due fini: uno transitorio, che consiste nell’assisterli nella ricostruzione delle economie danneggiate dalla guerra e nella riconversione dell’apparato produttivo dalla economia di guerra a quella di pace; l’altro a carattere permanente, che consiste nel collaborare in generale allo sviluppo delle attività economiche nei territori degli stati membri e nel favorire l’espansione dei traffici internazionali. Prestiti di ricostruzione, pertanto, prestiti per l’incremento della produzione nei paesi membri, prestiti di carattere più propriamente commerciale. Compiti tutti particolarmente importanti per molti paesi in questo travagliato periodo dell’immediato dopoguerra e per i paesi di più arretrato sviluppo economico o più poveri di risorse nel periodo successivo.

 

 

– Quali sono i limiti imposti all’attività del Fondo e della banca nei confronti dei paesi membri?

 

 

L’uso delle risorse

 

-Naturalmente le risorse di cui dispongono il Fondo e la Banca, benché notevoli, sono pur sempre limitate. Per il Fondo gli accordi stabiliscono un limite qualitativo e quantitativo. Il paese membro potrà infatti far uso delle risorse del Fondo soltanto per pagamenti relativi alle cosidette operazioni correnti, relativi cioè in massima parte agli scambi commerciali, e potrà ottenere valuta per un importo che nel periodo di un anno non superi il 25 per cento della sua quota e nel totale degli anni successivi non sia superiore all’ammontare della quota , più la parte versata in oro e dollari degli Stati Uniti. A queste limitazioni di carattere generale se ne aggiungono altre di carattere più propriamente tecnico, intese ad indurre i paesi membri, attraverso il pagamento di provvigioni in oro via via crescenti, a contenere entro i limiti strettamente necessari il ricorso al Fondo, ed altre ancora tendenti a far sì che le restituzioni delle valute ottenute dal Fondo avvengano entro un periodo relativamente breve.

 

 

Per quel che riguarda la Banca, l’unico limite imposto dall’atto costitutivo si riferisce a totale dei prestiti e delle garanzie che essa può concedere, che non potrà essere superiore al capitale sottoscritto, più le riserve. Nessun limite statutario è posto all’ammontare dei prestiti ai singoli paesi membri; è però evidente che la misura dell’aiuto sarà in ogni caso correlata, oltreché alle necessità dei mutuatari considerate nel loro complesso, alle garanzie che essi offrono.

 

 

– Quali vantaggi prevede che deriveranno per l’Italia dalla partecipazione alle due organizzazioni?

 

 

I vantaggi

 

I vantaggi saranno molteplici. Tralasciando quelli, evidentissimi, risultanti dal reinserimento dell’Italia nel consesso delle nazioni, su una base di parità dei diritti e fermando più particolarmente la attenzione sui vantaggi di carattere economico, occorre rammentare che con l’ammissione al Fondo l’Italia acquista il diritto di ottenere, a richiesta, per le proprie operazioni correnti, le valute di altri membri in cambio di lire, nei limiti consentiti dalla quota ad essa assegnata e dalle disposizioni intese a frazionare gli utilizzi nel tempo. La quota di 180 milioni di dollari fissata per l’Italia, che, invero, risulta calcolata con criteri particolarmente restrittivi è inferiore a quella che sarebbe risultata ove il calcolo per la sua determinazione fosse stato attuato seguendo i medesimi criteri adottati per le altre quote, le consente un ammontare massimo di credito annuale di 45 milioni di dollari, fino ad un massimo, per successivi utilizzi senza che abbia avuto luogo alcun rimborso, di 180 milioni di dollari, più un importo corrispondente alla parte della quota che verseremo in dollari, parte che è ancora da determinare.

 

 

Altro vantaggio è quello che scaturisce dall’impegno assunto da ciascun membro di non adottare politiche valutarie e commerciali discriminatorie nei confronti degli altri membri, il che contribuisce a un incremento degli scambi internazionali giovevole a tutti gli appartenenti all’organizzazione.

 

 

Il vantaggio che l’Italia può ritrarre dalla partecipazione alla Banca è ancora più evidente, trovandosi il nostro paese in condizioni di dover ricorrere in larga misura, specie nell’immediato domani, quando verranno meno gli aiuti dell’UNRRA, al credito estero per finanziare le nostre importazioni. Sarà bene però non farci soverchie illusioni sullo ammontare dei prestiti che potremo ottenere attraverso la Banca, perché questa è all’inizio della sua attività ed è sollecitata da numerose richieste da parte di altri paesi membri, anch’essi bisognevoli di credito.

 

 

Gli oneri

 

– Quali sono, professore, gli oneri di carattere finanziario che ne derivano per l’Italia?

 

 

– Sono quelli inerenti al pagamento delle quote, una parte delle quali dovrà essere corrisposta in oro o dollari degli Stati Uniti. Per il Fondo il versamento in oro o dollari è limitato al minore importo tra il 25 per cento della quota e il 10 per cento delle riserve ufficiali; per la Banca, il 2 per cento soltanto dovrà essere versato in oro o in dollari; un ulteriore importo del 18 per cento dovrà essere pagato, alle epoche fissate dalla Banca, in valuta nazionale, mentre il rimanente 80 per cento verrà richiamato soltanto nel caso che sia necessario per far fronte a impegni per fondi da essa presi a prestito o per garanzie concesse e potrà essere versato in oro, in dollari, o nelle valute occorrenti per far fronte agli impegni stessi. Nel nostro caso, la quota di partecipazione al Fondo, da versare in oro o dollari, verrà senz’altro ragguagliata al secondo dei due suddetti rapporti, cioè al 10 per cento delle nostre riserve ufficiali in oro e dollari, ancora da determinare, e l’adesione alla Banca comporterà l’onere del versamento di oro o dollari per 3,6 milioni di dollari.

 

 

– Quale sarà la posizione dell’Italia nelle due organizzazioni?

 

 

– Dato che il numero dei voti a disposizione di ciascun membro è composto di due parti, una fissa e l’altra proporzionale alla quota, dall’ammontare di questa dipende la maggiore o minore influenza che il membro può esercitare in seno alle due organizzazioni. Disponendo le quote in ordine decrescente, l’Italia si trova, sia per la Banca che il Fondo, all’11° posto della classifica dei paesi sottoscrittori e passa al 9° posto ove si tolgano la Russia e l’Australia che ancora non hanno ratificato gli atti. Ciò la mette in condizione di presentare la propria candidatura ad uno dei seggi elettivi in seno ai consigli dei direttori esecutivi del Fondo e della Banca.

 

 

– In sintesi, ritiene lei, professore, che i due istituti possano recare un effettivo contributo alla ricostruzione internazionale ed allo sviluppo dei rapporti economici?

 

 

– Senza dubbio, il contributo ci sarà e potrà essere notevole. Non si deve dimenticare tuttavia che il problema della ricostruzione e del risanamento monetario di ciascun paese è in primo luogo un problema interno, e che i due istituti non potrebbero essere veramente efficaci alla ricostruzione dell’Europa se le condizioni degli stati membri si dovessero aggravare in misura  da non consentire il mantenimento degli impegni e l’uso delle risorse poste a loro disposizione secondo lo spirito che anima gli accordi di Bretton Woods.

 

 

Inoltre non va dimenticato che, per la stretta connessione che esiste nei fatti economici, non è dato attuare un sistema stabile e normale di pagamenti internazionali e di movimenti di capitali se al tempo stesso non si interviene con uguale spirito di mutua cooperazione anche nel campo dei traffici ed in quello della emigrazione, se cioè non sono tolti gli ostacoli maggiori agli scambi internazionali o al libero trasferimento degli uomini.

 

 

Occorre poi tener sempre presente che il problema della cooperazione economica internazionale non dipende tanto dall’istituzione di organismi o dalla stipulazione di nuovi accordi, quanto dalla volontà effettiva degli uomini e dalle loro opere.

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