Intorno alla data di pubblicazione della Physiocratie[1]

Tratto da:

Atti della R. Accademia delle scienze di Torino

Data di pubblicazione: 01/01/1956

Intorno alla data di pubblicazione della Physiocratie[1]

«Atti dell’Accademia delle scienze di Torino», vol. 91, 1956-1957, tomo II, pp. 3-15

In estratto: Torino, Tip. Vincenzo Bona, 1957, pp. 15-27

 

 

 

Riassunto. – L’esame di un esemplare speciale della Physiocratie del dott. Quesnay curata dal Dupont de Nemours, che nel primo tomo reca la data del 1767, consiglia l’autore a porsi il quesito delle ragioni per le quali nella edizione ordinaria il primo tomo reca invece la data del 1768. Desiderio di non mettere in rilievo la parte avuta da Luigi XV e dalla Pompadour nella stampa Tableau di Quesnay od altro motivo?

 

 

La tavola fondamentale della dottrina fisiocratica è il Tableau Economique del dott. Francesco Quesnay, che si racconta essere composto nel castello di Versailles, sotto gli occhi di Luigi XV, del quale si dice abbia voluto correggere egli stesso le bozze. Ma l’edizione originale del Tableau, per essere probabilmente tirata nel 1758 in un numero ristrettissimo di copie, scomparve così compiutamente dalla circolazione che neppure la Bibliothèque nationale di Parigi ne possiede copia; né a detta del Querard alcuna copia si potè rintracciare presso la famiglia dell’autore (la France litteraire. Parigi, 1835, VII, 393).

 

 

Si dovette attendere il 1894 perché, a cura della British Economic Association, fosse pubblicato il testo probabile del Tableau originale, tratto non dalla perduta prima edizione, ma da una copia di una seconda tiratura, rintracciata, grazie ad una ragionata ipotesi del dott. Alfredo Stern, dal dott. Bauer tra le carte del marchese di Mirabeau esistenti nelle Archives nationales di Parigi. La stampa dell’associazione britannica riproduce così un testo del 1759, probabilmente esemplato sull’esemplare del 1758 ed arricchito di alcune poche correzioni e piccole aggiunte di pugno del Quesnay. Tre sole copie erano state tirate della ristampa del 1759 ed una era stata inviata al Mirabeau dal Quesnay medesimo, e questa sembra essere la sola sopravissuta.

 

 

Oggi, quindi, noi possediamo nella stampa britannica del 1894 – divenuta anch’essa assai rara; ma ne esiste un esemplare nella biblioteca del Laboratorio di economia politica della Università di Torino – il testo esatto del documento fondamentale della dottrina fisiocratica. Il contenuto del Tableau era giunto tuttavia fin da prima al pubblico, in un testo autorevole, grazie ad una silloge compilata dal Dupont de Nemours, e pubblicata col titolo Physiocratie; silloge che, se il Tableau a ragione può essere considerato la tavola fondamentale della dottrina, non a torto fu detta dal Querard, insigne tra i bibliografi francesi, «il vangelo degli economisti». Il Dupont de Nemours, espositore, illustratore ed ultimo, nella schiera illustre dei componenti la setta, difensore della dottrina,[2] si preoccupò subito del pericolo che i saggi del Quesnay, venuti alla luce sparsamente nei volumi della grande Encyclopedie, del Journal de l’agriculture, du commerce et des finances e delle Ephémérides du citoyen non fossero conosciuti e studiati nella loro unità logica di dottrina piena in se stessa. Nacque così la silloge detta Physiocratie. La parola fisiocrazia era stata, a quanto risulta dalle fonti stampate, in verità usata per la prima volta nel fascicolo dell’aprile 1767 delle Ephémérides dell’abate Baudeau, il quale la definisce: «l’ordre naturel et social, fond‚ sur la necessité physique et sur la force irrésistible de l’évidence (pag. 121)». Ma probabilmente l’abate aveva seguito l’uso che, nota il Weulersse (Le Mouvement Phystiocratique en France de 1756-1770, I, 128, in nota) aveva avuto principio nelle conversazioni del martedì tenute fra gli adepti della scuola negli ammezzati del castello di Versailles assegnati, per sua abitazione, al Quesnay, protomedico del re; ma fu il Dupont a dar risonanza al nome nella sua silloge; pubblicata prima in due parti a Leyda e Parigi e poi in sei tomi o tre volumi ad Yverdon nella Svizzera.

 

 

La silloge curata dal Dupont è siffattamente collegata al nome del Quesnay, che non di rado nelle citazioni questo è aggiunto alla intitolazione della raccolta.

 

 

Il Mac Culloch, nella Literature of political economy, citando la Physiocratie, aggiunge infatti di suo, come se facesse parte del titolo, le parole: «Recueil des Principaux Ouvrages ‚ economiques de M. Quesnay», aggiunta esatta nella sostanza, anche se erronea al punto di vista bibliografico. Adamo Smith, redigendo o facendo redigere nel 1781 un catalogo manoscritto delle opere da lui possedute (ora stampato a cura del prof. Tadao Yanaihara a carte 71-126 di «A full and detailed Catalogue of Books which belonged to Adam Smith, now in the possession of the Faculty of Economics, University of Tokyo, with notes and explanations, Tokyo, 1951»), ricorda la Physiocratie… par Quesnay, p. 98; ma il nome forse figurava, secondo l’uso del tempo, ad opera del legatore, sul dorso del volume.

 

 

Ecco il testo del frontespizio del primo volume o prima parte della Physiocratie nella edizione di Leyda-Parigi:

 

 

Physiocratie, on Consitution naturelle du government le plus avantageux au genre humain, Recueil publié‚ par Du Pont, des Sociétés royales d’agriculture de Soissons éd d’Orléans, et correspondant de la Société d’émulation de Londres.

 

 

A Leyde, et se trouve, Paris, chez Merlin, Libraire, rue de la Harpe. MDCCLXVIII.

 

 

Il secondo volume o parte ha per titolo:

 

 

Discussion et Développements sur quelques-unes des notions de l’économie politique. Pour servir de seconde partie au recueil intitul‚: Physiocratie. A Leyde, et se trouve … Paris, chez Merlin, Libraire, rue de la Harpe. MDCCLXVII.

 

 

La numerazione dei due volumi è continuativa e chiude a pagina 520. Il primo volume è adorno di una stampa fuori testo, di cui si dirà poi, e di un motto

 

 

Ex natura, jus, ordo et leges.

 

 

Ex homine, arbitrium, regimen, et coercitio;

 

 

seguito dalla sigla F.Q. [Francois Quesnay].

 

 

Amendue i volumi portano una vignetta: «contadino, con l’aratro tirato da quattro cavalli»; una intera pagina di errata corrige ed ampii sommarii. Il curatore Dupont premette all’opera un lungo discours di 101 pagine; e cinque più brevi avis ad ognuno degli scritti del Quesnay; e questi recano titoli segnalati nella storia della economica: Le droit naturel (I, 1-38), Analyse du Tableau économique (I, 43-98), Maximes générales du gouvernement économique d’un royaume agricole (I, 105-172). Problème économique (II, 183- 234), Dialogue sur le commerce (II, 251-370), Dialogue sur les travaux des artisans (II, 371-442), Second problème économique: Déterminer les effets d’un impôt indirect (II, 447-488).[3]

 

 

La edizione di Yverdon, datata 1768-69, non presenta varianti, per quel che tocca il contenuto del primo volume (in due tomi), rispetto alla prima edizione di Leyda-Parigi. Le aggiunte si trovano nel secondo (terzo e quarto tomo) e nel terzo (quinto e sesto tomo) volume e fanno sì che questa edizione sia assai più apprezzata (anche per la sua maggior rarità) della prima. Alcuni degli scritti contenuti nei quattro tomi aggiunti non furono più ristampati nelle grandi collezioni di economisti e difficilmente si ritrovano in edizioni particolari. Eccone i titoli:

 

 

  • Dupont: De l’origine et des progrès d’une science nouvelle.

 

  • Baudeau: Lettre d’un citoyen sur les vingtièmes et les impôts.

 

  • Du Pont: De l’administration des chemins.

 

  • Baudeau: De l’utilité des discussions économiques.

 

  • Le Trosne: Lettre … Mons. B. (sur la concurrence des étrangers).

 

  • Le Trosne: Discussions sur l’argent et sur le commerce.

 

  • Baudeau: Avis au peuple sur son premier besoin.

 

  • Abeille: Réflexions sur la police des grains en France et en Angleterre.

 

  • Abeille: Faits qui ont influe‚ sur la cherté‚ des grains en France et en Angleterre.

 

  • Baudeau: Lettres sur les ‚meutes populaires que cause la cherté‚ des bleds.

 

  • Abeille: Effets d’un privilège exclusif en matière de commerce sur les droits de propriété.

 

La seconda edizione di Yverdon non pone alcun problema bibliografico. I due primi volumi sono datati 1768 e l’ultimo volume (quinto e sesto tomo) ha la data del 1769.

 

 

Un problema, minimo e certo irrilevante al punto di vista scientifico, è posto invece dalla prima edizione; e di questo minimo problema pare lecito occuparsi in questa nota, atta ad occupare le horae subsecivae di chi scrive per diletto e di chi si interessa di mere curiosità.

 

 

Chi rilegga il testo dei due frontespizi della prima e della seconda parte (o volume) della edizione di Leyda-Parigi, che ho dianzi a bella posta riprodotto per intiero, vede che la prima parte reca la data del 1768 e la seconda quella del 1767. La datazione parve senz’altro inverosimile ai più dei bibliografi; sicché il Mac Culloch, il quale, come si disse sopra, manipola volentieri i titoli dei libri, passa sopra al problema della data ed attribuisce tutte due le parti a Parigi (trascurando la data falsa di Leyda) ed al 1767.

 

 

Nel Dictionnaire de l’Economie politique di Coquelin et Guillaumin, Joseph Garnier, compilatore della sezione bibliografica dell’articolo Quesnay, messo in sospetto dal 1767 della seconda parte in confronto al 1768 della prima, fa seguire alla data 1767 un sic tra parentesi e nota: «questo deve essere un errore di stampa, perché il primo volume reca la data del 1768. Si è voluto scrivere 1768 o 1769?».

 

 

Francesco Ferrara risolve il quesito capovolgendo le date; e senza dire con precisione a quale tomo appartengano le due date, ricorda nella prefazione l’opera come stampata a «Leyda e Parigi, 1767 e 1768; due vols. in 8avo» («Biblioteca dell’economista», serie I, vol I, p. XLI). Nella appendice bibliografica riporta senz’altro tutto al 1768.

 

 

Il diligentissimo Cossa semplifica e, datando i due volumi al 1767-68, lascia supporre, come il Ferrara, che il primo volume sia stato stampato nel 1767 ed il secondo nel 1768. Forse nessuno dei due aveva visto i testi originali.

 

 

La Bibliography of Economics, 1751-75, curata per la «British Academy» da Henry Higgs, notando ai nn. 4263, 4264 e 4265 che, mentre il secondo volume è datato 1767, il primo volume porta la data 1768, si limita, per quest’ultimo, ad aggiungere [for 1767], quasi che l’errore di stampa fosse evidente e certo.

 

 

L’abate Morellet, autore della prima bibliografia sistematica della scienza economica (in appendice al Prospectus d’un nouveau dictionnaire du commerce) menziona unicamente l’edizione di Leyda alla data del 1768. E dal Catalogue del livres de la Bibliotheque de feu M. l’abb‚ Morellet, Paris, Verdiôre, 1819 andata in vendita all’asta a Parigi, dopo la morte dell’abate (1727-1819), a partire dal 18 ottobre 1819, appare, al n. 1169 che egli possedeva la Physiocratie nell’edizione datata 1768.

 

 

Che la data 1768 per il primo volume dovesse essere ritenuta errata si ricavava anche dalla asserzione di G. Schelle, autore dello studio maggiore sul Dupont (Du Pont de Nemours et l’école physiocratique, Paris, 1888) il quale, nell’elenco delle opere del Du Pont (al n. 10), assevera esplicitamente che il volume è stato pubblicato nel novembre 1767; ed il Weulersse (Le mouvement physiocratique en France de 1756 au 1770, I, 128) conferma che Physiocratie venne alla luce nel novembre 1767.

 

 

L’Oncken si limita anch’egli a notare che la Physiocratie, «pur recando la data del 1768, era già stata pubblicata nel novembre 1767». Che la pubblicazione avesse avuto luogo nel 1767 si traeva dall’annuncio che ne era stato dato nel dodicesimo tomo (dicembre) di quell’anno nelle Ephémérides du Citoyen (a pag. 210-212); ma poteva ancora sorgere il dubbio che il tomo di dicembre delle Ephémérides fosse esso stesso stato ritardato ai primi mesi del 1768.

 

 

Che la data del 1768 apposta al primo volume fosse strana, appariva senz’altro da un primo esame tipografico della Physiocratie. Era probabile che un’opera unica, numerata continuativamente nelle sue due parti o tomi o volumi dalla pagina 1 a quella 520 fosse stata composta o stampata da pag. 1 a 172 nel 1768 e, in seguito, da 173 a 520 nel 1767? Sovratutto quando, nel frontespizio del secondo volume o tomo, al titolo, diverso da quello del tomo primo, fa seguito l’avvertenza: «pour servir de seconde partie au recueil intitulé: Physiocratie».

 

 

Questi erano tuttavia solo dubbi. La certezza che l’opera risale tutta al 1767 si ebbe:

 

 

In primo luogo, grazie alla datazione che si legge in una copia della Physiocratie, la quale faceva parte un tempo della biblioteca economica di Carlo Menger, andata a finire, insieme col bel gruppo di libri appartenenti ad Adamo Smith, di cui si disse sopra, nella città di Tokio, sebbene non nel medesimo istituto. Nel Katalog der Carl Menger – Bibliothek in der Handels-Universitat Tokyo (1926) si legge infatti (col. 575) il seguente titolo: Physiocratie, ou constitution naturelle du gouvernement le plus avantageux au genre humain. Pekin, 1767.

 

 

Esiste dunque un esemplare a stampa del primo volume (che si tratti solo del primo volume o prima parte non v’ha dubbio, poiché il catalogo scrupolosamente indica l’esistenza eventuale di più tomi anche se legati in un volume solo) della Physiocratie, il quale porta la data del 1767. Che il luogo sia Pechino e non Leida né Parigi, non stupisce, data la consuetudine delle false indicazioni di luogo, così frequente in ogni dove prima della rivoluzione francese.

 

 

In secondo luogo, grazie al rinvenimento di una seconda copia che devo presumere identica a quella che fu del Menger, copia venuta oggi in mio possesso. Essa è in tutto uguale al primo volume della edizione di Leyda e Parigi, per formato e paginatura; epperciò contiene il Discours de l’éditeur (pp. I-CI); la Table sommaire (CII-CXX); le Droit naturel (1-38); l’Avis de l’Editeur (39-42); l’Analyse du Tableau économique (43-66); le

Observations importantes (67-98); le Maximes générales du Gouvernement

économique d’un royaume agricole (99-172), esattamente come nell’edizione

datata dal 1768.

 

 

Identica è la composizione del frontespizio, identici il titolo, il motto e la vignetta già ricordata.

 

 

In amendue le stampe, di Pechino (1767) e di Leyda-Parigi (1768) è inclusa una incisione fuori testo, il cui significato è chiarito dai motti, di cui il primo, in alto, ricavato dall’Ecclesiaste (cap. VII, vers. 16) dice: «Non oderis laboriosa opera, et rusticationem creatam ab Altissimo», che il Martini traduce in «Non odiare le opere di fatica, né l’agricoltura istituita dall’Altissimo» ed il secondo, posto in basso, tratto dai Proverbi (cap. XII, vers. II) reca:

 

 

«Qui operatur terram suam, satiabitur [panibus]», voltato dal Martini in «Colui che lavora la sua terra, avrà pane da saziarsi».

 

 

La incisione è una pastorelleria fisiocratica; e rappresenta il coltivatore in piedi il quale, mani congiunte, ringrazia Dio per il dono della vivanda recatagli dalla sua donna, seduta accanto a lui ed accompagnata dal figlioletto. Lì vicino l’asino consuma il fieno ed in lontananza, tra alberi, si vede il maniero turrito.

 

 

La stampa doveva essere gradita ai fisiocrati; che io la trovo in un esemplare da me posseduto dell’edizione del 1788 delle Réflections sur la formation ed la distribution des richesses del Turgot; ma qui in due stati, quello normale e un altro avanti lettera. Evidentemente i tipografi prediligevano la stampa per le copie distinte dei libri fisiocratici.

 

 

Le varianti tra la edizione normale di Leyda e Parigi e quella di Pechino sono due. Di cui la prima sta nella data:

 

 

A Pekin et se trouve A Paris chez Merlin, Libraire, rue de la Harpe M.DCC.LXVII

 

 

Par dunque certo che, come annunciato nel quaderno di dicembre delle Ephémérides, la Physiocratie sia stata effettivamente pubblicata negli ultimi mesi (novembre?) del 1767.

 

 

Dalla certezza sulla data, non si trae tuttavia la prova che la data apposta al primo volume dell’edizione normale (Leyda-Parigi, 1768) sia erronea. Infatti, che l’edizione di Pechino (1767) sia anteriore a quella di Leyda- Parigi (1768) può dedursi da una variante nel testo e nella nota (a pag. 104) dell’Avis de l’éditeur (Du Pont) premesso alle Maximes générales du Gouvernement économique d’un royaume agricole.

 

 

La variante doveva avere già attirato l’attenzione di un precedente possessore dell’esemplare da me acquistato in antiquariato, perché a pag. 104 è intercalata, in carta ingiallita dal tempo, ma senza alcuna osservazione, la medesima pagina tolta dall’edizione Leyda-Parigi, evidentemente allo scopo di avere sott’occhio la diversità tra i due testi. Il confronto mi persuase a cercare se si conoscessero altri esemplari colla data Pechino 1767; ma rintracciai solo l’esistenza di quello Menger-Tokyo, del quale non so se sia fornito della carta di confronto esistente nel mio esemplare. Edizioni colla data di Pechino 1767 di Leyda-Parigi 1768

 

 

Je ne dois oublier ici une anecdote[4] Les Maximes que je remets précieuse, c’est que les Maximes que aujourd’hui sous les yeux du public je remets aujourd’hui sous les yeux et leurs Notes ont été imprimées de Public et leur Notes, ont été pour la première fois, avec le imprimées pour la première fois, Tableau économique, au Château de avec le Tableau économique, au Versailles Château de Versailles et sous les yeux du Roi dans le mois de Décembre 1758. Peut-être est-ce une de dans le mois de Décembre 1758. ces choses qui honorent … la fois les Auteurs et les Monarques, et qui méritent de passer … la postérité.

 

 

La edizione Leyda-Parigi sopprime dunque non solo l’accenno contenuto, nell’edizione di Pechino, alla presenza di Luigi XV, durante la stampa della prima edizione del Tableau nel dicembre 1758, ma anche la dichiarazione di avvenimento storico attribuito a quella presenza ed in quel castello. Si può supporre che il Re abbia desiderato che gli esemplari destinati al pubblico non recassero la testimonianza della sua partecipazione al Tableau; e che quindi, dopo una prima limitata divulgazione delle copie con la data di Pechino[5], si sia proceduto più tardi (di qui la data 1768) alla ristampa del frontespizio ed alla messa in vendita dell’opera. Non esisteva ragione alcuna perché fosse mutato il frontespizio della seconda parte, alla quale rimase perciò la data del 1767.

 

 

L’ipotesi, così esposta, non è tuttavia sicura. Gli amici di Quesnay avevano affermato altrove che il Tableau économique era stato stampato nel 1758 nel palazzo di Versailles e sotto gli occhi stessi di Luigi XV; ed alcuni avevano anzi aggiunto che il re ne aveva tirato alcune copie di sua mano e per suo uso. Ma Louis de Loménie (Les Mirabeau, 1879, II, 194) aveva già osservato: «Tutti coloro i quali si sono affaticati a comprendere questa carta sinottica [il Tableau] in tre colonne ed in cifre, folta di puntini allineati, i quali si incrociano gli uni gli altri e sono destinati a raffigurare la distribuzione e la riproduzione della ricchezza, hanno un certo diritto di dubitare che il più indolente e il più noncurante (insouciant) dei re si sia curato di fermarvi sul serio l’attenzione».

 

 

Certe memorie scritte dalla signora Du Hausset, cameriera di madame de Pompadour, farebbero ritenere che la favorita non solo abbia procacciato al Quesnay la carica di medico consulente del re (di fatto questi era il medico curante della Pompadour sicché, non dovendo mai per nessuna ragione allontanarsi dal castello, le adunanze degli economisti avevano luogo negli ammezzati posti sopra alle stanze della Pompadour), ma si sia fatta intermediaria per la presentazione del Tableau al re in un momento ritenuto propizio dal Quesnay. Dalle memorie della Du Hausset, che l’Oncken riproduce per intiero nelle pagine riguardanti il Quesnay, risulterebbe invero (Oncken, op. cit., pp. 125-129) che il Tableau fu stampato, come accadeva per le carte le quali si desiderava fossero messe sotto gli occhi del re, nella tipografia del castello e presentato al re in un momento nel quale vivamente si combatteva a palazzo per la scelta dei ministri. Sia che il Quesnay aspirasse o non alla carica di primo ministro, sembra che la mala riuscita del tentativo consigliasse la soppressione dello scritto presentato l re in quella occasione. Che la prima conoscenza del testo del Tableau fosse dovuta all’interessamento della Pompadour, risulterebbe da una dichiarazione apposta dal Du Pont ad un suo scritto di pochi anni appresso (De l’exportation et de l’importation des grains). Lo scritto è dedicato alla Pompadour e nella dedica si legge: «A voi il pubblico deve la prima notizia [delle idee del Quesnay] grazie alla stampa che voi avete fatto fare presso di voi e sotto i vostri occhi del Tableau économique e delle sue dilucidazioni» (Oncken, p. 129). Che il Quesnay sia sempre rimasto fedele alla Pompadour risulta dalle parole da lui rivolte a taluni congiurati alla caduta della favorita, quando parve per un istante che costoro fossero riusciti a persuadere Luigi XV a sostituirla con madame de Choiseul. «Sono stato, – disse freddamente, levandosi in piedi, il Quesnay – attaccato alla signora di Pompadour nella sua prosperità, lo sarò nella sua disgrazia» (Oncken, p. 141).

 

 

Venuta meno poi la stella della favorita, gli amici del Quesnay cercarono forse di far dimenticare che essi dovevano qualcosa alla sua protezione; ma pur ricordando sempre la circostanza che il Tableau era stato primamente stampato nel dicembre del 1758 nel castello di Versailles (edizione di Leyda-Parigi) ebbero scrupolo ad asserire che il Tableau fosse stato composto sotto gli occhi del re.

 

 

Il Tableau fu dunque stampato sotto gli occhi del re o sotto quelli della favorita e da questa trasmesso al re? Gli elogi tributati dieci anni dopo nella edizione di Pechino della Physiocratie non furono graditi al re, il quale non volle assumersi la responsabilità delle idee esposte nel Tableau, così come erano riprodotte nella silloge fisiocratica messa insieme dal Dupont, e probabilmente da lui non comprese; ovvero si ebbe scrupolo di elogiare il re per meriti spettanti alla Pompadour? Chi scrive, chiedendo venia per il tempo perduto nel discutere un problema tanto piccolo come la data di pubblicazione di un libro celebre, non osa augurare che altri voglia consumare nuove ore di ozio nel risolvere il quesito se il mutamento della data sia dovuto allo scrupolo di attribuire a Luigi XV meriti non suoi ovvero al desiderio di far dimenticare l’appoggio dato dalla favorita ai principii fisiocratici; ovvero ancora a qualche altra circostanza fin qui non venuta alla luce.



[1] Tradotto in francese nel 1958 col titolo A propos de la date de publication de la Physiocratie, Paris, Institut national d’études démo-graphiques, vol. I, 1958, pp. 1-9 [Ndr.].

[2] Pierre Samuel Dupont de Nemours (1739-1817) ha rivendicato infatti i meriti della dottrina fisiocratica, scrivendo, il 22 aprile 1815, da bordo del Fingal, su cui si recava per la seconda volta e per morirvi negli Stati Uniti, una lunga lettera a J. B. Say da lui rimproverato per l’ingiusto trattamento fatto alla dottrina ed ai suoi teorici (vedi la corrispondenza corsa fra Du Pont e Say nella prima parte del volume sui Physiocrates nella Collection des principaux économistes, pp. 394-424). I figli di Du Pont de Nemours, fondando, prima della sua morte, uno stabilimento industriale nel Delaware, diedero nascimento a quella che oggi, sotto il nome avito, è forse la maggiore impresa industriale degli Stati Uniti.

[3] Della Physiocratie, nelle due edizioni di Leyda-Parigi e di Yverdon, una copia dovrebbe esistere nella biblioteca di Brera in Milano, erede dei libri raccolti dal conte di Firmian, governatore dello stato di Milano per ventitrè anni sotto Maria Teresa e Giuseppe II (vedi Bibliotheca Firmiana sive Thesaurus Librorum quem Excellentiss. Comes Carolus a Firmian… magnis sumptibus collegit Milano, 1783, vol. II, p. 201). Gli scritti raccolti nella edizione di Leyda-Parigi della Physiocratie furono tutti ristampati, con l’aggiunta dei due articoli Fermiers e Grains, pubblicati dal Quesnay nella Encyclopédie (1756-57), dal Daire nella parte prima del volume sui fisiocrati già citato. Il Daire, ristampando, con sue aggiunte, le opere del Quesnay, i discorsi e le osservazioni di Du Pont, ricorda che essendo la Physiocratie divenuta rara, egli intese, con la riproduzione integrale, rendere inutile il ricorso al testo originale esaurito. Purtroppo, oggi, la ristampa del Daire è anch’essa da gran tempo esaurita; e la stessa sorte è toccata a quella ampiamente illustrata dall’Oncken, al quale deve ricorrere chi voglia studiare gli scritti economici e filosofici del Quesnay (Auguste Oncken, Oeuvres économiques et philosophiques de F. Quesnay, fondateur du systéme physiocratique. Francfort et Paris, 1888). Gli scritti della Physiocratie si leggono, fortunatamente per gli studiosi italiani, nella versione di Francesco Ferrara, raccolti, con una sua illustre prefazione e una appendice bibliografica, nel primo volume della prima serie della «Biblioteca dell’economista» esaurita sì, ma vantaggiosamente bene divulgata nelle biblioteche pubbliche nostrane.

[4] Les Maximes on été réimprimées Les Mêmes Maximes ont été‚ environ deux ans après et la plupart réimprimes environ deux ans après, des Notes fondues, dans et la plupart des Notes fondues, l’Explication du Tableau ‚économique dans l’Explication du Tableau donné … la fin de l’Ami des hommes ‚économique donné … la fin de l’Ami par M. le marquis de M[Mirabeau], qui des hommes par M. le Marquis de depuis a encore cité‚ les Maximes en M[Mirabeau], qui depuis a encore cité‚ entier, mais sans les Notes, dans les Maximes en entier, mais sans les son immense et profond ouvrage Notes, dans son immense et profond intitulé‚ la Philosophie rurale, qui ouvrage intitulé‚ la Philosophie est un développement très riche et rurale, qui est un développement très étendu du Tableau ‚économique. très riche et très ‚tendu du Tableau économique.

[5] Che le copie con la data di Pechino siano state tirate in numero limitato si può dedurre dalla circostanza che il Daire, curando la ristampa dell’Avis premesso da Du Pont alle Maximes, riproduce il testo dell’edizione normale di Leyda-Parigi, né ha notizia di quello dell’edizione di Pechino. Parimenti l’Oncken, nella già citata edizione, unica criticamente compiuta, delle opere di Quesnay, ricorda l’Avis di Du Pont nel testo Leyda-Parigi, senza alcun riferimento all’edizione datata da Pechino.

Torna su