Istruzione elementare ed alfabetismo

Tratto da:

La Stampa

Data di pubblicazione: 05/12/1898

Istruzione elementare ed alfabetismo

«La Stampa», 5 dicembre 1898

 

 

 

La Direzione generale della statistica ha pubblicato la statistica della istruzione primaria e normale per l’anno scolastico 1895-96. Ora che, in seguito ai progetti del ministro Baccelli, si parla tanto di riforme nelle scuole elementari, non riuscirà inopportuno conoscere, per quanto le cifre recentissime lo permettono, lo stato odierno della istruzione del nostro paese ed i progressi che si sono effettuati in questo ramo, importante fra tutti, delle nostre scuole.

 

 

Per cominciare dagli asili infantili, nel 1884 essi erano in numero di 2035, di cui 1433 pubblici e 692 privati; nel 1896 erano ascesi a 2813, di cui 1887 pubblici e 926 privati. Proporzionalmente l’incremento fu più forte in questi che in quelli; e ciò si spiega non essendo l’educazione dei bambini obbligatoria, ma dipendente dalla filantropia privata e dagli occasionali aiuti dei Comuni. Il numero degli alunni era salito fra le stesse date da 229,510 a 317,117, di cui 252,091 negli asili pubblici e 65,026 nei privati.

 

 

La minore proporzione degli alunni per asilo privato dimostra che questi si indirizzano ad una classe più elevata della popolazione, la quale può pagare delle tasse di frequenza compatibili colla persistenza di scuole private. Il personale dirigente ed insegnante si accrebbe da 5330 a 6881. La percentuale degli alunni degli asili ogni 1000 abitanti in età da 3 a 6 anni, la quale era di 115,29 nel 1884, crebbe costantemente fino a 159,30 nel 1896, segno confortante dell’interessamento che la popolazione prende all’educazione infantile.

 

 

Notizie più dettagliate si possono dare intorno alla istruzione elementare obbligatoria. E prima i maestri. Questi formano oramai (nel 1895-96) un vero esercito: 23,293 ossia 2,04 ogni 1000 abitanti nell’Italia Settentrionale; 11,645 ossia 1,62 ogni 1000 abitanti nell’Italia Centrale; 10,032 ossia 1,21 ogni 1000 abitanti nell’Italia Meridionale, e 4908 ossia 1,16 ogni 1000 abitanti nell’Italia insulare.

 

 

È curioso notare come a mano che si discende in giù e si oltrepassano i mari, la percentuale dei maestri alla popolazione diminuisce, malgrado che oramai tutti gli 8200 Comuni si trovino in grado di poter proclamare l’obbligatorietà dell’istruzione.

 

 

In tutto il Regno gl’insegnanti elementari sono quasi 50,000, e precisamente 49,878, di cui 44,431 nelle classi inferiori e 5447 nelle classi superiori. La percentuale dei maestri alla popolazione è di 1,60 ogni 1000 abitanti. Il numero delle scuole (aule scolastiche) pubbliche era nel 1871-72 di 33,556, e nel 1895-96 di 50,526: le private erano cresciute solo da 8157 a 9000.

 

 

Quanto agli alunni iscritti valga specchietto:

 

 

 

1871-72

1895-96

Maschi iscritti nelle scuole pubbl.

881.371

1.296.461

Femmine iscritte ” “

694.419

1.082.898

Totale iscritti ” “

1.543.799

2.370.319

Maschi iscritti nelle scuole priv.

79.116

69.421

Femmine iscritte ” “

93.041

119.630

Totale iscritti ” “

177.157

210.074

Totale iscritti priv. e pubbl.

1.722.917

2.500.423

 

 

Oltre all’incremento notevole della popolazione scolastica, è notevole la preponderanza dei maschi sulle femmine nelle scuole pubbliche, e delle femmine sui maschi nelle scuole private. Preponderanza spiegabile, se non andiamo errati, colla maggiore trascuranza dei Comuni verso l’istruzione femminile e colla riluttanza dei parenti ad inviare le ragazze nelle scuole comuni.

 

 

Per chi voglia persuadersi come il numero degli iscritti sia cresciuto non solo assolutamente, ma anche rispetto alla popolazione, basterà il seguente dato:

 

 

 

1871-72

1895-96

Percentuale degli iscritti sulla popolazione totale

6,42

8,33

Percentuale degli iscritti sulla popolazione da 6 a 12 mesi

51

76

 

 

Se si pensa che, secondo l’elenco degli obbligati, compilato per l’anno 1895-96 questi erano 2,353,165 mentre gli iscritti nel corso inferiore delle scuole elementari pubbliche e private dell’età da 6 a 9 anni ossia dell’età in cui esiste l’obbligo della frequenza delle scuole sono appena 1,558,977, viene naturale la conclusione, che, malgrado gli innegabili progressi compiuti e malgrado il notevole numero di scolari al di sopra del limite dei 9 anni, ossia del limite teorico della obbligatorietà (quasi un milione, di cui però ben 726 mila rappresentano i ritardatari ed i rimandati agli esami e che rimangono obbligati alla scuola benché abbiano superato i 9 anni) pur tuttavia rimane ancora un lungo cammino da percorrere per fare osservare perfettamente la legge.

 

 

Il cammino da percorrere è più o meno lungo a seconda delle regioni italiane. Disponendo le regioni italiane per ordine decrescente della percentuale di alunni o di alunne frequentanti in ciascuna di esse le scuole elementari su 100 fanciulli o fanciulle viventi da 6 anni compiuti a 12 compiuti si ha il seguente specchietto:

 

 

 

Alunni

Alunne

 

% della popolazione da 6 a 12 anni

Piemonte

114

109

Lombardia

107

102

Liguria

100

93

Roma

97

97

Veneto

92

80

Emilia

88

50

Regno

78

72

Umbria

75

62

Marche

71

60

Toscana

89

65

Campania

62

66

Abruzzi

61

49

Sardegna

53

43

Puglia

50

49

Sicilia

49

49

Basilicata

41

31

Calabrie

41

29

 

 

In Piemonte ed in Lombardia il rapporto degli alunni al numero degli abitanti da 6 a 12 anni supera il 100 per 100. Conviene credere che se non tutti i fanciulli da 6 a 12 anni si riuniscono nelle scuole elementari, ve ne sono tanti di età inferiore e superiore a quei limiti quanti bastano a pareggiare il numero dei mancanti od a superarlo.

 

 

La intima correlazione fra la latitudine geografica delle regioni italiane e la loro frequenza scolastica è veramente meravigliosa ed insegna quanto rimanga ancora da fare nell’Italia media e meridionale sotto il rispetto dell’istruzione.

 

 

Nel complesso però il livello intellettuale della popolazione italiana si è indubbiamente elevato, come si rileva anche dal raffronto fra il numero degli sposi che non sottoscrissero l’atto di matrimonio, e che era:

 

 

 

nel 1871

nel 1896

 
su 100 sposi dei due sessi

67,28

44,76

su 100 maschi di

57,73

36,96

su 100 femmine di

76,75

52,57

E l’identico progresso si rileva dalle proporzioni degli analfabeti sopra 100 coscritti delle leve di terra e di mare:
Anno della leva

1871

1895

1896

Leva di terra

55,74

33,34

Leva di mare

68,52

49,55

 

 

È probabile che la maggiore proporzione degli analfabeti fra i coscritti di mare derivi dall’essere la costa d’Italia appartenente alle province dove l’istruzione è meno diffusa.

 

 

Se un insegnamento si vuol trarre dalle statistiche ora esaminate, è questo: che è urgente concentrare gli sforzi verso una istruzione più diffusa, sovratutto nelle regioni meridionali o nelle isole, se non si vuole che cresca il dislivello intellettuale fra quello che con frase di cattivo augurio qualche scrittore ha già chiamato le «due Italie».

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