La «bancocrazia internazionale»
Tipologia : Paragrafi/Articoli
Data pubblicazione : 20/01/1912

La «bancocrazia internazionale»

«L’Unità», 20 gennaio 1912

 

 

 

Dall’analfabetismo imperversante tra gli improvvisati economisti della guerra italo turca mi basti citare un esempio classico.

 

 

Dopo gli inutili e sbagliati comunicati governativi, che durante il mese di ottobre denunciarono le manovre della speculazione filoturca per fare rialzare i valori turchi e ribassare gli italiani al 31 d’ottobre, ci fu sui giornali un’epidemia di pronostici per fine mese.

 

 

Chi si distinse di più fu il solito Cirmeni sulla Stampa, a cui tennero dietro, sebbene più temperatamente, anche l’ufficiosa Tribuna ed altri giornali. Cirmeni inventò la «bancocrazia internazionale», motto che fece fortuna perché tutti i senza quattrini, che giuocano stupidamente in borsa su vaghe dicerie e notizie false, amano credere che i banchieri si arricchiscano nell’unico modo che essi nello loro ignoranza suppongono essere la maniera di guadagnar denaro da parte di chi esercita l’industria bancaria.

 

 

Dopo il 20 di novembre non passò giorno che Cirmeni e i suoi accoliti non denunciassero le mene della «bancocrazia internazionale» per far ribassare i valori italiani e rialzare quelli turchi per la data fatidica del 30, cosidetta (per loro) fine mese. Passò il 24, passò il 25, trascorse il 26; e costoro seguitarono a predicare lo sterminio per il 30 in seguito alle sovrabiasimate mene della bancocrazia.

 

 

Al 30 invece non capitò nulla: 1) perché sulle notizie false, da tempo pensate e preannunciate, non si possono provocare movimenti di borsa; 2) perché la fine del mese, che gli articolisti ancora al 26; 27 aspettavano per il 30, era già passata fin dal 24-25 di novembre.

 

 

Un giorno, e fu argomento di riso comicissimo, nello stesso giornale, anzi nel testo di due giornali, mi accadde di leggere in prima pagina l’articolo dell’economista guerresco ma analfabeta che si preoccupava grandemente del 30 di novembre; e in sesta pagina la cronaca dell’umile resocontista di borsa, ma uomo del mestiere, che parlava della liquidazione di novembre come già avvenuta e indicava i prezzi correnti, come prezzi già di fine prossimo, ossia di fine dicembre.

 

 

È una nozione risaputa perfino dai paracarri delle strade poste vicino alle borse, ma ignorata dai denunciatori di quella ridicola invenzione che è la «bancocrazia internazionale», che la liquidazione di fine mese si fa in giorni variabili dal 24 al 26 del mese. È in questi giorni che si fissano i prezzi di compenso per i riporti; è in questi giorni che si liquidano le differenze; è in questi giorni che si fanno le risposte dei premi. Al 30 del mese la liquidazione ha soltanto il suo termine logico, che consiste nel materiale passaggio delle differenze da un conto all’altro, nel materiale pagamento e nell’effettiva riscossione di somme già liquidate alla vera fine mese che si verifica dal 24 al 26.

 

 

Il giorno di liquidazione, dunque, vera fine mese, da cui cominciano le contrattazioni per fine prossimo, capita non al 30, ma da quattro o sei giorni prima della fine cronologica del mese. Onde è naturale che invano i Cirmeni aspettassero al 30 lo scompiglio in quella liquidazione, che già s’era effettuata, a loro insaputa, fino dal 25!

 

 

È fare un’ipotesi azzardata che tutti questi giornalisti, di cui è lamentevole la improntitudine messa nel discorrere di argomenti che non conoscono, ma sono indubbie la buona fede e l’ansia patriottica di combattere contro immaginari nemici d’Italia, siano stati tratti in inganno da qualche impenitente giuocatore di borsa, il quale seguita a scambiare il giorno 30 o 31, in cui è abituato a riscuotere o pagare le differenze, col vero e proprio giorno di fine mese o di liquidazione? E non è deplorevole che l’opinione pubblica – prima quella dei giornalisti, e poi quella degli elettori e infine del Parlamento e del Governo – sia tratta in inganno da simili gaglioffi?

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