La circolazione e gli immobilizzi bancari

Tratto da:

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. VII

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 10/04/1924

La circolazione e gli immobilizzi bancari

«Corriere della Sera», 10 aprile 1924

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol.VII, Einaudi, Torino, 1963, pp. 668-671

 

 

 

Le assai circospette parole dette dal ministro delle finanze nel suo discorso alla Scala intorno al problema della circolazione cartacea sembra possano essere interpretate nel senso che egli intende ridurre la circolazione bancaria per conto dello stato «senza eccessive impazienze» essendo «la rivalutazione monetaria un evento ad un tempo sperabile e temibile», così da conservare la massima «tranquillità» alla nostra valuta.

 

 

Che l’economia privata e la finanza dello stato abbiano oggi il massimo interesse alla «tranquillità» dei corsi dei cambi della lira nei confronti colle valute auree, è tesi che troverà consenzienti tutti coloro i quali temono gli scombussolamenti, forse spaventosi, che un’ascesa od una discesa troppo rapide arrecherebbero al bilancio dello stato ed ai bilanci delle imprese economiche. Previsioni d’avvenire, investimenti, occupazione operaia sono fatti inscindibili da una misura fissa dei valori.

 

 

Entro quali limiti la «riduzione» della quantità dei biglietti circolanti è compatibile con la «tranquillità» dei cambi? Non mi attento a rispondere, oggi, alla domanda apparentemente semplice ed in realtà complicatissima, perché comincio persino a dubitare che «riduzione» voglia significare «riduzione» o non qualche altro non facilmente afferrabile concetto.

 

 

Ecco invero quanto leggesi nella ponderata e, come sempre, istruttiva relazione di Bonaldo Stringher alla assemblea generale degli azionisti della Banca d’Italia:

 

 

«Per quanto riguarda la circolazione dei biglietti di banca – conseguente alle operazioni proprie degli istituti indipendentemente dalle emissioni fatte per conto dello stato – tra la fine del 1922 e quella del ‘23 si riscontra una diminuzione di oltre 443 milioni di lire, di fronte a una riduzione complessiva di circa 765 milioni nella circolazione bancaria, compresa quella per le operazioni di stato. Cifra notabile quest’ultima, ma l’importanza della quale si attenua di molto, se non scompare del tutto, quando la si metta a confronto con quella del conto corrente attivo del tesoro presso la Banca d’Italia. Alla chiusura del decorso esercizio, codesto conto ascendeva a circa due miliardi di lire; per cui anche un mutamento parziale di siffatta condizione di cose, per pagamenti dello stato, si risolverebbe, coeteris paribus, in un aumento di circolazione dei biglietti di banca. Alla quale evenienza è bene di essere preparati sin d’ora».

 

 

Lo Stringher, scrittore meditato e rigoroso, non avrebbe giudicato molto attenuata e forse nulla l’importanza della diminuzione della circolazione avvenuta nello scorso anno e necessario di tenersi preparati ad un aumento, se non fosse invece davvero grande l’importanza di quel conto corrente attivo del tesoro presso la Banca d’Italia, di cui egli cita la cifra imponente. Ho cercato perciò di riassumere in un piccolo quadro le cifre più significative delle situazioni dei banchi di emissione. Per economia di spazio, le cifre intiere sono di miliardi di lire:

 

 

Operazioni passive

 

Data

Operazioni attive

Biglietti in circolazione per conto

Conto corrente del tesoro presso la Banca d’Italia

 

 

Sconti Anticipazioni

commercio

 

tesoro

totale

 

 

   

8,6

10,9

19,5

0,3

31 XII 920

4,3

2,8

10,7

8,5

19,2

1,0

31 XII 921

5,2

4,8

9,4

8,3

17,7

2

30 IV 922

5,9

4,2

9,9

8,1

18

0,1

30 IX 922

5,9

2,9

9,4

8,0

17,4

0,1

31 I 923

6

2,5

9,5

7,8

17,3

2

31 XII 923

8

3,4

8,6

7,7

16,3

1,9

20 II 924

8,1

2,7

 

 

La tabella consente di interpretare le variazioni della circolazione un po’ più a fondo di quanto si possa fare guardando soltanto alla circolazione medesima. A primo aspetto, la circolazione è andata, in complesso, diminuendo quasi continuamente dalla fine del 1920 ad oggi da 19,5 a 16,3 miliardi di lire. (Ricordisi di passata che dalle cifre sono esclusi i biglietti di stato, da 5, 10 e ora 25 lire, che al 31 dicembre 1920 erano 2.268,3 milioni ed al 20 febbraio sono 2.427,7 milioni di lire). Nel totale, rimasero stazionari in 8,6 miliardi i biglietti emessi per conto del commercio e si ridussero da 10,9 a 7,7 quelli emessi per conto del tesoro.

 

 

Che cosa dunque tiene in sospeso l’animo del comm. Stringher, sì da fargli avvertire la necessità di «essere preparati sin d’ora ad un aumento della circolazione»? A me pare si possa rispondere, leggendo la tabella come se fosse ripartita in due periodi: il primo che va dalla fine del 1920 al 30 settembre 1922 ed il secondo dalla fine del 1922 ad oggi. Il primo periodo parve a suo tempo chiuso; il secondo è da augurare siasi incamminato sulla china discendente.

 

 

Nel primo periodo, che si può chiamare della crisi della Banca sconto, come poterono gli istituti scontare cambiali per somme crescenti da 4,3 a 5,9 miliardi e fare anticipazioni su titoli e merci che da 2,8 andarono fino a 4,8 miliardi, mentre la circolazione scemava da 19,5 a 17,7 miliardi? Dal niente non si crea niente; e per imprestare somme maggiori ai clienti (sconti ed anticipazioni) le banche, che stampavano minor quantità di biglietti, dovevano pur avere qualche altra fonte di entrata. Ce ne erano parecchie, di minor conto, come i depositi privati crescenti. Ma il vero santo protettore fu lo stato, il quale crebbe i suoi depositi in conto corrente nientemeno che da 0,3 a 2 miliardi di lire. Se ho capito bene, lo stato permise alle banche di emissione di aiutare la liquidazione della Banca sconto e nel tempo stesso di fare la bella figura, di ridurre la circolazione totale, depositando ben 2 miliardi di danari suoi in conto corrente ad interesse bassissimo presso la Banca d’Italia. Verso l’autunno, al 30 settembre 1922, la situazione era meno tesa ed il tesoro poteva fare a meno di tenere fondi presso la Banca.

 

 

Nel secondo periodo, non ancora chiuso, la vicenda si ripete. Dalla fine di gennaio 1923 al 20 febbraio 1924 la circolazione di biglietti si riduce di più di un miliardo (da 17,4 a 16,3). Ma di nuovo si presenta il quesito curioso: come poterono i banchi, con minor massa di biglietti a loro disposizione, crescere gli sconti di cambiali da 6 a 8.1 miliardi e aumentare le anticipazioni, ad un certo momento, da 2,5 a 3,4 miliardi? Poiché miracoli non se ne possono fare, bisogna trovare anche qui il santo protettore. Di nuovo è lo stato, il quale consente ai banchi di operare il salvataggio del Banco Roma e di far la bella figura di ridurre la circolazione, tenendo depositati 2 miliardi di danaro suo nelle casse degli istituti di emissione. Alle diverse centinaia di milioni che, sotto forma di rinuncia alla tassa di negoziazione, il tesoro perde per operare il salvataggio bancario, bisogna dunque aggiungere la differenza tra gli interessi al 4,75% che lo stato paga per trovare danari a prestito con buoni del tesoro e il forse 1,50% che lo stato riceverà dalla Banca sui suoi depositi in conto corrente. Se lo stato non tenesse quasi due miliardi di danaro suo depositato presso la Banca d’Italia, questa dovrebbe o ridurre d’altrettanto gli sconti, o aumentare la circolazione. Perciò non ha torto lo Stringher ad essere peritante nel definire come stabile la diminuzione finora verificatasi nella circolazione. Siamo ancora, sotto questo rispetto, in condizioni instabili; e sono perciò salutevoli tutte le provvidenze le quali mirino ad affrettare la liquidazione degli immobilizzi bancari, così da esimere il tesoro dalla necessità di tenere un così vistoso conto corrente pressoché infruttifero presso la Banca d’Italia.

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