Tratto da:

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. IV

Corriere della Sera

La condotta finanziaria della guerra nei sistemi tedesco ed inglese

«Corriere della Sera», 20 settembre 1914[1]

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. IV, Einaudi, Torino, 1961, pp. 25-30

 

 

Certamente è degna di ammirazione la perfezione del meccanismo bancario, il quale ha consentito alla Germania di resistere alla bufera e di continuare il giro normale del meccanismo economico anche in tempo di guerra. Per non tacere le ombre del quadro, dirò subito che il lubrificante il quale permette il giro del meccanismo chiamasi: emissione di carta-moneta a corso forzoso ed a corso fiduciario. Ho già avuto occasione di ricordare il miliardo e mezzo di marchi di buoni di cassa che la nuova Reichs-Darlehenskasse ha diritto di emettere. È una cifra cospicua di biglietti – a corso fiduciario, ossia volontariamente accettati dal pubblico, il quale sa che alla loro volta i buoni sono accettati dalle casse pubbliche – i quali sono immessi nella circolazione. Accanto ai buoni di cassa, v’è l’aumento dei biglietti ordinari della Reichsbank, a cui è stato riconosciuto il corso forzoso, liberando la banca dall’obbligo del cambio a vista.

 

 

Il quadretto seguente spiega il meccanismo del movimento che ha per perno la Banca imperiale tedesca (le cifre sono in milioni di marchi):

 

 

Riserva metallica

Circolazione in biglietti

Biglietti e buoni della Cassa di prestiti in cassa

Cambiali scontate in portafoglio

Anticipazioni

Depositi

23 luglio

1.691

1.891

65

751

50

944

31 luglio

1.528

2.909

33

2.031

202

1.258

7 agosto

1.596

3.897

97

3.737

226

1.819

15 agosto

1.590

3.882

127

4.426

181

2.052

22 agosto

1.598

4.000

119

4.616

163

2.620

31 agosto

1.607

4.235

183

4.750

105

2.441

 

 

Procurerò di spiegare in breve il significato delle cifre sopra riportate, le quali mettono in chiaro quale era la situazione della Banca dell’impero germanico prima dello scoppio della guerra (23 luglio) e quale è diventata dopo un mese di ostilità.

 

 

La Banca non ha potuto procacciarsi rilevanti mezzi per far fronte alle esigenze del mercato ricorrendo alla riserva metallica. O, meglio, poiché la riserva metallica è diminuita di 84 milioni di marchi e questa diminuzione risulta da un aumento di 199 milioni d’oro e da una diminuzione di 285 milioni di marchi d’argento, il movimento vuol dire che la Banca ha ricevuto – probabilmente dal tesoro di guerra della torre di Spandau – circa 200 milioni d’oro ed ha erogato 285 milioni d’argento, forse in prestiti al governo.

 

 

Ma la massa maggiore delle sue disponibilità la Banca la trasse dal torchio a stampa dei biglietti; i quali infatti sono passati da 1 miliardo e 891 milioni a 4 miliardi e 235 milioni di marchi, aumentando così di ben 2 miliardi e 344 milioni di marchi la sua circolazione. Come fu impiegato l’aumento di circolazione? Non nel fare anticipazioni su valori e merci, perché le operazioni relative aumentarono appena da 50 a 105 milioni di marchi; il che si capisce perché siffatta funzione è ora devoluta alla Darlehenskasse, ossia alla Cassa di prestiti dell’impero, la quale lavora coi mezzi suoi propri del miliardo e mezzo di marchi di buoni di cassa. In piccola parte la Banca dell’impero concorre a sostenere la facile circolabilità dei buoni della Cassa di prestiti, perché si vede che essa ha aumentato la cifra dei biglietti e buoni da 65 a 183 milioni. Trattasi pur sempre tuttavia di cifre modeste. Lo scopo più importante per cui si crearono biglietti in quantità enormi fu lo sconto delle cambiali. Il portafoglio è aumentato nientemeno che da 751 milioni a 4 miliardi e 750 milioni, il che vuol dire un balzo colossale di ben 4 miliardi! La Banca dell’impero ha riscontato per 4 miliardi di portafoglio delle banche ordinarie; ed ha messo così queste in condizione di poter far fronte a tutte le domande di rimborsi ed a tutte le ragionevoli richieste di nuovi sconti, da parte dell’industria e del commercio.

 

 

Il lettore dirà: come è possibile che, con soli 2 miliardi e 344 milioni di marchi di biglietti in più, la Banca abbia potuto provvedere, oltre alle piccolezze dei 55 milioni di più di anticipazioni e dell’acquisto dei 120 milioni di buoni della Cassa di prestiti, a 4 miliardi di sconti? La spiegazione si trova nell’ultima colonna dei depositi. Le banche ordinarie, le quali, avendo ottenuto il risconto di 4 miliardi di marchi di cambiali, si sono assicurate una forte disponibilità di denaro, per il momento non ne hanno avuto bisogno, evidentemente perché il pubblico non si è affollato ai loro sportelli per richiedere il rimborso dei depositi, ovvero perché le richieste di nuovi sconti da parte dell’industria e del commercio sono state scarse o per tutte due le cause insieme. Alle banche ordinarie è bastata la disponibilità del ricavo del risconto dei 4 miliardi di cambiali. Assicurate su questo punto, hanno lasciato in deposito una notevole parte di questa disponibilità presso la stessa Banca dell’impero; i cui depositi sono perciò cresciuti da 944 milioni a 2 miliardi e 441 milioni, ossia di 1 miliardo e 497 milioni di marchi. Se le banche ordinarie avranno bisogno di ritirare, per fronteggiare un panico di depositanti o per scontare nuovi effetti commerciali, questo miliardo e mezzo di depositi, la Banca dell’impero potrà agevolmente rispondere all’appello: basterà che essa stampi i miliardo e mezzo di nuovi biglietti. In regime di corso forzoso, il torchio a stampa funziona senza difficoltà.

 

 

Alquanto diverse sono le condizioni della Banca d’Inghilterra. Riprodurrò anche qui (in milioni di lire sterline) le stesse cifre indicate sopra per la Banca germanica, in quanto ciò sia possibile data la diversità dei sistemi bancari:

 

 

Riserva metallica

Circolazione in biglietti

Portafoglio e anticipazioni

Titoli di stato

Depositi

Dei privati

Dello stato

30 luglio

38.13

29.71

47.31

11.01

54.42

12.71

6 agosto

27.62

36.11

65.35

11.04

56.75

11.50

13 agosto

33.02

35.93

70.79

23.04

83.33

7.89

20 agosto

37.96

37.19

97.92

26.04

108.09

13.67

27 agosto

43.47

36.57

109.90

29.78

123.89

23.89

3 settembre

47.77

35.29

121.82

28.02

133.82

28.68

10 settembre

47.51

35.22

116.92

25.75

130.70

24.41

 

 

Chi ha sentito discorrere di una certa autorizzazione che avrebbe dato il governo alla Banca d’Inghilterra di non tener conto dell’atto bancario di Peel del 1844 e di procedere ad emissioni illimitate di biglietti, a primo aspetto rimane disorientato nel leggere le cifre sovra esposte. Coloro che credettero sul serio ad una emissione illimitata di biglietti in Inghilterra dimenticarono che il valore delle parole è grandemente diverso a seconda dei diversi regimi monetari in cui si vive. Si comprende che in Germania, una volta proclamato il Corso forzoso ed esentata la Banca dall’obbligo del cambio a vista, la Banca abbia davvero la potestà di aumentare illimitatamente i biglietti e di portarli, come già fece, da 1 miliardo e 891 milioni a 4 miliardi e 235 milioni di marchi e forse anche a 5 o 6 miliardi e più in avvenire. In Inghilterra la facoltà di emettere illimitatamente dei biglietti ha una portata completamente diversa. Essa vuol dire solo che la Banca può emettere biglietti quanti vuole, senza essere legata dall’obbligo di contrapporre ad ogni nuovo biglietto emesso altrettanta riserva metallica. Finora la facoltà dell’emissione illimitata non vuol dire altro. È la liberazione da un obbligo rigidissimo imposto dall’atto di Peel. Se si pensa che la Banca non è però liberata dall’obbligo di cambiare i biglietti emessi in oro a vista, e se si riflette che l’opinione più autorevole del mondo bancario è di parere che la Banca non debba essere liberata dall’obbligo, sembrando sino a questo momento prevalente l’interesse nazionale di conservare l’integrità del pregio della lira sterlina nelle contrattazioni internazionali, se ne deduce agevolmente che la pretesa illimitazione delle emissioni inglesi è, per il momento, una fantasmagoria germinata nella mente di chi non badava ad una delle premesse essenziali, sebbene tacita, dei discorsi degli uomini politici e dei giornali inglesi.

 

 

Veggansi invero le cifre della tabella. Queste ci dicono che la circolazione dei biglietti è aumentata appena da 29,71 a 35,22 milioni di lire sterline, ossia di 5,51 milioni, all’incirca 140 milioni di lire italiane. Anzi nelle ultime settimane la circolazione tende a diminuire. È notevole che la circolazione dei biglietti è aumentata meno di quanto non sia cresciuta la riserva metallica, la quale dopo essersi ridotta da 38 a 27 milioni di lire sterline, nella prima settimana di agosto, ritornò, sotto la sferza salutare dei rialzi del saggio dello sconto da 4 a 6 ad 8 ed a 10%, a 33 milioni, aumentando via via sino a 47,51 milioni il 10 settembre. Trattasi sempre di una riserva metallica meschina, di circa 1 miliardo e 700 milioni di lire nostre, inferiore alle riserve italiane; ma non pare che gli inglesi se ne preoccupino, perché essi si ritengono sicuri di richiamare l’oro da tutte le parti del mondo colla prospettiva di un rialzo del saggio dello sconto e col mantenimento di un saggio relativamente elevato. Fiducia questa ragionevole, finché chi porta l’oro alla Banca è sicuro di riaverlo, ossia finché esiste il cambio a vista dei biglietti, ossia finché i biglietti sono emessi in quantità limitatissima. La preoccupazione di conservare alla piazza di Londra la prerogativa di attrarre spontaneamente l’oro da tutte le parti del mondo, è quella che, per ora, consiglia ai dirigenti del mercato monetario inglese la conservazione del cambio a vista dei biglietti.

 

 

Ho detto per ora e per il momento, perché ignoro a quali conseguenze potrà portare la legge votata dal parlamento inglese di garantire le cambiali, create prima del 4 agosto, e portate allo sconto della Banca d’Inghilterra. Questa garanzia governativa ha avuto l’effetto che si legge nella colonna portafoglio ed anticipazioni: le cambiali portate al risconto aumentarono da 47,31 milioni il 30 luglio alla enorme cifra di 121,82 milioni il 3 settembre, ridotta il 10 a 116,92 milioni. Si vede che le banche ordinarie non hanno portato al risconto, servendosi della garanzia governativa, se non una piccola parte dei 400 milioni di cambiali che si dice circolassero al 4 agosto; ma anche un aumento di soli 70 milioni non è piccola cosa. Come vi fece fronte la Banca d’Inghilterra, la quale ha, sì, ricevuto il diritto di emettere illimitatamente biglietti, ma di questa facoltà non può, sinora, servirsi per le ragioni dianzi esposte? Come fu risolto a Londra il problema che era reso di così facile soluzione a Berlino dal torchio a stampa?

 

 

Il modo si vede, anche qui, nella colonna dei depositi dei privati. La Banca riscontò alle banche ordinarie 70 milioni di più di cambiali e le accreditò sui suoi libri di altrettanta somma depositata a vista presso le sue casse. Ed invero i depositi dei privati, il che vuol dire delle banche ordinarie, aumentarono da 54 a 130 milioni di lire sterline. Finora non si vede che la garanzia governativa abbia avuto altro effetto all’infuori di questo: sostituire, nel bilancio delle banche ordinarie, alle cambiali in portafoglio altrettanto accreditamento presso la Banca d’Inghilterra.

 

 

Ignoro che cosa accadrà il giorno in cui le banche ordinarie intendessero esigere i loro crediti. Con che moneta rimborserà la Banca d’Inghilterra i 130 milioni di lire sterline di depositi, essa che ha appena 47 milioni di riserva metallica e non ha a sua disposizione il torchio del corso forzoso? Dovrà anche quel paese ricorrere al corso forzoso e rinunciare all’egemonia mondiale della lira sterlina, egemonia fatta di fiducia nel baratto a vista in oro? Per ora, non sembra che le banche ordinarie intendano ritirare i loro depositi. Pare che esse, poste di fronte al dilemma: o far nuovi affari su vasta scala e, per farli, usare dei depositi alla Banca d’Inghilterra, ovvero restringere i nuovi sconti alla clientela allo scopo di non essere costrette a ritirare i depositi, abbiano scelto la seconda alternativa. Guadagnano meno, provocano malcontento nell’industria e nel commercio, si attirano qualche mala parola, a quanto pare, di Lloyd George, ma salvano uno dei patrimoni più preziosi dell’Inghilterra: l’illibatezza della lira sterlina. Fino a quando durerà la loro resistenza?

 

 



[1] Con il titolo Germania e Inghilterra di fronte alla pressione finanziaria della guerra. La profonda diversità di due sistemi. [ndr]

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