Tratto da:

La Stampa

La coscienza del Piemonte

«La Stampa», 16 luglio 1902

 

 

 

Le elezioni amministrative di domenica scorsa hanno continuato ad essere feconde di ammaestramenti preziosi agli uomini di parte costituzionale. Che cosa abbiano significato dal punto di vista politico, già lo dicemmo parlando delle elezioni precedenti; né oggi potremmo mutare una parola alle cose già esposte. Ma in Piemonte le elezioni di domenica scorsa dissero ancora che in questa terra subalpina, dove vi sono tante gloriose tradizioni rappresentative, nessun principio poteva trionfare il quale fosse in opposizione ai dettami della giustizia ed ai responsi delle Autorità giudiziarie.

 

 

Purtroppo negli ultimi anni si era diffusa in Italia la convinzione che dai Tribunali ordinari fosse possibile appellarsi al Tribunale degli elettori, sovratutto quando i condannati dai Tribunali ordinari erano uomini politici, che si credono in diritto a godere di un Foro speciale privilegiato. Ed in recenti occasioni in altre parti d’Italia gli elettori avevano fatto supporre a molti che potesse prolungarsi codesto dissidio funesto fra la Magistratura giudicante, nobilissima espressione della idea di giustizia, e la coscienza degli elettori, che è pure il riflesso della coscienza del Paese. Ed alcuni scettici avevano potuto credere che anche da noi codesto dissidio potesse manifestarsi ed acuirsi. Non lo credemmo noi, che avevamo avuto sempre fede in questo Piemonte, maestro a tutti di virtù patrie e di maschi propositi.

 

 

Le elezioni di domenica sono venute a dare ragione alla fiducia riposta nella coscienza politica piemontese. Ricordiamo brevemente i fatti. Nelle elezioni provinciali dei mandamenti di Volpiano, San Benigno e Montanaro si presentava candidato il senatore Frola, che fu in passato fiero nemico dell’on. Miaglia, a proposito del quale i lettori ricordano la sentenza pronunciata dal Tribunale di Torino. Contro il Frola, e coll’appoggio dei fautori del comm. Miaglia, si presentava il conte Ripa di Meana. Gli elettori mandarono al Consiglio provinciale il Frola con 1467 voti contro 628 dati al Meana. In Montanaro, dove il Miaglia era riuscito vittorioso nelle ultime elezioni politiche, il Frola ottiene 562 voti contro appena 36 dati al Meana; ed a San Benigno, dove il Miaglia fu sindaco ed esercitava un’influenza grande, il Frola otteneva 232 voti ed il Meana soli 82.

 

 

E, pure a San Benigno, nelle elezioni comunali, dove scadeva l’amministrazione del sindaco avv. Bruni, appartenente al partito del Miaglia, questi ed il sindaco ottennero appena 80 voti contro 330 dati ai loro avversari, e non riuscirono nemmeno più ad entrare nella minoranza del Consiglio.

 

 

Questi fatti abbiamo voluto ricordare, non per menarne vanto come se si trattasse di vittoria personale nostra.

 

 

No, si tratta di ben altro. Le persone scompaiono dinanzi alle tendenze, dinanzi ai principii.

 

 

Gli elettori di codesti Comuni, che fanno tutti parte del Collegio politico di Chivasso, hanno voluto dire una cosa sola: che essi si inchinano dinanzi alla maestà della Magistratura giudicante e che essi non possono dare il proprio appoggio se non a quei partiti ed a quegli uomini i quali ritengono che nella vita politica abbiano valore i medesimi principii che sono accolti dalla coscienza di tutti nella vita privata.

 

 

Poca cosa, si dirà, il riconoscimento di questi principii santi nelle campagne piemontesi, quando tutta la coscienza nazionale non sia preparata ad accoglierli. Noi abbiamo fiducia, poiché in codesti argomenti molto vale la virtù dell’esempio. Oggi sono i Comuni del Colleggio di Chivasso, dove l’onorevole Miaglia esercitava più larga la sua influenza, che lo abbandonano dopo la sentenza del Tribunale di Torino. Domani saranno a decine i Comuni delle altre parti d’Italia che vorranno tenersi stretti ai medesimi criteri nelle elezioni politiche. Questa è la nostra fiducia; e questa è sempre stata la virtù degli esempi che venivano dalle nostre terre subalpine.

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