La crisi di borsa

Tratto da:

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 13/08/1907

La crisi di borsa

«Corriere della sera», 13 agosto 1907

 

 

 

La giornata dell’8 agosto rimarrà memoranda negli annali delle borse italiane. Le cronache dei giornali sono unanimi nel parlare di «sfascio dei prezzi», di «andamento disastroso», di «vendite incalzanti, precipitose» e di «venditori posti in fuga, demoralizzati e terrorizzati». I titoli, già deprezzati da una lunga serie di borse cattive, subirono un ultimo tracollo che li fece precipitare ad un punto così basso che pochi avrebbero immaginato alcun tempo fa. Anche se verranno altre giornate di borsa peggiori, difficilmente quella dell’8 agosto potrà essere superata per l’audacia e la fortuna con la quale i ribassi montarono all’assalto di una fortezza oramai già mezzo puntellata ed in cui lo scoraggiamento erasi impadronito dei difensori.

 

 

Già il solito specchietto, che l’Economista d’Italia suole pubblicare alla fine di ogni mese sul valore di borsa delle Banche e Società italiane, aveva chiarito come per la prima volta i prezzi di compenso a fine mese segnassero una diminuzione in tutte le categorie di valori in confronto del mese precedente:

 

 

AZIONI

Fine luglio1907

Differenza colla fine giu. 1907

Istituti di credito

L. 849.911.000

– 28.284.000

Società di trasporti

838.186.000

– 37.237.000

Metall., Mecc., Miniere

462.938.480

– 33.443.480

Gas ed elettricità

229.377.000

– 9.797.000

Condotte d’acqua

95.496.000

– 2.214.200

Industria Zuccheri

175.518.000

– 21.294.000

Prodotti chimici

126.625.000

– 6.700.000

Tessitura e filatura

289.459.500

– 782.500

Molini

45.192.000

– 5.044.000

Automobili

54.963.000

– 18.301.000

Imprese immobiliari

149.155.500

– 10.367.500

Industrie diverse

305.685.200

– 7.327.200

L.

3.592.505.680

– 180.737.600

 

 

Anche se deduciamo da questa svalutazione L. 9.630.000, di cui 6.430.000 per cedole staccate nel mese di luglio e L. 3.200.000 per rimborso di L. 100 sulle azioni Gas di Torino, rimangono pur sempre 171.107.600 lire di perdita in un mese, ossia il 4.76%. L’oscillazione di valore di un mese solo ha quasi fatto perdere l’intiero reddito di un anno!

 

 

* * *

 

 

Del resto poiché «male comune mezzo gaudio» possiamo consolarci pensando che, insieme colle borse italiane, anche le borse estere soffrono, sebbene forse con caratteri meno accentuati, dello stesso marasma e delle stesse debolezze nostre. L’Economiste europeen ha compiuto uno studio sulle variazioni di valore di 160 grandi titoli mobiliari francesi nel primo semestre del 1907 ed ha ottenuto i seguenti risultati:

 

 

N. Designazione

Val. titoli nomin.

Valore reale 31 dic. 906

Valore reale 30 giu. 907

Milioni

11

Rendita francese

26.954

25.251

25.027

11

Obblig. città Parigi

2.150

2.050

2.027

11

Credito Fond.

4.371

3.367

4.323

5

Fond. divers.

1.336

761

789

43

ferrov.

17.013

14.940

14.632

22

Soc. ind.

771

717

703

13

Az. Soc. credito

1.266

2.609

2.547

11

ferroviarie

1.436

3.561

3.573

33

Soc. industr.

851

2.313

2.142

160

55.789

56.532

55.713

 

 

Il deprezzamento, dal quale si sono salvate le sole azioni ferroviarie, è comune ai due campi dei titoli a reddito fisso (rendite ed obbligazioni) e dei titoli a reddito variabile (azioni) ed in tutto ammonta ad 820 milioni di lire, ossia all’1 e 1/2% del valore di un semestre fa. Ed importa notare che il deprezzamento odierno si aggiunge ad altro del 3 e 1/2 per cento verificatosi nel corso del 1906 e che nel 1906 le azioni ferroviarie avevano perduto ben 255 milioni. È vero che sul mercato francese ha agito una causa speciale di depressione, che è il disegno di riforma tributaria e di imposta sulla rendita; ma è questo uno solo dei tanti fattori e non forse il più importante del ribasso odierno.

 

 

Tanto è vero che il Moniteur des Interets materiels ha ottenuto risultati non dissimili per i valori quotati alla borsa di Bruxelles, e che il malessere è generale su tutti i mercati, a partire da New York a venire a Londra ed a Berlino. Nel momento attuale il punto di partenza della crisi generale di borsa è il ribasso persistente del rame-metallo alla borsa di New-York e il punto di arrivo è la paura diffusa in tutta la Germania del prossimo scoppio di una gravissima crisi industriale. Da mesi e mesi si vive a Berlino in mezzo a questa preoccupazione; sicché di giorno in giorno i corsi dei valori ribassano, il denaro diventa caro e le emissioni di titoli di prim’ordine si compiono con difficoltà gravissime. Ieri era l’Impero tedesco che doveva emettere un prestito di 400 milioni di marchi al 4% con un premio dopo cinque anni di 2 lire, ossia al 4.40%. Oggi è la città di Berlino che aveva nel 1904 deliberato un prestito 3 e 1/2% di 228 milioni di marchi, emettendone 128 milioni a 99 circa e si trova obbligata adesso ad emetterne i restanti 100 milioni al 4%.

 

 

Vi è un paese, la Svizzera, i cui capitalisti sono rinomati per la loro avvedutezza nell’impiego dei capitali, per la giudiziosa scelta fatta dei titoli più promettenti dei diversi paesi del mondo, per lo slancio col quale hanno saputo partecipare ad intraprese nuove, ritraendone quasi sempre benefizi notevoli. I corsi dei valori quotati nelle borse svizzere ci permettono di misurare l’intensità della crisi di borsa imperversante oggidì per cause naturali, al di fuori cioè di quelle manovre speculative e di quella disorganizzazione e mala composizione dell’organismo borsistico a cui in Italia è stata attribuita – non senza ragione – parte della responsabilità del deprezzamento dei titoli. Sceverare le cause di indole generale od economica da quelle che potremmo chiamare morali o personali di una crisi di borsa è difficile sempre. L’esempio dei titoli quotati nelle borse svizzere – dove poco si parla di bande nere e la cui organizzazione è meglio adatta a resistere alle imprese semi-brigantesche di coloro che fanno ribassare titoli buoni per costringere i detentori impauriti a venderli a vilissimo prezzo – può giovare a mettere in luce l’aspetto più generale della crisi attuale.

 

 

I capitalisti svizzeri sono largamente interessati in intraprese ferroviarie e tranviarie. Ecco le variazioni di valore di alcuni titoli, con l’indicazione del dividendo distribuite negli ultimi anni per l’anno precedente a cui si riferiscono le quotazioni:

 

 

Valore nominale

Quotazioni al 31 dic. 1904

31 dic. 1905

31 dic. 1906

31 lugl. 1907

Ferrovie del Gottardo

500

960

980

945

939

anno 1903

1904

1905

1906

Dividendo %

6.8

6.8

7.4

7.4

Baltimore and Ohio

500

540

590

620

510

Dividendo %

4

4

5

6

Tramvai elettrici Genova

500

710

690

665

Dividendo %

5

6

6 1/2

7 1/2

Chemins de fer Orientaux

500

630

600

Dividendo %

5

5

5

6

 

 

Altri titoli in cui la Svizzera è largamente interessata sono i bancari:

 

 

Valore nominale

Quotazioni al 31 dic. 1904

31 dic. 1905

31 dic. 1906

31 lugl. 1907

Soc. de Credit Suisse

500

940

945

915

803

Dividendo %

8

8

8

8

Bankverein Suisse

500

730

770

785

705

Dividendo %

6

7

8

8

Banca Comm. Italiana

500

830

940

905

805

Dividendo %

8

8

9

9

Credito italiano

500

610

630

640

565

Dividendo %

6

6

6 ½

6 ½

Wiener Bank-Verein

420

600

610

570

Dividendo %

7

7 1/2

7 1/2

7 1/2

Credit Foncier Suisse

500

540

550

555

520

Dividendo %

4

4 1/2

4 1/2

5

 

 

Ricordiamo ancora un gruppo di titoli in cui gli svizzeri si sono largamente interessati: le imprese-elettriche, comprendendo in esse anche la Banque pour entreprises électriques di Zurigo, che è una banca istituita per accomanditare imprese di applicazioni elettriche:

 

 

Valore nominale

Quotazioni al 31 dic. 1904

31 dic. 1905

31 dic. 1906

31 lugl. 1907

Banque pour entreprises électriques

1000

1575

1815

1875

1785

Dividendo %

6 1/2

7 1/2

8 1/2

9

Motor

500

570

730

735

615

Dividendo %

4

5

6

6

Aluminium Neuhausen

1000

2575

3150

3540

3305

Dividendo %

16

18

22

26

Brown Boveri

1250

2540

2260

Dividendo %

7

9

10

11

Soc. d’elect. Strasbourg

1250

2330

3225

3190

2890

Dividendo %

9

10

11

12

Offic. elettr. Genovesi

250

450

615

650

475

Dividendo %

9

9 1/2

10

10

 

 

L’andamento dei corsi di borsa di questi principali gruppi di titoli largamente contrattati in Svizzera prova due fatti: che i dividendi in confronto al capitale nominale hanno avuto dal 1903 al 1906 una tendenza quasi generale al rialzo. Le intraprese bancarie, ferroviarie ed elettriche – e si potrebbe meglio dire le intraprese in generale – hanno ottenuto guadagni crescenti e cospicui negli ultimi anni; e, siccome in generale si tratta di aziende bene amministrate, hanno rafforzato eziandio la loro posizione accantonando riserve notevoli. Tuttavia i corsi che erano andati salendo sino alla fine del 1905, che avevano qua e là dato qualche segno di debolezza nel 1906, salvo nel comparto elettrico, in cui l’ascesa era continuata, si indebolirono tutti nel primo semestre del 1907. È evidente che i capitalisti non guardano tanto ai dividendi passati, come per comodo di esposizione parrebbe facessero dalla nostra tabella, quanto ai dividendi futuri; e a proposito di questi nutrono evidentemente qualche preoccupazione. Perciò mentre prima compravano a caro prezzo dividendi più piccoli, adesso vogliono avere a miglior mercato dividendi più elevati. Se facciamo il raffronto del dividendo del 1904 col corso del 31 dicembre 1905 (il dividendo del 1905 a quella data poteva presumersi, ma non era ancora pubblico e nemmeno poteva con certezza stabilirsi dai dirigenti), e del dividendo del 1906 col corso al 31 luglio 1907 otteniamo i seguenti risultati:

 

 

31 dic. 1905

31 lugl. 1907

Ferrovie del Gottardo

3.46

4

Baltimore and Ohio

3.39

5.88

Tramvai elettrici Genova

4.22

5.63

Chemin de fer Orientaux

5

Societé de Credit Suisse

4.23

4.93

Bankverein Suisse

4.54

5.67

Credit foncier Suisse

4

4.80

Banca Commerciale Italiana

4.02

5.59

Credito Italiano

4.76

5.75

Wiener Bank-Verein

6.25

6.57

Banque pour entreprises électriques

4.13

5.04

Motor

3.42

4.87

Aluminium Neuhausen

5.71

7.86

Brown Boveri

6

Societe d’electricite Strasbourg

3.87

5.19

Officine elettriche genovesi

3.86

5.26

 

 

In quest’anno e mezzo il tasso di capitalizzazione dei titoli quotati nelle borse svizzere è dunque mutato assai; mentre prima i titoli ferroviari e tramviari si compravano a meno del 4 per cento, adesso si ottengono con un reddito superiore al 5 per cento. L’eccezione delle ferrovie del Gottardo non conta, poiché si tratta di titoli che saranno riscattati dalla Confederazione ed hanno più la natura di obbligazioni che di valori industriali; e in ogni modo il rialzo dal 3.46 al 4% prova come anche i titoli solidissimi abbiano dovuto piegarsi alle condizioni del mercato. Il reddito dei valori bancari, che si aggirava dal 4 al 4.76% è ora salito al 4.80-5.75%. La sola Wiener Bank-Verein capitalizzata prudentemente prima, non ha visto aumentare molto il suo reddito. Il tracollo maggiore si ebbe nel gruppo elettrico, che era stato esageratamente capitalizzato in guisa da rendere spesso meno del 4%. Adesso il reddito è salito al disopra del 5 e tocca persino l’8 per cento.

 

 

La crisi di borsa che imperversa in Italia da parecchi mesi ha caratteri sostanzialmente diversi da quelli delle borse estere? Un confronto si può fare tenendo conto per alcuni titoli più noti dei prezzi di compenso a fine luglio decorso, (dedotti i decimi a versare) dei dividendi ultimi pagati e del reddito netto che i titoli danno.

 

 

Abbiamo aggiunto anche i corsi della terribile giornata dell’8 agosto, col reddito netto che i titoli davano a quei corsi, per dare un’idea della depressione massima:

 

 

Prezzi di compenso a fine luglio

Ultimo divid. pag. netto

Reddito netto

Borsa dell’8 agosto

Prezzi

BANCARI
Banca d’Italia

1008

29

1.98

945

2.11

Banca Comm. Ital.

808

45

5.56

753

5.96

Credito italiano

566

32.50

5.74

556

5.84

Società Bancaria

290

19

6.55

277

6.85

Banco di Roma

108

7

6.48

106

6.60

Banco di Liguria

108

15

8.92

117

10.20

TRASPORTI
Ferrovie meridionali

680

30

4.54

656

4.57

mediterranee

406

8.25 sem.

4.06

397

4.17

Navig. generale

454

25

5.50

451

5.54

Unione tram. genovesi

680

37.50

5.59

IMMOBILIARI
Istituto beni stabili

266

12.75

4.79

262

4.86

Imprese fondiarie

90

4

4.44

Aedes

110

4.50

4.00

96

4.68

TESSILI
Lanificio Rossi

1090

80

4.76

1700

4.70

Cotonificio Cantoni

528

26

4.92

530

4.71

veneziano

264

14

5.30

267

5.26

bergam.

310

17.30

5.64

308

5.68

Candiani

130

7.50

5.76

130

5.76

Muggiani

314

20

6.36

310

6.45

Soc. it. tessuti stampi

352

20

5.68

352

5.68

METALL. MECCANICHE
Miniere Elba

506

25

4.91

170

5.31

Alti forni Terni

1260

90

7.14

1125

8

Siderurgica di Savona

378

23

5.81

374

5.88

Ansaldo Armstrong

204

15

5.68

251

5.97

Antimonio

272

20

7.35

231

7.96

Montecatini

180

9

5

142

6.33

Ramifera

700

30

4.28

470

6.38

AUTOMOBILI
Fiat

200

35

17.50

193

17.00

Itala

86

84

Rapid

23

23

ELETTRICHE
Edison

708

30

4.23

683

4.39

Lombarda distr. elettr.

1176

50

4.25

1100

4.54

Trezzo Crespi

426

430

Offic. elettr. genovesi

480

25

5.20

478

5.23

CHIMICHE
Carburo romano

1130

70

6.19

1025

6.82

Elettr. ch. Soda

134

10

7.46

115

8.69

Unione it. conc. chim.

502

(32.50)

6.47

529

6.14

ALIMENTARI
Molini Alta Italia

190

30

10.52

175.30

11.39

Raffin. Lig. Lombarda

338

24

7.44

322

7.45

Eridania

760

90

11.84

705

12.98

Distilleria italiana

164

11

6.70

151

7.41

Fabbric. birra

158

9

5.60

155

5.80

DIVERSE
Cartiera italiana

975

50

5.12

975

5.12

Ceramica Richard

412

19

4.61

413

4.60

Esport. italo-americ.

318

20

6.28

208

6.71

Dell’Acqua, ecc.

174

20

7.29

267

7.49

Savini e Zerboni

150

16

10.66

150

10.68

S. Pellegrino

211

12

5.00

213

5.58

Grandi alberghi

118

8

5.40

118

5.40

 

 

Per la Unione italiana Concimi invece del dividendo ultimo di L. 15 abbiamo indicato tra parentesi il prossimo dividendo già annunciato di L. 32.50, il quale spiega la fermezza di questo titolo.

 

 

* * *

 

 

Se noi facciamo ora astrazione della giornata dell’8 agosto, e ci limitiamo a confrontare i dividendi ultimi col corso di compenso a fine luglio, dobbiamo dichiarare schiettamente che la tabella non ci ha fatto un’impressione di decisa assurdità. Tra l’esagerazione evidente del ribasso per taluni titoli, appare una tendenza, giustificata ad adattare i corsi dei titoli alle nuove condizioni del mercato.

 

 

Che il reddito netto dei titoli industriali e bancari vari – astrazion fatta dalle azioni della Banca d’Italia per la quale valgono considerazioni specialissime – dal 4 al 10 e più % non sembra a noi cosa irragionevole, tanto varie sono le condizioni di ogni azienda e le prospettive di guadagni futuri.

 

 

I dividendi passati sono invece uno solo degli elementi della capitalizzazione; e nessuno potrà criticare gli speculatori se cercano di tener conto dei rischi che nel futuro si dovranno incontrare e della consistenza patrimoniale dell’azienda. Veggasi che i titoli capitalizzati al disopra del 7 per cento sono quelli di intraprese nuove e non ancora bene rassodate, o che hanno avuto nel passato a registrare i rialzi più improvvisi e colossali, che sono quindi stati da un pezzo detenuti in parte non da capitalisti veri e propri ma dalla speculazione. O son titoli che devono l’altezza dei loro redditi a circostanze transitorie, come l’alto prezzo dei prodotti od a fattori instabili, come la protezione doganale; quale meraviglia che gli speculatori, di professione o di occasione, cerchino ora di vendere a ogni costo i titoli che erano stati dianzi comprati a prezzi folli? In compenso vi sono titoli seri e di avvenire capitalizzati a poco più del 4%; e ve ne sono altri per cui le quotazioni del 31 luglio apparivano fin troppo elevate, date la tenuità dei dividendi pagati e i rischi probabili del futuro. La nota dominante nella serie dei redditi netti va dal 4 al 6 per cento: 1 rende il 2%, 12 rendono dal 4 al 5%, 16 dal 5 al 6%, 7 dal 6 al 7%, 5 dal 7 all’8% e 5 infine più dell’8 per cento. Anche qui la scala non sembra stravagante; essendo pur d’uopo tener conto dei rischi con un tasso di reddito gradualmente crescente al disopra del tasso minimo offerto dai titoli a reddito fisso, di assoluta sicurezza. Ora non vale il dire che in Italia il consolidato rende appena il 3 e 3/4 o meglio il 3 e 1/2 per cento per concludere che per i titoli industriali buoni dovrebbe bastare un premio di 1 mezzo o dell’un per cento per renderli allettevoli pei capitalisti. Bisogna guardare invece alle condizioni del mercato monetario, che anche in Italia ha finito per adeguarsi a quelle del mercato internazionale. Non è quando Stati e città di prim’ordine debbono fare emissioni di rendita al 4 per cento, quando ogni giorno si leggono i prospetti di obbligazioni emesse da enti ed intraprese solidissimi al 4 e 1/4, 4 e 1/2 e 4 e 3/4 per cento, non è in un momento siffatto che i titoli industriali possono pretendere di essere capitalizzati a poco più del 4% in media, come accadde nella febbre del rialzo del 1905.

 

 

Del resto che l’alto prezzo del consolidato italiano 3 e 3/4 – 3 e 1/2 per cento sia un fatto eccezionale è dimostrato dalla impossibilità in cui si sono trovate le maggiori città italiane, Milano, Torino, Genova ad emettere in questo momento obbligazioni del tipo 3 e 3/4 per cento sul mercato libero. Queste città hanno potuto contrarre forti prestiti al 4% o a qualcosa meno solo grazie all’intervento della Cassa Depositi e Prestiti, l’istituzione tanto benemerita degli enti locali che canalizza, in maniera un po’ artificiosa, il minuto risparmio verso gli impieghi pubblici.

 

 

Detto questo, dobbiamo aggiungere però subito che di questa naturale tendenza al rialzo nel tasso dell’interesse e quindi al ribasso del valore dei titoli si sono avvantaggiati gli speculatori di professione, i quali, profittando della caldura estiva, della gonfiatura di notizie o poco attendibili o non interessanti, dello scoraggiamento dei detentori, della necessità in cui si sono trovati molti speculatori di liquidare ad ogni costo le loro posizioni, hanno cominciato una gazzarra tale da far perdere la bussola a quei pochi che ancora guardavano alle quotazioni di borsa come ad un indice dei valori dei titoli. Sono le solite esagerazioni di un movimento in principio giusto; ne` a farlo cessare temiamo varranno le innocue grida che il Governo va pubblicando sotto nome di nuovi regolamenti di borsa. Gli spedienti escogitati adesso, dal divieto della negoziazione alle grida ai non agenti di cambio, alla facoltà di quotazione consentita solo dopo due anni dalla creazione della Società, all’obbligo di accertare meglio la veracità delle medie, ecc. ecc.. Come non impedirono all’estero lo scoppio di crisi tremende, così non l’impediranno adesso, se davvero la crisi industriale è alle porte. La domanda che dobbiamo ora fare non è questa: «Come impedire agli speculatori di giocare al ribasso con manovre illecite?»; ma quest’altra: «Conviene ai capitalisti vendere i titoli che essi posseggono, tenuto conto delle prospettive di sviluppo industriale e commerciale e del tasso attuale di capitalizzazione dei valori a reddito variabile?». È una domanda certo più interessante per noi, che non ci indirizziamo agli speculatori, ma a coloro che cercano il modo migliore di far fruttare i loro capitali e, così facendo, operano il bene della collettività intiera, ma è domanda a cui è difficile dar una risposta esauriente.

 

 

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