La crisi germanica

Tratto da:

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 09/07/1922

La crisi germanica

«Corriere della Sera», 9 luglio 1922

 

 

 

Dal giorno che è nata, figlia della sconfitta, la repubblica germanica è vissuta in continuo pericolo. Il martirio di Rathenau poteva veramente consacrarla e assicurarla se l’orrore emanante da un odioso assassinio politico riusciva a scuotere il fondo della coscienza tedesca, se le insegnava, attraverso il pentimento, ad amare la nuova forma della patria, imposta dalla necessità ma anche dalla ragione.

 

 

Ma la crisi che segue all’assassinio di Rathenau si svolge attraverso le stessa difficoltà che seguirono, ora è un anno, l’assassinio di Erzberger. Se il grido: salviamo la Repubblica! è stato questa volta ripetuto con maggiore energia dalle masse operaie nelle grandi città del nord e dell’est, anche questa volta si palesano le stesse resistenze, e sovra tutto riesce difficile definire dove sono i veri repubblicani. La Repubblica è nella socialdemocrazia, è nei democratici – capi valenti, ma masse poco numerose -, è nei cattolici – quando non siano cattolici bavaresi. – Tutti sommati, sono ancora pochi per imporre sicuramente la forma e lo spirito della Repubblica. Quindi la necessità è di stringersi ad altri partiti per imporre la Repubblica con la forza di una maggioranza irresistibile. Dato lo spirito tedesco, che si plasma sempre sopra delle direttive imposte dall’alto, la legge eccezionale che si sta discutendo al Reichstag per la difesa della Repubblica, e il progetto presentato al Landtag prussiano per imporla alla burocrazia, alla scuola e all’esercito,- possono veramente riuscire efficaci. I socialisti indipendenti, finora all’opposizione di sinistra, sono prontissimi a votare quei progetti e anche ad inasprirli; ma hanno ben ragione quei tedeschi che sospettano della bontà pratica di una repubblica colorata di rosso sovietistico. D’altra parte il partito che siede a destra dei democratici, i tedesco-popolari, i quali rappresentano una grande forza, quella della grande industria, presentatasi l’occasione di decidere l’avvenire della Germania aderendo lealmente alla Repubblica, si schermisce e pretende che la Germania possa essere servita utilmente in una impossibile collaborazione di monarchici in spe e di repubblicani a tempo.

 

 

E poi anche in Germania tutta la coscienza politica non è nel Parlamento e nei partiti. Gli assassini di Erzberger hanno potuto sfuggire alla giustizia, di quelli di Rathenau uno solo è stato arrestato. È dunque ancora facile, in Germania, a degli omicidi di quella tendenza politica nascondersi, trovar protezione. Quelli di Erzberger la trovarono in Baviera, pare nella stessa polizia di Monaco. L’attrito tra il Governo repubblicano del Reich a quello non-repubblicano della Baviera fu aspro: Berlino finì col contentarsi di una vittoria solo apparente sull’autonomismo reazionario di Monaco. Oggi coma allora tutte le forze monarchiche diffuse nello Stato minacciano di concentrarsi intorno alla resistenza bavarese che nega alla Repubblica il diritto di difendersi con una legge eccezionale.

 

 

Ora come ora non vi e certo probabilità che il monarchismo ancora latente in alcune parti della Germania, e, purtroppo, in alcuni organi della Repubblica, osi tentare il destino; ma non cede, afferma il diritto di serbarsi, e magari di far propaganda per il giorno che, secondo esso, deve venire. Per costoro la Repubblica è un governo provvisorio, di necessità, per trattare con l’Intesa vittoriosa.

 

 

Purtroppo il monarchismo persistente in una certa coscienza tedesca ha trovato un appoggio indiretto in qualche parte dell’Intesa stessa. Non in quanto monarchismo vendicativo, ma in quanto elemento di debolezza per la compagine dell’intera Germania. C’è voluto l’assassinio di Rathenau con la scossa che ha dato a tutta la vita germanica, perché i più saggi organi della stampa francese abbiano detto: Bisogna decidersi, il consolidamento della Germania repubblicana deve essere desiderato anche come un interesse francese.

 

 

Ma oggi tutto sembra in Germania meno solido di quanto si sperasse. I partiti repubblicani non sono ancora abbastanza orientati su ciò che deve essere la Repubblica tedesca. Uno scioglimento della Camera e un appello al paese sembrano pericolosi in un momento così inquieto. Le varie manifestazioni dell’inquietudine tedesca fanno pensare a una sfiducia generale. Perché il marco è precipitato in questi giorni? Perché un paese che, nonostante tutto, gode oggi di una floridezza economica eccezionale in Europa, finanziariamente sembra andare incontro al disastro? Soltanto perché, come si pretende da alcuni, la sua finanza statale è artificialmente guasta per sottrarsi all’obbligo delle riparazioni? Un giornale, che in questioni di finanza ha una antica autorità, la Frankfurter Zeitung, spiega che il crollo del marco non è dovuto agli stranieri che, impressionati dalla situazione politica tedesca, cerchino di disfarsi di quella valuta, ma ai tedeschi stessi che, incerti del domani, si sono messi a comprare, a qualunque prezzo, ricche valute straniere, dollari e sterline, come hanno atto gli austriaci. È dunque una disastrosa forma di panico di origine politica,che non mancherà di essere invocata. Ma nel giuoco dei cambi, la catastrofe politica del marco si ripercuote anche sulle valute deboli dei vincitori. E il pessimismo tedesco a cui fa riscontro il più nero pessimismo austriaco, si fa risentire in tutto il continente. Il consolidamento della Germania non può avvenire se non in una forma che sia l’antitesi di quella che fu distrutta dalla guerra. Ecco perché anche noi abbiamo un interesse di primo ordine a che da questa crisi si affermi, senza dubbio e restrizioni mentali, la democrazia tedesca, la sola forma possibile della nuova Germania.

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