La diffusione della lingua italiana

Tratto da:

La Stampa

Data di pubblicazione: 19/10/1899

La diffusione della lingua italiana

«La Stampa», 19 ottobre 1899

 

 

 

I giornali italiani riportano talvolta delle statistiche interessanti intorno alla diffusione delle varie lingue nel mondo. Ciò che vi si osserva è la scarsa e decrescente importanza della lingua italiana di fronte al crescere ininterrotto del raggio d’influenza delle lingue inglese, tedesca, russa, spagnuola, ed anche, sebbene in minori proporzioni, francese.

 

 

Nel secolo venturo in tutto il mondo si saprà intendere e parlare l’inglese, e pochi, ben pochi, saranno i conoscitori della lingua italiana. Nei secoli passati molti erano coloro i quali studiavano la lingua di Dante ed era notevole l’influenza che il pensiero italiano esercitava sul pensiero, sulla letteratura e sulle arti degli altri paesi civili. Nei secoli venturi quando pochi grandi popoli saranno cresciuti a proporzioni smisurate e l’Italia sarà divenuta un piccolo paese sperduto in fondo al Mediterraneo, la lingua italiana sarà scesa al livello di un dialetto, parlato da una percentuale infima della umanità. È questo un pericolo gravissimo a cui andiamo incontro, perché di pari passo colla decadenza della nostra lingua diminuisce di grado la posizione morale, intellettuale e materiale dell’Italia.

 

 

Occorre far argine a questo pericolo che minaccia di travolgere quanto vi ha di più sacro nella nostra nazionalità, e di sommergere la nostra lingua in mezzo al dilagare vittorioso delle lingue più potenti ed espandentisi. Né in questa lotta per la difesa della lingua italiana si può ricorrere a palliativi. È necessario invece guardare il problema di fronte e risolverlo con un’azione vigorosa e tenace.

 

 

La lingua italiana segue la linea di diffusione della stirpe nostra. Coll’aumentare del numero degli abitanti del suolo d’Italia, aumenta il numero di quelli i quali parlano italiano.

 

 

Cosicché, a fine di poter conservare l’attuale posizione di fronte agli altri paesi, sarebbe necessario che i figli d’Italia crescessero nelle stesse proporzioni degli inglesi, dei russi, degli spagnuoli, ecc.. Ora tutte queste stirpi crescono non solo in quanto aumenta il numero degli abitanti dell’Inghilterra della Russia e della Spagna propriamente dette, ma in quanto essi si espandono al di fuori dei loro paesi nelle colonie. Anche gli italiani emigrano e popolano il continente americano con un numero progressivamente crescente di abitanti; e se tutti gli emigranti conservassero l’uso della lingua italiana, il problema sarebbe risoluto. Invece, pur troppo, gli emigranti nostri perdono ben presto l’uso della lingua natia; mescolati in mezzo a razze diverse dalle favelle disparate, essi a poco a poco acquistano l’abitudine di parlare in quel linguaggio che è il più conveniente per gli usi quotidiani della vita, per gli affari commerciali, per le consuetudini cogli altri abitanti. Quanto grande sia il pericolo che minaccia l’espansione della lingua italiana nelle nostre colonie e quanto poveri i mezzi con cui si cercò di combattere questo pericolo, si vede chiaramente leggendo un bel libro che di recente il dott. Giovanni Gorrini ha pubblicato su Le scuole italiane all’estero (Torino, Bocca, 1899).

 

 

Noi vorremmo che il libro del Gorrini fosse letto e meditato da coloro che presiedono alle cose dell’istruzione e delle colonie; vorremmo anzi che i Ministeri dell’istruzione pubblica e degli esteri, ai quali codesto argomento dovrebbe essere altamente a cuore, lo diffondessero anche gratuitamente in tutte le scuole italiane all’estero. Queste scuole hanno fatto molto, amiamo riconoscerlo, per salvare dall’ultima iattura le sorti della nostra lingua. Esse hanno, attraverso ad ostacoli numerosi e sempre nuovi, tenuto viva la fiaccola della lingua di Dante presso i coloni d’Italia all’estero.

 

 

Noi vorremmo che le considerazioni svolte nel volume del Gorrini fossero lette da tutti coloro che in Italia e fuori si occupano di questa santa causa; perché noi non conosciamo alcun altro libro nel quale così succintamente e chiaramente si espongano le vicende, la storia, la organizzazione e l’ideale verso cui devono tendere le scuole italiane all’estero.

 

 

Furono, è vero, scritte alcune relazioni ufficiali sull’arduo tema, ma rimasero lettera morta negli archivi ministeriali. Ora che alfine un libro breve e denso è stato pubblicato, noi desidereremmo che l’onda dell’oblio non lo ricoprisse e che tutti, dagli enti pubblici ai privati, cooperassero alla diffusione delle idee che vi sono difese. Perché, ed è questo il lato più notevole del libro, l’autore ha veduto chiaramente che per salvare la nostra nazionalità era d’uopo diffondere prima la lingua italiana od almeno impedire che essa sia dimenticata dagli emigrati.

 

 

Sovratutto questa opera conviene compiere rapidamente nei luoghi dove più si addensa all’estero la popolazione di origine italiana. «Nell’Argentina, scrive l’autore, noi possediamo istituti scolastici fiorenti di numero e di importanza, frequentati da una quantità di alunni davvero eccezionale.»

 

 

Il Governo ha fatto poco (spende circa 14,000 lire all’anno per tutta l’Argentina), le Associazioni pubbliche ed i privati hanno fatto molto per creare scuole di vario genere e dar loro un vigoroso impulso. «Ma non conviene arrestarsi a questo punto. L’elemento italiano nell’Argentina occupa il primo posto tra i popoli immigrati, anzi, ha tale vitalità di espansione da mettersi a paro dell’elemento indigeno nella conquista dei commerci, delle industrie e delle professioni civili. Le facilitazioni che gli si fanno di preferenza lo attirano quasi insensibilmente verso la nazionalità argentina. Importa moltissimo che il suo carattere di italianità sia conservato e a questo scopo giova principalmente la scuola. Bisogna adunque diffonderla non solo nei grandi centri, ma anche nelle regioni lontane di quella repubblica, ove i crescenti traffici aprono nuove vie all’immigrazione.»

 

 

Questo e non altro deve essere la linea di condotta dell’Italia rispetto alla diffusione della lingua italiana all’estero. Noi ci auguriamo che la voce dell’autore sia sentita ed abbia un’eco poderosa nel nostro paese. Altrimenti vorrebbe dire che in Italia non si ha la coscienza dei veri problemi dalla risoluzione dei quali dipende il nostro avvenire come grande nazione.

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